Sì, negli ospedali italiani (ma non solo) è previsto l’uso della mascherina in sala parto - Facta
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Sì, negli ospedali italiani (ma non solo) è previsto l’uso della mascherina in sala parto

Mercoledì 23 settembre 2020 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare il contenuto di un video pubblicato il 31 luglio 2020 su YouTube dal canale ByoBlu, videoblog fondato da Claudio Messora di cui avevamo parlato qui e già inserito da NewsGuard tra i siti che hanno pubblicato informazioni false o fuorvianti sul coronavirus. 

Il video oggetto della nostra verifica è intitolato “Mascherina durante il parto, l’assurdo obbligo in alcuni ospedali italiani” e a partire dal minuto 1:14 parla dei protocolli messi a punto da alcune aziende ospedaliere italiane che obbligherebbero le partorienti a indossare la mascherina anche in sala parto. «Ma vi rendete conto del tremendo disagio che questa azione può portare ad una donna?» si chiede la conduttrice del programma online Virginia Camerieri. Il video è accompagnato da una descrizione in cui si legge: «È risaputo che nel periodo della gravidanza le donne seguano dei corsi sulle tecniche di respirazione per poter affrontare al meglio il parto. Adesso numerosi ospedali italiani, attraverso dei protocolli interni, impongono alle donne di partorire con la mascherina».

La notizia dell’obbligo di indossare la mascherina in sala parto è vera, ma si tratta di una pratica totalmente innocua e in vigore non solo in Italia. 

Come spiega questo protocollo pubblicato online dall’unità locale socio-sanitaria della Regione Veneto, «il parto vaginale è da considerarsi tra le “procedure che generano aerosol” [piccole particelle esalate quando parliamo o respiriamo, ndr]» e segue dunque le linee guida contenute nel Rapporto ISS COVID-19 n. 2/2020 pubblicato il 10 maggio 2020 dall’Istituto Superiore di Sanità. Gli operatori sanitari dovranno dunque indossare «mascherine FFP2 o FFP3, camice monouso idrorepellente, guanti, occhiali di protezione/occhiale a mascherina/visiera» mentre le future mamme dovranno indossare gli stessi dispositivi di protezione individuale, «ad eccezione della tipologia di mascherina», che sarà in questo caso quella chirurgica.

Come poi precisa sul proprio sito l’ospedale Humanitas San Pio X di Milano, «In sala parto le mamme indossano la mascherina, quella chirurgica di tela leggera, ma quando il momento richiede alla donna di fare respiri profondi, gliela facciamo abbassare per gli attimi necessari, anche per ridurre l’eventuale rischio di contagio per noi operatori». Vale la pena specificare che il report dell’Istituto Superiore di Sanità contiene linee guida e raccomandazioni, che in quanto tali possono essere o meno recepite dalle aziende ospedaliere locali.

Le misure di protezione in sala parto esistono anche fuori dai confini italiani, come dimostra questo articolo pubblicato il 3 luglio 2020 dalla Cnn e intitolato “Queste mamme hanno indossato le mascherine durante il parto. Tu puoi indossarne una al supermercato”. Stessa cosa avviene anche in Francia, Canada, Giappone, Moldavia e Spagna. Sul tema non esiste alcuna raccomandazione ufficiale dell’Organizzazione mondiale della sanità e le linee guida sono dunque rimandate ai singoli Stati o alle aziende ospedaliere, che possono decidere o meno di rendere obbligatoria la mascherina durante il parto. 

Come la redazione di Facta ha più volte avuto modo di verificare (qui e qui ad esempio), la mascherina chirurgica è un dispositivo sanitario sicuro e respirare al suo interno non comporta danni per la salute (respirare anidride carbonica è pericoloso, ma la quantità di CO2 che si può accumulare nella mascherina è tollerabile per l’organismo). 

Nel caso specifico della mascherina in sala parto, tuttavia, i problemi possono essere di altro tipo (e decisamente meno noti). Come evidenziato da questo rapporto pubblicato il 20 luglio 2020 dal collettivo francese Tou.te.s, le misure anti-Covid nei reparti prenatali vanno ad aggiungersi (e a peggiorare) la condizione delle donne in sala parto. È la cosiddetta violenza ostetrica, soprusi fisici e psicologici subiti dalle future mamme nei momenti precedenti e successivi al parto, che dall’inizio della pandemia di Covid-19 sono stati amplificati dalla condizione psicologica precaria creata dall’obbligo di utilizzare la mascherina durante il travaglio (il 42 per cento delle intervistate, in Francia) e dall’assenza di un partner in sala parto (altra regola molto spesso imposta dalle aziende ospedaliere come misura anti-Covid). 

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