Le malattie sessualmente trasmissibili, tra stigma e disinformazione - Facta
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Le malattie sessualmente trasmissibili, tra stigma e disinformazione

Di Irene Sartori Di Borgoricco

Questa è “TABOO”, la rubrica di Facta che affronta la disinformazione in tema di sessualità ed educazione emotiva. In queste pillole di informazione risponderemo a dubbi e domande facendo chiarezza su alcuni argomenti “intimi” che riguardano tutti e tutte.

Oggi tratteremo un argomento di interesse trasversale, ovvero le malattie sessualmente trasmissibili. Le malattie sessualmente trasmesse costituiscono un vasto gruppo di malattie infettive molto diffuso in tutto il mondo. Questo tipo di malattie possono essere causa di sintomi acuti, infezioni croniche e gravi complicanze a lungo termine per milioni di persone ogni anno, e le cui cure necessitano di enormi risorse finanziarie.

Come sono classificate questo tipo di malattie?
La World Health Organization (WHO) suddivide questo genere di malattie in 4 gruppi in base a ciò che le causa:

  • causate da batteri (Clamidia, Gonorrea, Sifilide, etc )
  • causate da virus (Infezione da HIV , Herpes genitale, Epatite B, etc) 
  • causate da protozoi (Infezione da Trichomonas) 
  • causate da parassiti (Scabbia, etc)

Come si trasmettono? 
Le malattie sessualmente trasmissibili, spiega l’Istituto superiore di Sanità (ISS) non si trasmettono solo attraverso rapporti sessuali, ma anche al di fuori di essi. Infatti, un qualsiasi contatto con sperma, secrezioni vaginali,  scambi di saliva e sangue (ad esempio, contatto con ferite aperte) può essere fonte di contagio. Perciò quando si entra in contatto con una persona affetta da questa famiglia di malattie bisogna prendere le dovute precauzioni, onde evitare contagi indesiderati. Inoltre, il contagio può avvenire anche tra madre e bambino durante la gravidanza o il parto (trasmissione verticale), 

Non ci si contagia, invece, ricorda sempre l’ISS, «attraverso i colpi di tosse o gli starnuti e neppure sui mezzi pubblici, in ufficio o con i contatti sociali in generale». Inoltre, questo tipo di malattie «non sono trasmesse dalle zanzare o da altri animali» o «dall’uso delle toilette».

Quale contraccettivo previene la trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili?
Esistono due tipologie di anticoncezionali che impediscono, se utilizzati nel modo corretto, la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili: il profilattico (o condom), che è il più conosciuto e diffuso, e il femidom, ovvero il preservativo femminile. Il primo forma una sorta di guaina protettiva che impedisce il contatto tra i liquidi genitali. Allo stesso modo il femidom si posiziona all’interno della cavità vaginale ed ha la stessa identica funzione. È importante sapere che entrambi questi anticoncezionali possono essere acquistati senza prescrizione medica.

Com’è possibile prevenirle?
Grazie alla prevenzione è possibile evitare l’insorgere delle infezioni sessualmente trasmissibili, si legge su Humanitas. Con il termine “prevenzione” si fa riferimento a diversi casi, come:

  • Astensione dall’attività sessuale “a rischio” (evitare rapporti sessuali con partner che non consideriamo “sicuri”, utilizzare in modo corretto il preservativo).
  • Vaccinazioni: per prevenire l’infezione da Papillomavirus umano (Hpv), da epatite A e da epatite B è possibile vaccinarsi.
  • Evitare la condivisione di tutti quegli oggetti – tra cui rasoi, forbici, aghi, spazzolino da denti – che possono penetrare la cute o le mucose.
  • Se si fa un tatuaggio, un piercing o altri trattamenti che richiedono l’utilizzo di aghi. accertarsi che questi strumenti siano stati correttamente sterilizzati e disinfettati.

Come si scopre di essere affetti da queste malattie? 
La diagnosi precoce, ricorda sempre l’ISS, è fondamentale «sia per impostare rapidamente una terapia e quindi alleviare i sintomi«, sia, soprattutto, «per prevenire le possibili complicanze e per evitare la trasmissione ad altre persone». 

Ogni persona può contrarre una malattia sessualmente trasmissibile o essere infettata, anche senza saperlo e senza mostrare alcun segno dell’infezione. Per questo motivo è importante sottoporsi a testi specifici per diagnosticare un’infezione:

  • esame obiettivo specialistico
  • test rapido
  • esami del sangue
  • analisi dell’urina
  • esami di campioni di fluidi biologici

Dove posso effettuare questo tipo di esami?
Il test con prelievo di sangue, si legge sul sito del ministero della Salute, si può eseguire nelle strutture pubbliche, ospedaliere e territoriali o nei laboratori accreditati. In base all’articolo 5 della legge 135/90, viene garantita la massima tutela della riservatezza della persona assistita. Dunque, «il test può essere eseguito anche in forma anonima e gratuita», nonché «in ogni provincia esiste almeno un centro in cui può essere richiesto il test con queste modalità».

In aggiunta, in alcuni contesti non sanitari, come sedi di associazioni o in occasioni di eventi pubblici si possono effettuare i test rapidi (offerti spesso gratuitamente), sempre nel rispetto dell’anonimato.

Si può guarire?
Secondo l’ISS, le malattie sessualmente trasmissibili «sono curabili nella maggior parte dei casi, attraverso antibiotici o altri farmaci specifici prescritti dal medico». Fondamentale è che «la terapia sia corretta ed eseguita il prima possibile» e che ci si astenda dai rapporti sessuali. Una volta terminata la terapia, per verificare se si è guariti, bisogna eseguire la visita di controllo dal medico o ripetere i test di laboratorio e, in caso di mancata guarigione, il proprio medico dirà cosa fare.  

Attualmente non si può però guarire dall’HIV, anche se è possibile tenere l’infezione sotto controllo se la diagnosi viene fatta precocemente.

Perché l’AIDS viene trattata spesso come una patologia diversa dalle altre malattie sessualmente trasmissibili?
In primo luogo specifichiamo che HIV e AIDS non sono la stessa cosa. Difatti l’HIV, spiega il ministero della Salute, è un virus che attacca il sistema immunitario, causando un indebolimento progressivo fino all’annullamento della risposta immunitaria. L’AIDS (Sindrome da immunodeficienza acquisita), invece, spiega Edward Cachay, specialista di malattie infettive dell’Università della California, rappresenta la forma più grave dell’infezione da HIV. Nel momento in cui si contrae il virus dell’HIV si risulta sieropositivi, e se non vengono effettuate le giuste terapie si può arrivare allo sviluppo dell’AIDS. L’infezione da HIV è considerata AIDS quando il numero di linfociti diminuisce drasticamente.

L’infezione da HIV viene trattata in modo differente da altre malattie trasmissibili sessualmente solo perché ad oggi non è ancora stata trovata una cura in grado di debellare completamente la malattia. Ciò non significa che i soggetti sieropositivi abbiano aspettative di vita differenti dalle altre persone, semplicemente per condurre uno stile di vita “normale” sono richiesti alcuni accorgimenti in più. 

Quali test si possono effettuare per scoprire se si ha il virus dell’HIV? 
L’HIV può essere rilevata solo tramite un test specifico che permette di riconoscere la presenza di anticorpi anti-HIV, ma non riesce a rintracciare il virus immediatamente dopo l’avvenuta infezione, si legge sul sito del ministero della Salute. In base al tipo di test, o alla risposta immunitaria dei singoli, è possibile rintracciare l’infezione in maniera più o meno rapida. 

Quali test eseguire per la diagnosi?
I test utilizzati per la diagnosi dell’HIV sono molteplici e, sottolinea il ministero della Salute, «danno  risposte certe dopo tempi diversi dall’ultimo comportamento a rischio»:

  • I test combinati: ricercano gli anticorpi anti-HIV prodotti dall’organismo e/o parti di virus. Possono mettere in evidenza l’avvenuta infezione già dopo 20 giorni. 
  • I test che ricercano solo gli anticorpi anti-HIV : possono mettere in evidenza l’avvenuta infezione dopo 3-4 settimane. 

Cosa sono i test rapidi?
In base alla spiegazione del ministero, si tratta di test che vengono effettuati (anche in autonomia) su una goccia di sangue raccolta dal dito su saliva, il cui risultato è disponibile in pochi minuti. Questi sono però test di screening, e il risultato non è sempre sicuro, dunque è sempre necessario una conferma con delle analisi di laboratorio. 

È vero che le persone più soggette a contrarre il virus dell’HIV sono persone che hanno rapporti omosessuali?
Questa teoria secondo cui l’HIV sarebbe un virus che colpisce maggiormente le persone omosessuali ha preso piede negli anni ‘80, quando cominciarono a spuntare i primi casi di AIDS. Con il progredire della ricerca questa tesi è stata totalmente smentita: difatti non esiste alcuna correlazione tra orientamento sessuale e virus dell’HIV. Anzi, secondo uno studio del 2020 dell’Health Security Agency britannica, ci sono più soggetti eterosessuali infetti rispetto ai soggetti omosessuali.

Una volta guariti da una malattia sessualmente trasmissibile si è immuni?
No, assolutamente no. Questo tipo di malattie possono essere contratte più volte e in nessun caso si sviluppa un’immunità specifica.

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