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No, l’Unione europea non vuole introdurre una tassa sulla carne

A metà febbraio si è diffusa in Italia (e non solo) una notizia che riguarderebbe una nuova iniziativa legislativa dell’Unione europea.

Stando a quanto riportato da diverse testate online (ad esempio, quiquiqui, e qui), sull’onda di plastic tax e sugar tax, a partire dal 2021 l’Ue vorrebbe introdurre un’imposta del 25 per cento sulla carne. La tassa riguarderebbe la carne bovina, suina, di pollo e altri volatili, e il prezzo per 100 grammi di prodotto aumenterebbe di una cifra che varia, a seconda dell’animale, dai 17 centesimi di euro ai 47 centesimi di euro.

La proposta, sempre secondo quanto scritto nei diversi articoli, sarebbe stata presentata da tre europarlamentari: Mohammed Chahim e Sylwia Spurek – esponenti del gruppo dei Socialisti e Democratici – e da Bas Eickhout – esponente dei Verdi. L’intento sarebbe quello di tutelare l’ambiente e di portare avanti una progressiva trasformazione degli allevamenti di animali in «siti di produzione vegetale».

Le cose, però, non stanno così. Andiamo a vedere che cos’è successo in realtà.

Che cosa è successo

Il 5 febbraio 2020 i deputati Eickhout (Verdi), Chahim (S&D) e Spurek (S&D) hanno organizzato un evento, all’interno del Parlamento Ue, il cui tema principale era la lotta al cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica negli Stati membri.

In questa occasione è stato presentato l’Aligning food pricing policies with the European Green Deal, un report realizzato a gennaio 2020 dalla True Animal Protein Price Coalition (Tappc), un gruppo formato da diverse organizzazioni agricole, sanitarie, alimentari che mira alla riduzione del consumo di carne e latticini all’interno dell’Ue.

Il rapporto, che prende come modello una proposta mossa dal Tappc al governo olandese, riporta una serie di vantaggi che si otterrebbero nella lotta al cambiamento climatico se si introducesse una tassa sul consumo di carne. Secondo lo studio, tassando il consumo di carne nell’intera Ue si otterrebbero (p.5) più di 32 miliardi di euro di ricavi, che potrebbero essere utilizzati per altri scopi come, ad esempio, il sostegno diretto agli agricoltori, l’introduzione di nuovi prodotti agricoli che rispettino l’ambiente, la riduzione dell’Iva su frutta e verdura, e l’aiuto ai Paesi in via di sviluppo per adattarsi ai cambiamenti climatici.

La proposta si basa su una serie di studi, pubblicati negli ultimi anni, secondo cui il consumo di grandi quantità di carne ha un forte impatto ambientale, anche in termini di riscaldamento globale.

Il consumo di carne e il riscaldamento globale

Nel 2014, ad esempio, lo studio The importance of reduced meat and dairy consumption for meeting stringent climate change targets realizzato da tre ricercatori del Dipartimento dell’Energia e dell’Ambiente della Chalmers University di Gothenburg in Svezia aveva ritenuto che la riduzione del consumo di carni e latticini fosse fondamentale per far sì che l’uomo potesse raggiungere dei reali progressi nella lotta al cambiamento climatico. Negli anni la stessa teoria è stata poi ribadita anche da altri studi (ad esempio qui e qui).

Anche nel rapporto Climate Change and Land pubblicato l’8 agosto 2019 dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) della Nazioni Unite si parlava dell’impatto della produzione di carne sull’ambiente. Dal 1961 le emissioni di metano legate alla produzione di carne bovina sono costantemente aumentate vista la crescita di richiesta del prodotto. Inoltre, annualmente, stando al report dell’Ipcc, l’abbattimento di foreste per destinare i terreni ai pascoli ha portato all’emissione di una quantità di anidride carbonica pari a quella prodotta da 600 milioni di automobili in un anno.

Specifichiamo, però, che guardando al consumo di carne, il report dell’Ipcc non invitava i cittadini Ue a diventare vegani o vegetariani né parlava della possibilità di introdurre una tassa sul consumo di carne.

Ora che abbiamo chiarito il nesso tra il consumo di carne e lotta al cambiamento climatico, torniamo alla nostra bufala.

Che cosa non è successo

Dunque, come visto sopra, in occasione dell’evento organizzato dal Parlamento europeo il 5 febbraio 2020, è stato presentato il report Aligning food pricing policies with the European Green Deal stilato dalla Tappc.

In questa occasione si è parlato della possibilità – solo ipotetica – di introdurre una “meat tax” nell’intera Ue e dei benefici che otterrebbero i diversi Stati membri. Non si è però mai fatto riferimento ad una vera e propria iniziativa legislativa oggi in corso all’interno dell’Ue o di un ipotetico voto a riguardo, cosa che invece è stata riportata da diverse testate online.

Questa notizia è una bufala.

Come è stato confermato a Facta anche dalla rappresentanza del Parlamento europeo che lavora a Milano, oggi non è in discussione al Parlamento Ue, né in Aula né nelle commissioni competenti, alcuna proposta che riguarda una possibile “meat tax”. Per quanto riguarda in particolare le commissioni competenti – la Commissione agricoltura e sviluppo rurale (Agri) e la Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) – dove un’eventuale iniziativa legislativa dovrebbe muovere i primi passi, guardando ai temi discussi negli ultimi giorni dalle rispettive commissioni (qui e qui), non si fa mai riferimento all’introduzione all’interno dell’Ue di una tassa sulla carne.

I parlamentari Chahim, Spurek e Eickhout non hanno dunque depositato alcuna proposta in merito, hanno solo preso parte ad un evento in cui si è discusso, tra le altre cose, anche degli ipotetici benefici ambientali ed economici per l’Ue direttamente associabili ad una tassazione della carne nei suoi Stati membri.

È stata inoltre la stessa Tappc a riportare per iscritto e pubblicamente che il Parlamento europeo non è stato chiamato a esprimere a riguardo nessun tipo di voto. L’evento del 5 febbraio 2020 è stato semplicemente un’occasione in cui presentare e discutere la proposta tra i presenti.

Figura 1: Rassegna stampa pubblicata da Tappc il 3 febbraio 2020 – Fonte: Tappc

In conclusione

Negli scorsi giorni è circolata su diverse testate online la notizia secondo cui l’Unione europea sarebbe in procinto di approvare una tassa del 25 per cento sulla carne. Si tratta di una bufala.

Quello che è successo è che il 5 febbraio 2020, in occasione di un evento organizzato all’interno del Parlamento Ue e riguardante la lotta al cambiamento climatico, è stato presentato un rapporto realizzato dalla True Animal Protein Price Coalition (Tappc) in cui si parlava dei vantaggi per l’ambiente di un’eventuale tassazione sul consumo di carne in tutti gli Stati Ue. Come però riportato per iscritto e pubblicamente dal Tappc stesso, non si trattava di una proposta discussa – e meno che mai approvata – nel Parlamento Ue ma di un momento di confronto sul tema. La notizia diffusa dalle testate online prende quindi spunto da un convegno che si è realmente tenuto ma veicolando un’informazione falsa.

Ad oggi, 14 febbraio 2020, non è infatti in discussione nessuna “meat tax” all’interno del Parlamento europeo, né nell’Aula né nelle commissioni competenti (Agri e Envi). La notizia è stata smentita anche dalla sede del Parlamento europeo di Milano.

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