No, l'articolo 133 del Decreto Rilancio non contiene una norma per dare «18 milioni ai partiti» - Facta
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No, l’articolo 133 del Decreto Rilancio non contiene una norma per dare «18 milioni ai partiti»

Giovedì 21 maggio la redazione di Facta ha ricevuto via WhatsApp una segnalazione che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un video, pubblicato su Facebook il 14 maggio 2020, dal titolo «18 milioni di euro ai partiti».

Secondo l’autore del video, l’ex sindaco di Cerignola Franco Metta (dal 2019 il consiglio comunale del Paese in provincia di Foggia è sciolto per infiltrazioni mafiose), il decreto-legge 19 maggio 2020, meglio noto come decreto Rilancio, conterrebbe misure per dare «18 milioni di euro ai partiti», mentre «non c’è una lira per la cassa integrazione e non ci sono soldi per le imprese». Sempre secondo l’ex amministratore locale, la norma sarebbe contenuta nell’articolo 133 del provvedimento.

Si tratta di una notizia falsa, generata da una bozza di decreto realmente circolata, ma già vecchia al momento del video.

Com’è possibile verificare a questo link, infatti, l’articolo 133 del decreto Rilancio riguarda il «differimento dell’efficacia delle disposizioni in materia di imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego e di imposta sul consumo delle bevande edulcorate», ovvero la tassazione di prodotti usa e getta e di bevande analcoliche in lattina.

La falsa notizia trae origine dalla bozza del decreto Rilancio pubblicata l’11 maggio scorso dai principali quotidiani italiani, che raccontavano del presunto articolo 133 e dell’anticipo del «gettito derivante dal due per mille» ai partiti, la percentuale della quota Irpef che i contribuenti possono destinare a formazioni politiche o ad associazioni culturali. Un esborso complessivo di 18 milioni (la cifra citata da Metta nel video), da erogare entro il 31 agosto (e non a fine anno, come consuetudine).

L’emendamento in questione, in ogni caso, è stato stralciato già il 13 maggio 2020 in seguito all’opposizione del Movimento 5 Stelle, che per statuto non percepisce la quota derivante dal due per mille. Si tratta insomma di una vecchia indiscrezione, già superata al momento della pubblicazione del video.

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