- Circola su X la tesi secondo cui Marine Le Pen sarebbe stata condannata perché in una mail un ex parlamentare del suo partito avrebbe scritto che la deputata era d’accordo sul fatto che fosse il partito a dare indicazioni sulla nomina dei portaborse.
- La notizia è stata riportata in maniera fuorviante.
- A marzo 2025 Le Pen è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici: in base allo schema criminoso riconosciuto dalla Corte, il denaro dei contribuenti assegnato ai membri del Parlamento europeo per pagare i loro assistenti di stanza a Strasburgo o Bruxelles è stato invece dirottato dal suo partito per pagare i propri dipendenti in Francia.
Il 31 marzo 2025 è stata pubblicata su X la notizia secondo cui Marine Le Pen, deputata francese del partito di estrema destra Rassemblement National (RN), sarebbe stata condannata per il reato di appropriazione indebita di fondi pubblici basandosi su una mail in cui «un ex parlamentare del FN (il Front National, il nome del partito RN fino al 2018, ndr) avrebbe detto che “Marine è d’accordo” sul fatto che non fossero i parlamentari a nominarsi i portaborse ma dovevano aspettare le indicazioni del partito».
L’autore del post continua criticando la sentenza, affermando in maniera ironica: «Prassi veramente stranissima, oserei dire pressoché unica…un vero furto…giusti 4 anni di galera dai…….forse anche 8».
Si tratta di una notizia falsa.
Il 31 marzo 2025 il Tribunale penale di Parigi ha giudicato colpevole (in primo grado di giudizio) Marine Le Pen di appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento europeo. La sentenza prevede che Le Pen dovrà scontare quattro anni di condanna (due senza condizionale ma con possibilità di braccialetto elettronico) e pagare una multa di 100mila euro.
La deputata è stata anche dichiarata ineleggibile per cinque anni con effetto immediato, dunque in base alla sentenza non potrà candidarsi alle elezioni presidenziali francesi del 2027. Le Pen ha dichiarato che presenterà ricorso. Se la Corte di Appello dovesse pronunciarsi positivamente sul caso entro il 2026, ci potrebbe essere la possibilità per la deputata di correre per le presidenziali dell’anno successivo. Tuttavia, nulla è certo al riguardo.
Per il Tribunale di Parigi, Marine Le Pen (all’epoca presidente di FN) è stata il centro di un sistema di appropriazione indebita organizzato, in cui dal 2004 al 2016 il denaro dei contribuenti – assegnato ai membri del Parlamento europeo per pagare i loro assistenti di stanza a Strasburgo o Bruxelles – è stato invece dirottato dal Front National per pagare i propri dipendenti in Francia, ricostruisce il Guardian. Oltre a Le Pen, per la stessa vicenda sono stati condannati altri 8 eurodeputati di FN e 12 assistenti europarlamentari. Si stima che questo sistema abbia causato un ammanco di fondi europei pari a 2,8 milioni di euro.
Nello specifico, la deputata di RN è stata ritenuta colpevole di aver direttamente organizzato otto contratti fittizi di assistenti parlamentari a Bruxelles (per un valore di circa 474.000 euro) che in realtà lavoravano per il suo partito. La Corte ha comunque affermato Le Pen ha avuto un ruolo centrale nell’«istigazione» di questo schema di falsi incarichi.
La sentenza non si è basata su una singola mail, ma su un’ampia gamma di prove. Una di queste si rifà a uno scambio di mail risalente al giugno 2014 tra due membri di FN. Il deputato Jean-Luc Schaffhauser aveva scritto al tesoriere del partito Wallerand de Saint-Just che «quello che Marine ci chiede equivale a firmare per incarichi fittizi… ed è il deputato che è penalmente responsabile dei propri soldi, anche se il partito ne è il beneficiario». La risposta di Sant-Just era stata «credo che Marine sappia tutto questo». Pertanto, secondo il tribunale, non vi è alcun dubbio sull’esistenza di un sistema creato per retribuire, sotto la copertura di fittizi contratti di assistente parlamentare, persone che in realtà lavoravano per il partito o per i suoi dirigenti, scrive Le Monde.
Per la giudice Bénédicte de Perthuis, specializzata in reati finanziari, le azioni della Le Pen costituiscono un «attacco grave e duraturo alle regole della vita democratica in Europa, ma soprattutto in Francia». Inoltre, de Perthuis ha scritto nella sentenza che la decisione sul divieto immediato nei confronti di Le Pen di candidarsi per i prossimi cinque anni è legata ai «disordini pubblici democratici» che deriverebbero dall’elezione di una persona condannata per appropriazione indebita.
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