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Non è vero che l’Ue ha deciso che «l’Italia avrà 7 depositi di scorie nucleari» provenienti da altri Paesi

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Mercoledì 1 luglio la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un articolo, pubblicato nel marzo 2018 dal blog Terra Real Time e tornato a circolare a partire dal 14 giugno 2020, dal titolo «Abbiamo votato No al Nucleare ma l’Ue ha deciso: l’Italia avrà 7 depositi di scorie nucleari (degli altri)».

L’articolo fa riferimento a una presunta «audizione di Sogin Spa», la cui data non è specificata nel testo, contenuta nell’«Atto del Governo n° 58 (Gestione combustibile nucleare esaurito e rifiuti radioattivi)». Nel documento, si evidenzierebbe la necessità di «un deposito di smaltimento geologico» da costruire in Sardegna che andrebbe ad aggiungersi a quelli già esistenti a Trino e Saluggia (Vercelli), Bosco Marengo (Alessandria), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta) e Trisaia (Matera).

Sette depositi di scorie nucleari, insomma, che secondo l’articolo avrebbero una sola funzione, ovvero quella di assicurare «il profitto economico a tutti i costi quel che costi» a società americane e inglesi come «General Electric, Westinghouse, Abb, Ukaea».

Si tratta di una notizia falsa, riferita ad un documento non più attuale. 

L’audizione di Sogin Spa – società dello Stato italiano istituita nel 1999 con il compito di occuparsi dello smantellamento degli impianti nucleari e della messa in sicurezza delle scorie – risale infatti all’8 gennaio 2014. In quell’occasione, la società fu chiamata a riferire al Senato circa la propria attività, svolta principalmente con lo scopo di smantellare 4 ex-centrali nucleari italiane (Trino, Caorso, Latina e Garigliano), 3 impianti Enea (Saluggia, Casaccia e Rotondella) e l’impianto Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo. 

Insieme a questi compiti, il decreto legislativo n. 31 del 15 febbraio 2010 promulgato dal governo ha affidato a Sogin Spa il compito di «localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico e il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività nucleari, industriali, di ricerca e di medicina nucleare», ovvero un nuovo sito in cui convogliare i rifiuti nucleari di bassa e media pericolosità, prodotti nell’ambito ospedaliero e della ricerca.

L’audizione è liberamente accessibile a questo link e non fa alcun riferimento alla Sardegna come possibile sito del nuovo deposito. La costruzione di tale deposito, in ogni caso, è stata stabilita da un decreto legge approvato dal governo italiano (in ottemperanza di una direttiva Euratom, la 2009/71)  e non dall’Unione europea, come riportato nel titolo dell’articolo oggetto della nostra analisi. Si tratta inoltre di un solo nuovo sito, che avrebbe messo in sicurezza i rifiuti nucleari meno pericolosi, mentre proseguiva lo smantellamento degli impianti nucleari italiani spenti dopo i referendum abrogativi del 1987.

Dal 2010 a oggi, l’idea del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi non è mai stata realizzata per ritardi principalmente dovuti all’opposizione della Conferenza delle Regioni, che lamenta l’assenza di una valutazione di impatto ambientale tra i requisiti che porteranno all’individuazione del sito idoneo a ospitare il deposito.

In conclusione, i «7 depositi di scorie nucleari» voluti dall’Unione europea sono tutti impianti nucleari attualmente in dismissione, ai quali andrebbe ad aggiungersi un solo Deposito Nazionale (dei rifiuti radioattivi prodotti da industrie e ospedali), istituito tramite un decreto legge governativo e il cui sito non è comunque ancora stato individuato.

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