Pfizer non ha «desecretato le reazioni avverse del vaccino» - Facta
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Pfizer non ha «desecretato le reazioni avverse del vaccino»

Il 7 marzo 2022 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione che chiedeva di verificare un tweet pubblicato il 4 marzo 2022 con il seguente testo: «Hanno desecretato le reazioni avverse del vaccino Pfizer. Se siete vaccinati, leggetelo, vi passerà la paura della guerra».

L’autrice si riferisce al vaccino anti-Covid prodotto da Pfizer-BioNTech, chiamato Comirnaty, e nei tweet successivi allega una serie di immagini che riporterebbero delle reazioni avverse avvenute in seguito alla somministrazione. La fonte è un documento di Pfizer-BioNTech, il cui titolo tradotto in italiano è “Analisi cumulativa dei rapporti di eventi avversi dopo l’autorizzazione di PF-07302048 (BNT162B2) ricevuti fino al 28 febbraio 2021”. Il codice riportato è quello identificativo del vaccino Comirnaty, come si può verificare ad esempio nel documento presentato al momento della richiesta di autorizzazione alla commercializzazione di novembre 2020. 

Il contenuto del tweet oggetto di verifica è fuorviante e veicola una notizia falsa. Il documento è reale, ma è stato decontestualizzato. Andiamo con ordine.

Come confermato da Alison Hunt – addetta stampa della Fda – a Reuters il 28 gennaio 2022, il documento è un testo presentato da Pfizer-BioNTech alla Fda come parte della Biologics license application (Bla), in italiano Domanda di licenza biologica, passaggio indispensabile per tutelare la sicurezza dei prodotti farmaceutici.

Il documento che stiamo verificando fa riferimento al periodo compreso tra 1 dicembre 2020 e 28 febbraio 2021 e riporta i possibili eventi avversi segnalati in 63 Paesi. Viene precisato chiaramente che la maggior parte delle segnalazioni sono state raccolte attraverso i sistemi di sorveglianza vaccinale. Tra questi rientrano, ad esempio, il Vaccine adverse event reporting system (Vaers) degli Stati Uniti e lo Yellow card scheme del Regno Unito. Altre fonti per la raccolta dei dati sono state la letteratura medica, i programmi di marketing finanziati da Pfizer e studi clinici o di altro tipo. 

Proprio perché molte delle segnalazioni provengono dai sistemi di sorveglianza vaccinale (già in passato oggetto di errate interpretazioni e casi di disinformazione), il documento stesso invita a considerare «i limiti del sistema di segnalazione degli eventi avversi», ricordando che le segnalazioni sono «presentate volontariamente» e che possono essere condizionate da diversi fattori quali, ad esempio, il tempo trascorso dalla commercializzazione, la pubblicità su un farmaco o su un evento avverso, la gravità della reazione o da eventi normativi. 

Sempre nel documento redatto da Pfizer viene inoltre precisato che, proprio per i fattori esterni che vanno ad incidere su questa modalità di raccolta dei dati, i sistemi di sorveglianza vaccinale tendono ad offrire risultati in merito alle «proporzioni di segnalazioni» di eventi avversi, «non tassi di incidenza» degli stessi. Si tratta, quindi, di dati che non indicano di per sé l’incidenza di un dato evento avverso e che non dimostrano un sicuro nesso con l’avvenuta vaccinazione. 

Questa precisazione è importante non solo per interpretare correttamente il documento e i suoi dati, ma anche per capire perché sono circolate delle interpretazioni scorrette, come il tweet che stiamo analizzando. Non tutti gli eventi avversi riportati da Pfizer sono da collegarsi all’avvenuta vaccinazione, si tratta in gran parte di segnalazioni spontanee che devono essere verificate e approfondite dagli esperti. 

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