Il sistema sanitario inglese non fa «diventare i bambini trans dopo due appuntamenti di un’ora con uno psicologo» - Facta
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Il sistema sanitario inglese non fa «diventare i bambini trans dopo due appuntamenti di un’ora con uno psicologo»

Il 13 maggio 2021 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un tweet pubblicato il 9 maggio, in cui si legge: «In UK ci sta una clinica di stato per far diventare i bambini trans dopo due appuntamenti di un ora con jno psicologo. Ricordiamo che i “conservatori” sono al potere da dieci anni». Il testo è accompagnato da un link che conduce alla pagina informativa dedicata al Gids (Gender identity development service), clinica britannica che accompagna i bambini, gli adolescenti e le rispettive famiglie attraverso «le difficoltà nello sviluppo della loro identità di genere».

Si tratta di una notizia falsa. 

Innanzitutto, secondo la definizione utilizzata dalle associazioni di settore – e accolta dalla giurisprudenza italiana a livello di Cassazione – l’identità di genere è slegata da qualunque tipo di percorso medicale. Ciò significa che nessuno può far «diventare trans» un’altra persona e che una persona transgender è semplicemente un individuo che non si identifica con il sesso biologico assegnato alla nascita. 

I percorsi di transizione esistono, ma sono procedure complesse e generalmente anche molto costose, che tuttavia si rendono necessarie per adeguare il proprio corpo al genere percepito. Per questo motivo il sistema sanitario britannico ha dato vita ad alcune cliniche per valutare e gestire i casi di disforia di genere, la nomenclatura medica che descrive la condizione di chi non si riconosce nel proprio sesso fenotipico o nel genere assegnatogli alla nascita (e che dal 2019 l’Oms non considera più un disordine mentale). Tra queste, c’è il Gids – con sede a Londra e a Leeds – l’unica clinica specializzata nel gestire i casi di disforia di genere nei bambini e negli adolescenti. 

Tra i servizi offerti dal Gids c’è anche l’accompagnamento nel percorso di transizione, ma questo è regolato da tempistiche e modalità piuttosto rigide. Secondo le informazioni presenti sul sito web della clinica, tutto inizia con una valutazione psicologica che tiene conto della storia familiare, evolutiva e medica del giovane, atteggiamenti subiti in famiglia o a scuola ed eventuali fonti di stress e supporto. Questa fase contempla in tutto tra i 3 e i 6 appuntamenti di un’ora, ognuno dei quali può essere fissato dopo quattro o sei settimane da quello precedente. Ciò vuol dire che la fase di valutazione psicologica può comportare da un minimo di 3 a un massimo di 9 mesi. 

Se la valutazione psicologica dovesse andare a buon fine – e dovesse dunque essere accertata la volontà dell’individuo e la necessità di avviare la transizione – gli specialisti del Gids studieranno una modalità di intervento che tenga conto anche dell’età dell’individuo e del supporto ricevuto dalla famiglia. Una delle strade percorribili è quella della transizione fisica, che dovrà tuttavia iniziare da un consulto con uno dei pediatri endocrinologi a disposizione della clinica (il consulto non potrà avvenire prima di tre mesi dal risultato della valutazione psicologica).

Il primo intervento fisico, a questo punto, dovrà però essere necessariamente di natura reversibile, la somministrazione di ormoni bloccanti, ovvero di farmaci che ritardano lo sviluppo della pubertà nei preadolescenti. Questo processo può essere sospeso in ogni momento senza alcun tipo di conseguenza permanente e, come ha stabilito una sentenza dell’Alta corte britannica del 2020, dovrà necessariamente essere pre-approvato da un tribunale per tutti i soggetti minori di 16 anni.

Dodici mesi dopo la somministrazione di ormoni bloccanti potrà partire (ma solo per individui di età superiore ai 16 anni) quella di «ormoni per il cambio di sesso» – e quindi estrogeni o testosterone – una terapia definita dalla clinica «parzialmente reversibile». Il Gids non si occupa di interventi chirurgici irreversibili, dal momento che per la legge britannica questi possono essere decisi solo da persone maggiori di 18 anni. 

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