Un giudice di pace ha davvero annullato una multa fatta durante il lockdown per «illegittimità dello stato di emergenza» - Facta
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Un giudice di pace ha davvero annullato una multa fatta durante il lockdown per «illegittimità dello stato di emergenza»

Il 7 agosto 2020 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare l’attendibilità delle informazioni contenute in un articolo, pubblicato il 4 agosto dal sito web Ultimora Online e intitolato: «Annullate le multe durante il lockdown…».

L’articolo riporta la notizia di una sentenza con cui «il Giudice di Pace Emilio Manganiello di Frosinone ha annullato una sanzione Covid-19», che tra le motivazioni citerebbe l’illegittimità dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri lo scorso 31 gennaio 2020, in conseguenza del rischio sanitario generato dalla diffusione della Covid-19. Citando il codice della Protezione Civile, Manganiello sostiene che lo stato d’emergenza in Italia possa essere «dichiarato solo per calamità naturali, e non per motivi sanitari».

La notizia riportata online è vera, ma sono necessarie una serie di osservazioni. Procediamo con ordine. 

Come spiega la testata locale Frosinone Today, la notizia in questione fa riferimento alla sentenza 516/2020, riguardante il caso di un padre e una figlia «bloccati fuori casa durante il lockdown mentre erano diretti a fare rifornimento di acqua ad una fontanella a scheda». Il giudice di pace Emilio Manganiello ha rigettato la sanzione di 400 euro a persona, motivando la decisione con l’illegittimità dello stato d’emergenza, «emanato in assenza dei presupposti legislativi, in quanto nessuna fonte costituzionale o avente forza di legge ordinaria attribuisce il potere al Consiglio dei Ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario».

Secondo Manganiello, la deliberazione dello stato d’emergenza spetterebbe dunque alle Protezione Civile e sarebbe regolata dall’articolo 7 del decreto legislativo del 2 gennaio 2018, che lo contempla per le sole «emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo». Nella sentenza, Manganiello ha paragonato inoltre «tali illegittime misure di sanità pubblica» a «quelle adottate in Stati non democratici, come la Cina, che hanno un ordinamento costituzionale autoritario giuridicamente incompatibile con il nostro ordinamento costituzionale».

La sentenza ha scatenato numerose prese di posizione, tra le quali spicca quella del prefetto di Frosinone Ignazio Portelli, che in un’intervista a Il Messaggero del 5 agosto ha definito la sentenza «un atto misericordioso della peggiore specie perché crea illusioni e false aspettative». Portelli ha anche aggiunto che una situazione simile «contrariamente a quanto si legge nella sentenza, non poteva essere in alcun modo prevista dai padri costituenti né tanto meno da studiosi in Italia e nel mondo, dato che la pandemia ha colpito oltre 200 nazioni».

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