
Un riscaldamento della Terra oltre tre gradi cancellerebbe il 40% dell’economia mondiale
Secondo un nuovo studio l’impatto economico del cambiamento climatico è stato finora sottostimato
L’impatto sull’economia mondiale causato dal riscaldamento globale è stato probabilmente di gran lunga sottostimato. È la conclusione di uno studio dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia. Secondo gli autori, un aumento superiore a 3 gradi centigradi della temperatura del pianeta ridurrebbe il prodotto interno lordo mondiale (PIL) di circa il 40 per cento entro il 2100, un valore molto più alto di quanto calcolato finora.
Negli ultimi due decenni sono stati svolti molti studi sulle perdite economiche che potrebbe causare in futuro il cambiamento climatico, i cui effetti si fanno già sentire in diversi settori. Le stime sono spesso variabili a seconda delle assunzioni e dei metodi impiegati. Nel 2024, per esempio, due economisti avevano calcolato che ogni grado di aumento della temperatura riduce il PIL del 12 per cento, sei volte più di quello che avevano stimato analisi precedenti.
Secondo gli studiosi australiani, molte analisi dei danni economici futuri causati dal cambiamento climatico tendono a suggerire impatti lievi o moderati, in contrasto con l’obiettivo dell’accordo di Parigi di non superare 1.5-2 gradi di riscaldamento globale. La ragione potrebbe essere che queste stime sono viziate dall’assunzione che l’economia di un Paese sia influenzata solo dagli eventi meteo-climatici che avvengono al suo interno e non anche da quelli che avvengono altrove.
Nel quadro di queste analisi, quindi, manca l’interconnessione economica e climatica. In un mondo sempre più caldo, ogni Paese diventa più vulnerabile anche agli effetti dei fenomeni meteo-climatici estremi che colpiscono regioni lontane. Per questo motivo i ricercatori sono partiti dall’assunzione che, man mano che il riscaldamento globale si intensifica, si possano verificare interruzioni delle catene di approvvigionamento a causa di eventi che si verificano simultaneamente in diverse aree del mondo.
Lo studio ha preso in considerazione lo scenario più estremo di aumento delle emissioni e impiego dei combustibili fossili, quello che porterebbe entro il 2100 a un aumento della temperatura compreso tra 3.3 e 5.7 gradi centigradi, con la migliore stima attorno a 4.4. Va detto che questo futuro così fosco lo abbiamo probabilmente scampato grazie alle politiche attuate finora, anche se non sono sufficienti. Al momento, siamo diretti verso un riscaldamento vicino ai 3 gradi, comunque molto lontano dall’obiettivo dell’Accordo di Parigi.
Tuttavia, queste nuove stime sono indicative del profondo impatto che un cambiamento climatico planetario ha su un’economia globalizzata e confermano ciò che già sapevamo: le conseguenze, anche sociali ed economiche, saranno più gravi quanto più aumenterà la temperatura del pianeta. Questo dovrebbe influire sulla nostra percezione di quanto valga la pena spendere oggi per evitare danni e perdite domani. Secondo questa nuova ricerca, la quantità “ottimale” di riscaldamento globale, quella che bilancerebbe i costi della decarbonizzazione con i suoi benefici, è di 1.7 gradi centigradi, un livello in linea con l’obiettivo dell’accordo di Parigi
«L’attuale traiettoria delle emissioni mette chiaramente a rischio il nostro futuro e quello dei nostri figli», ha detto Timothy Neal, uno degli autori dello studio. «Prima l’umanità comprenderà le calamità che ha in serbo un grave cambiamento climatico, prima potremo cambiare rotta per evitarlo»
- Il chatbot di Facta contro la disinformazione sul climaIl chatbot di Facta contro la disinformazione sul clima
- Trump vuole la Groenlandia, ma il suo negazionismo ne minaccia il futuroTrump vuole la Groenlandia, ma il suo negazionismo ne minaccia il futuro