
La destra trumpiana nega la crisi climatica, ma vuole vietare le “scie chimiche”
In oltre 20 parlamenti statali degli USA si stanno discutendo proposte di legge basate sulla screditata teoria del complotto climatica
Più di 20 parlamenti statali negli Stati Uniti stanno vagliando proposte di legge per vietare le cosiddette “scie chimiche”, le scie di condensazione degli aerei che sono al centro di una delle più famigerate teorie del complotto dell’era contemporanea.
Il Senato della Florida, ad esempio, sta discutendo un disegno di legge presentato alla fine del 2024 dalla senatrice repubblicana Ileana Garcia. La norma in questione intende mettere al bando tutte quelle «modificazioni climatiche» con cui si potrebbe «alterare la temperatura, il clima o l’intensità dei raggi solari» attraverso «l’iniezione, il rilascio o la dispersione di una sostanza o un composto chimico». Le multe possono arrivare a 100mila dollari per violazione.
«Molti di noi ricevono denunce e lamentele su queste scie chimiche», ha detto Garcia alla CNN, «molte persone sono scettiche sul punto. [Con questa norma] voglio separare i fatti dalla finzione». Sui social, ha notato il quotidiano locale The Independent Florida Alligator, la senatrice ha più volte rilanciato post complottisti sul tema.
Una proposta di legge simile, avanzata dal deputato repubblicano Mack Butler, è in discussione anche alla Camera dello Stato dell’Alabama. Nell’aprile 2024, invece, il parlamento del Tennessee – a maggioranza repubblicana – aveva approvato una norma analoga.
🚨 Momentum Update: 24 States Filed. Michigan Makes 25! 🚨
— Sayer Ji (@sayerjigmi) March 24, 2025
The sky-shielding movement is soaring. With Michigan's recent announcement (bill number pending), 25 U.S. states are officially moving to ban atmospheric geoengineering.
This isn't fringe. This isn't future. This is… pic.twitter.com/PoOm0ZeZfp
Queste misure sono state valutate positivamente dal segretario alla salute Robert Kennedy Jr., che su X ha elogiato i tentativi di «vietare la geoingegneria climatica, che consiste nell’inondare di tossine i nostri cittadini, i nostri corsi d’acqua e il nostro ambiente. Il dipartimento della Salute farà la sua parte».
Non è la prima volta che Kennedy Jr. si esprime sulla questione. Lo scorso agosto, poco dopo essersi unito alla campagna presidenziale di Trump, aveva promesso su X di «fermare questo crimine» una volta al potere.
Nel 2023, in una puntata del podcast del complottista climatico Dane Wigington, Kennedy Jr. aveva detto che «è spaventoso pensare che qualcuno possa immettere nell’aria grandi quantità di alluminio biodisponibile, spruzzandolo dagli aerei sotto forma di microscopici particolati».
Una teoria del complotto climatica screditata, ma molto longeva
La fantomatica presenza di alluminio nelle scie di condensazione degli aerei è una delle tante declinazioni della teoria del complotto climatica, che ormai circola da almeno tre decenni.
Il primo a parlarne di scie chimiche è stato Bill Brumbaugh, un conduttore radiofonico evangelista di Bozeman (Montana) che nel 1995 ipotizzò la presenza di sostanze tossiche nel carburante degli aerei. Nello stesso anno il microbiologo Larry Wayne Harris – un suprematista bianco di Lancaster (Ohio) con la fissa della guerra batteriologica – pubblicò il libro Bacteriological Warfare: a Major Threat to North America (“Guerra batteriologica: una grande minaccia per il Nord America”).
Due anni dopo, fondò insieme al vicino di casa Richard Finke l’azienda di «consulenza difensiva» Lwh Consulting. In una mailing list sul bioterrorismo, i due scrissero – senza alcuna prova – che una sostanza tossica e cancerogena era stata mescolata al carburante degli aerei e cosparsa su parte del territorio abitato degli stati del Maryland e della Pennsylvania, arrivando a inquinarne le acque.
Il testo di quella mail iniziò a circolare online, e nel 1999 venne amplificata dal popolare programma radiofonico complottista Coast to Coast AM di Art Bell. Da lì in poi la teoria si è espansa, ha oltrepassato i confini degli Stati Uniti e ha subito infinite evoluzioni.
Col tempo, infatti, gli obiettivi della presunta cospirazione si sono moltiplicati: oltre a manipolare il clima attraverso esperimenti militari e scientifici di vario tipo, i fautori della teoria sostengono che le scie chimiche provocherebbero una malattia inesistente chiamata «morbo di Morgellons»; oppure che servirebbero a fare il lavaggio del cervello e rendere più “docili” le persone; o ancora, che sarebbero un modo di somministrare vaccini all’insaputa della popolazione.
Tutte queste affermazioni sono state ripetutamente smentite negli anni, sia da analisi giornalistiche che da ricerche accademiche.
Nel 2016, ad esempio, è stato pubblicato un articolo scientifico sulla rivista Environmental Research Letters in cui – interpellando 77 climatologi – si è dimostrato che non esiste alcun programma di «irrorazione», spiegando inoltre che la comparsa delle scie nel cielo è dovuta a basilari processi fisici e chimici – ossia la «condensazione del vapore acqueo intorno ai residui della combustione degli aerei».
Il numero elevato delle scie, che secondo i complottisti sarebbe la pistola fumante dell’intensificazione del «programma segreto», è spiegabile con una constatazione elementare: «sono aumentati gli aerei», si legge nello studio, «e [le scie] probabilmente sono più persistenti per effetto dei cambiamenti climatici».
Uno degli autori della ricerca, lo scienziato atmosferico Ken Caldeira, ha detto in un’intervista al Guardian del 2024 di aver ricevuto delle minacce di morte dopo la pubblicazione dell’articolo: «sentivo che la mia sicurezza era in pericolo».
Perché le persone – e i politici – credono ancora nelle scie chimiche
Nonostante le smentite, la teoria delle scie chimiche gode tuttora di una diffusa popolarità. Un sondaggio effettuato nel 2017 e riferito agli Stati Uniti ha rilevato che circa il 10 per cento dei cittadini statunitensi «ci crede assolutamente», mentre circa il 30 per cento ritiene che ci almeno «un fondo di verità».
In effetti, la teoria si fonda su alcuni nuclei di verità. Anzitutto, si tratta un fenomeno visibile e oggettivo: la presenza delle scie di condensazione è aumentata a partire dagli anni Novanta a causa del miglioramento dell’efficienza di volo degli aerei, della maggiore disponibilità di corridoi per il volo, e dell’incremento del traffico aereo commerciale.
Come avevamo spiegato in questo approfondimento, le scie degli aerei sono degli elementi inquinanti per l’ambiente e contribuiscono al riscaldamento globale attraverso l’emissione di anidride carbonica; non sono però il frutto di una cospirazione o di una manipolazione segreta.
Da un punto vista culturale, come ha scritto la ricercatrice Rose Cairns nel paper Climates of suspicion: “chemtrail” conspiracy narratives and the international politics of geoengineering, la paranoia sulle scie chimiche è la manifestazione di «un più ampio clima di paura» legato al dibattito sui cambiamenti climatici, sempre più contrassegnato da toni negativi o apocalittici.
Non è un caso che la teoria sia apparsa negli anni Novanta, quando cioè sono usciti i primi rapporti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), e la scienza sul cambiamento climatico causato dalle attività umane si è consolidata ed è diventata sempre più allarmante.
La teoria delle scie chimiche ha poi successo perché rientra nelle nuove forme di negazionismo climatico, ed è strettamente legata ad altre teorie analoghe – come quella dei raggi laser spaziali in grado di causare incendi e terremoti – nonché alla disinformazione sulla geoingegneria.
Nell’ambito scientifico, questo termine indica una branca della ricerca che studia alcune possibili tecniche che dovrebbero consentire di modificare la quantità di radiazione solare che raggiunge la Terra, contribuendo così a ridurre il riscaldamento globale. L’opzione attualmente più studiata è l’iniezione di aerosol nella stratosfera, come l’anidride solforosa, che ha la caratteristica di riflettere la radiazione solare.
Si tratta però di piani e tecniche altamente controverse anche all’interno della stessa comunità scientifica, visto che non è possibile prevedere gli effetti collaterali. In un’intervista del 2023, il climatologo della NASA Peter Kalmus ha detto al Guardian che «la geoingegneria, come la cattura diretta dell’anidride carbonica, è una soluzione tecnologica profondamente incerta che l’industria dei combustibili fossili adora promuovere per distogliere l’attenzione dalle loro attività che, come sempre più persone si stanno accorgendo, stanno rapidamente e irreversibilmente rendendo meno abitabile il nostro pianeta».
Occuparsi delle “scie chimiche” ha infine una sua utilità politica e propagandistica: dà l’impressione di occuparsi di ambiente e di lottare contro l’inquinamento, senza però doversi occupare della vera minaccia che incombe sull’umanità – ossia la crisi climatica.
Una minaccia che non è nemmeno ritenuta tale dall’amministrazione Trump e dal Partito Repubblicano statunitense, che da un lato smantellano la legislazione climatica e dall’altro appoggiano proposte di legge ispirate a una teoria del complotto.
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