La polvere del Sahara piovuta sulle auto parcheggiate non è frutto di «geoingegneria» - Facta
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La polvere del Sahara piovuta sulle auto parcheggiate non è frutto di «geoingegneria»

Il 10 giugno 2024 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare un video pubblicato il giorno prima su Facebook e TikTok. Nel filmato compare un uomo che, servendosi di un cartoncino bianco, raccoglie un piccolo grumo di quella che sembra essere sabbia dal lunotto posteriore di un’auto parcheggiata. La stessa persona, poi, passa una calamita sopra questa polvere, che sembra attaccarsi al magnete, commentando in maniera dubbiosa «se questa è sabbia..».

Il video è accompagnato dal commento dell’autore del post, che recita: «Piove sabbia del Deserto…Provare per credere. #geoingegneria  #cloudseeding #climatechange».

Il riferimento è alle recenti piogge provenienti dall’oceano Atlantico, che l’8 e 9 giugno hanno colpito le regioni settentrionali dell’Italia e hanno lasciato una polvere arancio-giallastra proveniente dal deserto del Sahara sulle automobili parcheggiate. Gli autori del video e del post in analisi alludono al fatto che non si sia trattato di un fenomeno naturale, bensì della conseguenza di un programma di “scie chimiche” o geoingegneria.

Si tratta di un contenuto fuorviante, che veicola una notizia falsa.

Come avevamo già spiegato su Facta, la polvere che proviene dal deserto del Sahara e arriva in Italia attraverso le piogge può essere magnetica e quindi essere attratta da una calamita. Infatti diversi studi spiegano che nella polvere sahariana sono presenti minerali contenenti ferro, come ematite, magnetite, e maghemite, che hanno proprietà magnetiche.

Le polveri sahariane possono contenere anche particelle di magnetite di origine antropica e altre particelle di inquinamento che si mescolano durante il viaggio verso nord. Tuttavia, i metalli derivati dall’inquinamento industriale o dal traffico sono solitamente presenti in quantità molto inferiori rispetto alle particelle di polvere contenenti metalli di origine naturale, ha spiegato a Reuters Barbara Maher, direttrice Centro per il magnetismo ambientale e il paleomagnetismo (Cemp) dell’Università di Lancaster, in Inghilterra.

Aggiungiamo che, come precisato dal Post, quella sulle macchine del nord Italia non è sabbia, ma appunto polvere. I granelli di sabbia infatti sono troppo pesanti per essere sollevati all’altezza delle correnti atmosferiche, mentre la polvere è fatta di particelle molto più piccole.

Precisiamo infine che il termine “geoingegneria” fa riferimento alla ricerca sulla modificazione della radiazione solare o “ingegneria solare”. Si tratta di una branca della ricerca applicata in campo climatologico che studia alcune possibili tecniche che, come suggerisce il nome, dovrebbero consentire di modificare la quantità di radiazione solare che raggiunge la Terra, contribuendo così a ridurre il riscaldamento globale. 

Nell’ambito complottista, invece, la parola “geoingegneria” viene impiegata con riferimento alle cosiddette “scie chimiche” e vari presunti piani di “manipolazione” del clima che, tuttavia, non hanno nulla a che vedere con le tecniche e gli obiettivi di cui si occupa l’ingegneria solare. Ricordiamo che le “scie chimiche” non esistono, e quelle che si vedono nel cielo sono scie di condensazione rilasciate dagli aerei e formate dal vapore acqueo e dai gas di scarico rilasciati dai motori dei velivoli.

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