No, tossire «ripetutamente e molto vigorosamente» non è un metodo per sopravvivere all’infarto - Facta
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No, tossire «ripetutamente e molto vigorosamente» non è un metodo per sopravvivere all’infarto

L’8 agosto 2022 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione che chiedeva di verificare un post su Facebook pubblicato il 4 agosto 2022, secondo cui tossire “vigorosamente” sarebbe un metodo efficace per salvarsi dall’infarto.

Nello specifico, l’autrice del post ha scritto un commento che recita: «COME sopravvivere ad un infarto quando SIETE SOLO?! Dato che molte persone sono sole quando soffrono di infarto, è utile sapere come sopravvivere. La persona il cui cuore inizia a battere fuori ritmo si sentirà debole e ha solo circa 10 secondi prima di svenire. Eppure queste vittime possono aiutarsi tossendo ripetutamente e molto vigorosamente. Per ogni tosse fai un respiro profondo e la tosse è trattenuta in profondità e a lungo come se stessi cercando di sputare muco».

Il testo continua specificando che i respiri e la tosse andrebbero «ripetuti ogni due secondi e trattenuti fino a quando non viene fornito aiuto, o fino a quando il cuore non ritorna normale. Il respiro profondo dà ossigeno nei polmoni e attraverso i movimenti di tosse si stringe il cuore e si mantiene la circolazione sanguigna. La pressione pizzica sul cuore lo aiuta anche ad entrare in un ritmo normale. Con questo metodo c’è la possibilità che le vittime di infarto possano arrivare in ospedale o altro aiuto in tempo».

Il consiglio infondato dato nel post circola già dal 1999, come riporta un fact-check di Snopes pubblicato nello stesso anno. Si tratta di una notizia falsa. Vediamo perché.

Prima di tutto, è utile distinguere tra infarto e arresto cardiaco, che non sono la stessa cosa, come spiega dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). L’Iss riporta, infatti, che l’infarto si verifica quando «una parte del cuore non riceve più la corretta quantità di sangue» a causa di un’occlusione delle arterie coronarie e questo può causare un arresto cardiaco.

Il Resuscitation Council UK, un ente sanitario britannico focalizzato sulla rianimazione, dopo aver ricevuto richieste di informazioni riguardo la tosse come rimedio per sopravvivere a un infarto, ha spiegato che la rianimazione cardiopolmonare (Rcp) è il trattamento corretto per l’arresto cardiaco improvviso, ma «la maggior parte delle persone che hanno un infarto non subiscono un arresto cardiaco, e la “rianimazione con la tosse” potrebbe peggiorare le proprie condizioni».

Una revisione dei metodi alternativi di rianimazione cardiopolmonare condotta dall’Università di Warwick, in Inghilterra, e pubblicata nel febbraio 2021, ha rilevato che, sebbene la disinformazione sulla rianimazione cardiopolmonare tramite la tosse circoli frequentemente sui social media, la tecnica non offre alcun beneficio nel salvare vite umane, aggiungendo che «le priorità devono essere la compressione del torace e la defibrillazione».

Il Resuscitation Council UK ha, inoltre, riportato che il consiglio errato oggetto del post in analisi si è probabilmente basato su alcuni casi di persone che sono state in grado di mantenere il battito cardiaco tossendo, ma questo è avvenuto in ospedale, durante alcuni esami o trattamenti specifici in cui la persona è stata monitorata da vicino e controllata dai medici per tutto il tempo.

Precisamente, questa particolare tecnica è stata usata da diversi medici per controllare le aritmie dei pazienti durante la pratica del cateterismo cardiaco, come hanno sottolineato diversi studi. Poiché la maggior parte degli attacchi cardiaci non porta all’aritmia, tossire non farebbe alcuna differenza, come ha spiegato Deepak Bhatt, cardiologo e professore di medicina alla Harvard Medical School, negli Stati Uniti, e potrebbe risultare addirittura pericoloso se eseguito senza la supervisione medica.

Se una persona mostra i segni di un attacco cardiaco l’Iss raccomanda di chiamare i soccorsi e chiedere l’intervento di un’ambulanza.

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