Non è stato dimostrato che i vaccini a mRna «compromettono l'immunità a lungo termine» alla Covid - Facta
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Non è stato dimostrato che i vaccini a mRna «compromettono l’immunità a lungo termine» alla Covid

Il 25 maggio 2022 su Facebook è stato pubblicato un post in cui si sostiene che uno studio preprint, basato su dati raccolti da luglio 2020 a marzo 2021 dalla casa farmaceutica Moderna sul proprio vaccino a mRna anti-Covid, avrebbe dimostrato i vaccini a mRna «possono compromettere la capacità dell’organismo di produrre un tipo chiave di anticorpo, limitando così potenzialmente le difese del sistema immunitario contro le varianti». Nel post oggetto di analisi compare anche il link allo studio citato.

Si tratta di un contenuto fuorviante, che veicola una notizia falsa. Non è vero infatti che lo studio citato dimostra che i vaccini a mRna contro la Covid-19 compromettano l’immunità a lungo termine al nuovo coronavirus SarS-Cov-2. Andiamo con ordine.

Lo studio è stato sponsorizzato da Moderna ed è stato pubblicato il 19 aprile 2022 su medRxiv, piattaforma online dove vengono pubblicati studi preprint per varie discipline scientifiche. Come avverte in una nota lo stesso sito, si tratta di uno studio preprint: questo significa che non è stato sottoposto a revisione da parte di altri ricercatori dello stesso settore allo scopo di verificarne la correttezza formale. Su Facta avevamo pubblicato un approfondimento con alcune regole da seguire per interpretare le notizie scientifiche e non cadere vittima della disinformazione. 

Passiamo ora al contenuto dello studio citato. L’obiettivo degli autori, si legge nel documento, è stato quello di valutare «la sieropositività agli anticorpi anti-nucleocapside (anti-N Ab)» nei partecipanti allo studio di fase 3 sull’efficacia del vaccino a mRna di Moderna dopo un’infezione da Sars-CoV-2. Gli anticorpi anti-nucleocapside compaiono soltanto dopo un’infezione naturale da questo virus, in quanto la proteina nucleocapsidica non è contenuta nei vaccini anti-Covid. Gli autori hanno voluto testare le prestazioni dei test sierologici per individuare un’infezione passata da Sars-CoV-2 anche nelle persone vaccinate. 

In base ai risultati ottenuti, dopo aver analizzato i dati di 1.789 partecipanti (1.298 che avevano ricevuto il placebo e 491 il vaccino) positivi alla Covid-19, è emerso che «gli anticorpi anti-nucleocapside possono avere una sensibilità inferiore nelle persone vaccinate con Moderna» che hanno contratto il virus, rispetto a quelle non vaccinate. Questo però non significa che i vaccini a mRna possono compromettere l’immunità a lungo termine alla Covid-19, come ha spiegato ai colleghi dell’Associated press e di Reuters, il dottor Lindsey Baden, tra gli autori dello studio e professore alla Scuola di medicina di Harvard. Baden ha affermato invece che ​​«non c’è nulla in questo studio che suggerisca che i vaccini non funzionino», precisando che «quello che i dati mostrano è che gli individui vaccinati si infettano meno e hanno un’infezione più lieve, e quindi le impronte dell’infezione sono più piccole». 

Una considerazione con cui concordano altri esperti interpellati da Ap. John Moore, professore di microbiologia e immunologia alla Weill Cornell Medicine (Stati Uniti), ha spiegato che «è positivo che tu abbia una riduzione degli anticorpi anti-N perché questo mostra che i vaccini stanno facendo il loro lavoro». John Wherry, immunologo dell’Università della Pennsylvania, ha chiarito che poiché la vaccinazione contro la Covid-19 «limita l’infezione, viene prodotto meno nucleocapside. Questa non è un’immunità peggiore, ma una migliore».

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