Da 4chan a Elon Musk: le mille vite della teoria del complotto del "Pizzagate" - Facta
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Da 4chan a Elon Musk: le mille vite della teoria del complotto del “Pizzagate”

Di Leonardo Bianchi

Elon Musk, come abbiamo già scritto, ha una grande passione per le teorie del complotto – specialmente quelle politiche. Non a caso, nell’ultima settimana ha rilanciato per ben cinque volte l’infondata teoria del “Pizzagate”, che associa il Partito Democratico statunitense alla pedofilia e agli abusi rituali satanici.

In un tweet pubblicato il 28 novembre 2023, ad esempio, Musk ha diffuso un meme in cui compare un falso dialogo tra i personaggi della serie televisiva statunitense The Office, accompagnato dal testo «sembra quanto meno sospetto». Il riferimento, per l’appunto, è al fatto che il “Pizzagate” sarebbe “reale”, e che chi lo nega non è credibile.

Come ha rilevato il giornalista statunitense Matt Binder, il proprietario di X ha preso spunto da un titolo falso del tabloid New York Post, che definiva come “debunker del Pizzagate” l’ex giornalista di ABC News James Gordon Meek, condannato a sei anni di carcere per detenzione di materiale pedopornografico. Di conseguenza, questo è il sottotesto, chiunque si sia occupato di contestare la teoria non sarebbe attendibile perché implicato in violenze sessuali contro i minori. In realtà, secondo la ricostruzione di Reuters, Meek non si è mai occupato di “Pizzagate”.

Quello che sorprende, piuttosto, è l’incredibile longevità di questa teoria. Dal 2016 a oggi, infatti, il “Pizzagate” ha attraversato due presidenze, fatto da propulsore al movimento complottista di QAnon, ispirato atti di violenza e continuato a circolare su diverse piattaforme, incontrando pubblici molto diversi tra loro.  

Ma com’è stato possibile? E da dove arrivano le fortune di questa strana teoria del complotto?

Le contorte origini del “Pizzagate”
Per capirlo bisogna tornare all’ottobre del 2016, verso la fine della campagna elettorale per le presidenziali degli Stati Uniti.

Il 28 di quel mese l’allora direttore dell’FBI James Comey aveva annunciato la riapertura dell’indagine (chiusa quattro mesi prima) sul server privato di posta elettronica della candidata democratica Hillary Clinton, accusata di aver violato leggi federali e messo a repentaglio la sicurezza nazionale. La decisione di Comey aveva avuto un effetto devastante su una campagna già parecchio complicata per i democratici, segnata da fughe di notizie, inchieste giudiziarie e attacchi informatici.

A settembre, alcune email del server di Clinton erano state trovate nel laptop di Anthony Weiner – ex deputato e marito di Huma Abedin, vicepresidente della campagna di Clinton – sotto inchiesta dalla polizia di New York per aver mandato messaggi osceni a una quindicenne.

A giugno, invece, l’hacker “Guccifer 2.0” – un nickname dietro al quale si celerebbero i servizi segreti russi, secondo l’intelligence americana – aveva pubblicato oltre 19mila mail di esponenti e funzionari democratici trafugate dal network interno del Comitato nazionale democratico (DNC), comitato che coordina la strategia elettorale del Partito Democratico. Altre mail erano finite su WikiLeaks, tra cui quelle dell’account Gmail personale di John Podesta, il responsabile della campagna per Clinton. 

Come ha ricostruito una lunga inchiesta di Rolling Stone, è sulla base di questi leak che aveva iniziato a farsi strada una strana congettura. L’utente anonimo “FBIAnon”, che si spacciava per un agente dell’FBI, aveva sostenuto sulla imageboard della piattaforma online 4chan che Hillary e Bill Clinton fossero segretamente indagati per pedofilia e traffico di minori. La notizia si era rivelata del tutto falsa, ma era continuata a girare lo stesso ed era comparsa sul forum TheeRANT, frequentato soprattutto da poliziotti di New York.

Da lì questa voce si era espansa ulteriormente su altre piattaforme. L’avvocata Cynthia Campbell, che si firmava Carmen Katz su Facebook, aveva rielaborato la storia di “FBIAnon” aggiungendo altri dettagli inventati di sana pianta, come quello secondo cui la polizia di New York avrebbe trovato nel laptop di Weiner fantomatiche prove della «predilezione di Hillary per le minorenni».

L’insegna della pizzeria Comet Ping Pong. Immagine via Wikimedia Commons.

Il post di Campbell era stato rilanciato a sua volta su Twitter dall’utente @DavidGoldbergNY (il nome è falso), collegandolo alle mail di John Podesta. Ed è a questo punto che su 4chan, Reddit e altri spazi digitali prese forma la teoria vera e propria: la corrispondenza di Podesta, infatti, sarebbe stata piena di prove nascoste e di parole in codice che dimostrerebbero l’esistenza di abusi rituali satanici, commessi negli scantinati della pizzeria Comet Ping Pong di Washington D.C.

Tra queste “prove”, giusto per fare un esempio, figuravano persino gli ordini alla pizzeria. La pizza margherita, comunemente tradotta con il termine «cheese pizza» (in italiano «pizza al formaggio»), diventata così un riferimento alla pedopornografia per via delle iniziali in comune tra «cheese pizza» e «child pornography».

La teoria, per l’appunto, prenderà il nome di “Pizzagate” e diventerà immediatamente virale – anche sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi. Secondo l’analisi del professore di informatica Filippo Menczer, solo su Twitter la parola “Pizzagate” e gli hashtag correlati erano comparsi 1,4 milioni di volte tra ottobre e dicembre del 2016.

Nel frattempo, l’attenzione nei confronti della pizzeria Comet Ping Pong si era fatta sempre più morbosa. E di fronte alle continue molestie, il proprietario James Alefantis e lo staff iniziarono a temere per la loro incolumità.

La trasformazione del “Pizzagate” in QAnon e il ritorno su TikTok
Si arriva così all’incidente del 4 dicembre 2016, con l’irruzione del 28enne Edgar Maddison Welch nella pizzeria armato di un fucile AR-15 con l’obiettivo dichiarato di «smantellare il giro di pedofili».

L’uomo era entrato dal retro e aveva sparato alla serratura di una porta chiusa a chiave, convinto che quello fosse l’accesso allo scantinato contenente i bambini. Dentro però c’era una banalissima dispensa. A Welch non era rimasto dunque che uscire dalla pizzeria e consegnarsi alle forze dell’ordine, accorse nel frattempo sul posto dopo la chiamata dei dipendenti. Agli agenti l’uomo ammise che le informazioni in suo possesso «non erano accurate al 100%». Averci creduto gli sono costati quattro anni di carcere.

Dopo la sparatoria la teoria sembrava essersi inabissata per sempre. Alex Jones, il fondatore del sito complottista InfoWars, si scuserà di averla promossa per evitare una causa civile di Alefantis. Tuttavia, il suo architrave narrativo sopravvisse: da qualche parte c’era una cricca di potenti pedofili satanisti che la stava facendo franca. E come scrivono Whitney Phillips e Ryan Milner nel saggio “You Are Here” (in italiano, “Tu sei qui), il “Pizzagate” è la prova generale di qualcosa di molto più grosso – ossia QAnon.

Questa teoria, nata su 4chan nel 2017, sostiene che il governo degli Stati Uniti sia segretamente controllato dai pedofili satanisti, e che solo Donald Trump possa sconfiggerli. In pochissimo tempo QAnon ha inglobato praticamente qualsiasi fantasia complottista, al punto che il giornalista Mike Rothschild – autore di un saggio sul tema – l’ha definita una «teoria del tutto».

Una teoria che più volte è esondata nella realtà: prima comparendo in vari comizi di Trump e poi nelle manifestazioni contro le restrizioni sanitarie in giro per il mondo, durante l’emergenza sanitaria della pandemia di Covid-19. L’apice più drammatico è stato raggiunto con l’assedio al Congresso del 6 gennaio 2021. Molti assalitori erano infatti convinti seguaci della teoria.

Foto di Blink O’fanaye via Flickr.

A ogni modo, grazie a QAnon il “Pizzagate” non è mai scomparso del tutto. Anzi: nella primavera del 2020, come ha riportato il New York Times, su TikTok si era diffusa una nuova versione che prendeva di mira soprattutto le celebrità, accusate di far parte della cricca di pedofili nascosta negli scantinati del Comet Ping Pong – o di essere delle loro vittime, come Justin Bieber.

Il famoso cantante statunitense, infatti, era stato tirato in ballo per essersi aggiustato un berretto di lana nero durante una diretta sul suo profilo Instagram. Il banalissimo gesto è stato interpretato come una richiesta d’aiuto, e moltissimi fan hanno rilanciato gli hashtag #savebieber e #pizzagate, che su TikTok hanno raggiunto più di 82 milioni di visualizzazioni.

Da allora il “Pizzagate” ha continuato a diffondersi in vari modi, fino ad arrivare sulla bacheca di Elon Musk. In un’intervista a NBC News, il giornalista Mike Rothschild ha detto che la versione promossa dal proprietario di X non è quella originaria: è quella filtrata da anni di revisioni e mutamenti, che ora si rivolge indistintamente contro «le élite».  

Ma il cuore pulsante della teoria è sempre lo stesso: una lotta tra il “Male assoluto” e le persone che cercano di contrastarlo in ogni modo. Ed è proprio questa visione manichea del mondo a garantirne il successo: dopotutto, chi non vorrebbe salvare i bambini dai pedofili satanisti?

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