No, la Cnn Türk non ha pubblicato la notizia secondo cui Biden avrebbe riconosciuto la vittoria a Trump - Facta
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No, la Cnn Türk non ha pubblicato la notizia secondo cui Biden avrebbe riconosciuto la vittoria a Trump

Il 20 gennaio 2021 su Facebook è stata pubblicata un’immagine in cui viene riportata una «breaking news» che sarebbe stata pubblicata dalla Cnn Türk secondo cui il presidente eletto Joe Biden avrebbe riconosciuto la sconfitta alle elezioni presidenziali di novembre 2020 contro il presidente uscente Donald Trump. L’immagine è accompagnata da questo testo: «L’insider della Top Biden Campaign conferma che ci sono state frodi diffuse e che le elezioni sono state rubate. Biden ha informato ieri e ha inviato via e-mail le intenzioni del suo staff di dimettersi e concedere a Trump. Discorso di concessione già scritto. Si dimetterà a mezzogiorno EST. Trump ha sempre avuto ragione». 

Secondo quanto si legge nel post oggetto della nostra verifica, questa notizia è stata condivisa all’interno di un gruppo di un’applicazione di messaggistica utilizzata dai sostenitori della teoria del complotto priva di fondamento conosciuta con il nome di QAnon. In base a questa teoria esisterebbe un deep state formato da politici, imprenditori e celebrità di Hollywood vicini al mondo della pedofilia e politicamente attivi contro Donald Trump. Facta ha approfondito il tema qui e in questo podcast.

La notizia oggetto della nostra analisi non trova riscontro in nessuna testata nazionale e internazionale e in nessun comunicato ufficiale delle autorità preposte. La Cnn Türk – emittente televisiva all news lanciata nel 1999 di proprietà statunitense e turca – non ha mai pubblicato una simile informazione, come si può verificare qui. La Cnn Türk il 19 gennaio ha invece parlato degli auguri fatti dal presidente uscente Donald Trump, nel suo discorso di addio alla Casa Bianca, alla nuova amministrazione di Joe Biden.

Infine, precisiamo che le accuse di brogli alle elezioni statunitensi dello scorso 3 novembre non hanno trovato reale fondamento, come ha confermato – tra gli altri – anche il procuratore generale degli Stati Uniti d’America William Barr. 

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