Questo sostenitore di Trump non è deceduto per un «infarto dovuto ad una scarica di taser ai testicoli» durante l’assalto al Campidoglio - Facta
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Questo sostenitore di Trump non è deceduto per un «infarto dovuto ad una scarica di taser ai testicoli» durante l’assalto al Campidoglio

L’8 gennaio 2021 su Facebook è stato pubblicato un post contenente la foto di un uomo con barba e capelli grigi che imbraccia due fucili. Attorno alla vita dell’uomo vediamo anche due pistole, infilate sotto la cintura. Il post è accompagnato da un commento che recita: «Il Patriota Kevin Greeson é morto durante l’assalto al Campidoglio. La causa: un infarto dovuto ad una scarica teaser ai testicoli eseguita accidentalmente dallo stesso manifestante».

Si tratta di una notizia falsa.

Un uomo chiamato Kevin Greeson è realmente deceduto durante l’assalto al Campidoglio, messo in atto il 6 gennaio 2021 dai sostenitori del presidente uscente Donald Trump. Come racconta Ap, il cinquantacinquenne dell’Alabama Kevin Greeson era un fervente sostenitore di Trump e si era recato a Washington per mostrare il suo sostegno all’attuale inquilino della Casa Bianca.

La notizia della sua morte per una presunta scarica di taser accidentale si è diffusa già il 7 gennaio sui social network americani (e italiani), accompagnata dal particolare secondo cui l’uomo stesse cercando di rubare un dipinto del Campidoglio. La notizia è stata smentita dai famigliari della vittima, che contattati dai colleghi americani di Snopes hanno dichiarato di aver assistito in diretta telefonica alla morte dell’uomo, colpito da un infarto mentre era «in una zona sicura». Secondo la moglie di Greeson, il sostenitore di Trump non avrebbe partecipato all’assalto e non sarebbe entrato nell’edificio che ospita il Congresso, aggiungendo che «la notizia di una scarica di taser ai testicoli mentre tentava di rubare un dipinto non potrebbe essere più lontana dalla verità».

La versione della donna è stata confermata da alcune testimonianze giornalistiche e in particolare da questo articolo scritto per il New York Times da Adam Goldman, in cui un testimone afferma di aver visto Greeson «accasciarsi sul marciapiede mentre era al telefono».

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