No, il Senato non ha approvato un emendamento che punisce le critiche su Internet - Facta
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No, il Senato non ha approvato un emendamento che punisce le critiche su Internet

Il 22 settembre 2021 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un messaggio circolato sull’app di messaggistica istantanea. Il testo del messaggio riporta la notizia della presunta approvazione in Senato di un emendamento al «cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733)», proposto dal senatore dell’Udc Gianpiero D’Alia («che non fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta») e «identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”».

Secondo l’autore del messaggio, l’emendamento punta a punire «qualunque cittadino che dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta» con pene detentive da 1 a 5 anni. L’emendamento prevederebbe anche l’oscuramento del blog o del sito internet, che dovrà obbligatoriamente essere attuato dai providers per non andare incontro a multe tra i 50 mila e i 250 mila euro.

Si tratta di una notizia vecchia, che si riferisce ad un emendamento mai convertito in legge.

Innanzitutto, Gianpiero D’Alia è stato un senatore della Repubblica tra il 2008 e il 2013, mentre il suo mandato da deputato è cessato ufficialmente nel 2018, ma non ricopre oggi alcun ruolo istituzionale. D’Alia non è inoltre più membro dell’Udc dal 2016 e la sua ultima collocazione politica nota è con Centristi per l’Europa, soggetto nato proprio da una scissione con l’Udc. 

Quanto all’emendamento, il riferimento è alla proposta di modifica n. 50 al disegno di legge n. 733, promossa da D’Alia durante la seduta del Senato n. 143 del 5 febbraio 2009. La proposta incontrò al tempo critiche trasversali da parte dei blogger (come Beppe Grillo) e delle aziende di internet (come Google) e per questo motivo dopo un’iniziale approvazione in Senato fu abrogata grazie ad un ulteriore emendamento proposto dal deputato di Forza Italia Roberto Cassinelli.

Phptp credits: Palazzo Chigi via Flickr

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Comments (1)

  • Costel

    Interessantissimo

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