Perché stiamo parlando di una “invasione” di granchio blu in Italia - Facta
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Perché stiamo parlando di una “invasione” di granchio blu in Italia

Di Valerio Uni

Nelle ultime settimane il granchio blu, specie di crostaceo tipica dell’oceano Atlantico, sta raccogliendo molta attenzione mediatica poiché la sua presenza nel mare Adriatico sembrerebbe aver causato danni all’economia e all’ecosistema marino. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, il 17 agosto ha raccontato ai giornalisti in una conferenza stampa di aver già fatto raccogliere circa 326 tonnellate di esemplari di questa specie, e di aver chiesto lo stato di emergenza al governo italiano, ovvero di agire con urgenza al fine di tutelare economia e ambiente. 

Il ministero dell’Agricoltura, dietro proposta dell’Alleanza cooperative pesca e acquacoltura, ha concesso l’utilizzo di «nasse, cestelli e reti da posta fissa» entro una distanza di 0,3 miglia dalla costa e vicino alle foce dei fiumi, al fine di controllare e mitigare l’impatto dei granchi blu. La premier Giorgia Meloni sembra essere d’accordo con questa scelta, tanto che durante le sue vacanze in Puglia è stata fotografata in posa con un vassoio di granchi blu cotti e pronti per essere mangiati. 

La strana presenza del granchio blu nel mare Adriatico
Il granchio reale blu, conosciuto con il nome scientifico Callinectes sapidus, è così chiamato proprio per il tipico colore blu zaffiro delle sue chele. Questa specie ha un arco vitale di circa 4 anni e può misurare fino a 20 centimetri di larghezza. La riproduzione avviene tra maggio e ottobre e un solo esemplare di femmina può deporre fino a 2 milioni di uova. Questo crostaceo è presente soprattutto sulla costa orientale delle Americhe, dal Canada fino all’Argentina, ed è molto vorace dato che si nutre di tutto ciò che trova nelle acque marine, come pesci, molluschi, alghe e cadaveri di altri animali. 

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Il granchio blu in Italia è una specie invasiva, molto più aggressiva rispetto ai crostacei autoctoni italiani. Questo animale è addirittura in grado di risalire fiumi leggermente salati come il delta del Po, rischiando di compromettere anche l’ecosistema fluviale. 

Nell’oceano Atlantico, invece, essendo una specie autoctona, è in equilibrio con l’ambiente. La sua presenza nel mare Adriatico, a migliaia di chilometri di distanza dal suo habitat, è un evento straordinario ma non unico. I ricercatori dell’università di Catania, infatti, hanno mappato la presenza del granchio blu sulle coste italiane dal 1948. L’ipotesi principale sembrerebbe lo scarico di acqua utilizzata come zavorra delle navi cargo che hanno viaggiato dall’oceano Atlantico occidentale fino al Mediterraneo. Qui le navi avrebbero riversato in mare l’acqua contenente il granchio blu, che ha trovato un ottimo habitat dove riprodursi, grazie alla presenza di grandi allevamenti di molluschi, animale di cui si nutre, e all’assenza di predatori naturali come l’ombrina dell’Atlantico e le tartarughe marine. Il numero elevato di granchi blu, però, ha infestato il golfo di Venezia e le valli di Comacchio, minacciando la sopravvivenza di altri granchi locali, che di conseguenza avranno meno accesso al cibo e si riprodurranno meno.

Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna, associazione di settore direttamente interessata dalle sorti del mercato ittico, ha stimato un possibile danno economico di circa 100 milioni di euro. Al momento il governo italiano ha messo a disposizione circa 2,9 milioni di euro al fine di contrastare questo fenomeno attraverso la cattura e lo smaltimento del crostaceo.

Il granchio blu a tavola
Secondo il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il granchio blu può essere catturato e consumato al fine di tutelare il territorio nazionale dalla sua presenza, che ha messo a repentaglio l’economia locale.

Seguendo le mosse del ministro, diversi ristoranti hanno iniziato a proporre il granchio blu all’interno dei propri menù. Le ricette per cucinare questo crostaceo non sono del tutto nuove e chef come Alessandro Borghese, Donato Ascani e Chiara Pavan cucinano il granchio blu da anni. 

Vale la pena ricordare che il granchio è un crostaceo e che in quanto tale rappresenta una delle più diffuse cause di allergia alimentare attualmente in circolazione. Bisogna inoltre sottolineare che non è possibile consumare questo animale come alimento crudo, dal momento che al suo interno si nascondono numerosi parassiti, incompatibili con la salute umana. Il granchio blu, come altri crostacei, è un prodotto da consumare fresco e previa cottura. 

In seguito al pericolo riscontrato per gli ecosistemi marini, alcune aziende hanno provato a trasformare l’emergenza in opportunità e si sono reinventate come esportatori di granchio blu verso gli Stati Uniti d’America e in particolare verso la Florida, dove il crostaceo è particolarmente apprezzato dai consumatori locali.

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