La carica dei 344: uno studio italiano mostra come si è diffusa la disinformazione nelle prime fasi della pandemia - Facta
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La carica dei 344: uno studio italiano mostra come si è diffusa la disinformazione nelle prime fasi della pandemia

La disinformazione a tema Covid-19 è arrivata in Italia ancor prima del caso clinico (e mediatico) del primo paziente di Codogno. Su Pagella Politica – dato che il progetto Facta non era ancora nato – abbiamo verificato la prima notizia falsa sulla pandemia il 21 gennaio 2020. Si trattava di un articolo dal titolo «ALLARME VIRUS: si sta diffondendo anche in Italia». Anche se non si può escludere che il virus fosse in effetti presente, quell’articolo era frutto di invenzione e la conferma da parte delle autorità sanitarie della reale presenza del virus sul territorio italiano è in realtà arrivata un mese più tardi.

Per contrastare la disinformazione e l’infodemia generata dalla presenza di un virus fino a quel momento sconosciuto, i fact-checker hanno cercato di trovare quante più soluzioni possibili per garantire un’informazione che fosse attendibile e precisa. Ma non sono stati gli unici a fare propria questa missione: sin dalle primissime fasi della pandemia, diversi studiosi hanno investito tempo e risorse per capire come le notizie false si stavano diffondendo, perché stava accadendo, che ruolo avrebbero avuto sul comportamento dei cittadini e da chi venivano messe in circolo. 

Tra questi, ci sono anche ricercatori italiani che, grazie ad un sistema di tracciamento sviluppato proprio durante la prima ondata, hanno scoperto [qui lo studio] qualcosa in più sulla diffusione della disinformazione a tema Covid-19 in Italia, identificando un network composto da 344 account Facebook coordinati per diffondere notizie false. Scopriamo meglio di che cosa stiamo parlando e che cosa hanno scoperto i ricercatori dell’Università “Carlo Bo” di Urbino in un progetto che ha visto la collaborazione anche del team di Facta

Il software CooRnet tra le risposte della prima ondata

La presenza di notizie false a tema Covid-19 prima ancora che la pandemia vera e propria influenzasse le nostre vite non è una prerogativa della disinformazione italiana: come dimostrato dal progetto CoronaVirusFacts lanciato a gennaio 2020 dall’International fact-checking network (Ifcn), numerosi Paesi al mondo già nelle primissime settimane del 2020 avevano visto un’ampia diffusione di contenuti falsi o fuorvianti su Sars-CoV-2, ancor prima della presenza verificata del virus sul territorio.

Proprio durante il lookdown italiano del 2020, un gruppo di ricercatori dell’Università di Urbino ha sviluppato CooRnet, una libreria software open source in grado di contribuire alla lotta contro la disinformazione. Di che cosa si tratta? Cerchiamo di spiegarlo con semplicità. 

CooRnet è uno software che analizza una serie di dati forniti da CrowdTangle (strumento di analisi di social network di proprietà di Facebook) così da rintracciare tutti quei casi in cui avviene una condivisione coordinata di link (in inglese, coordinated link sharing behaviour – Clsb) su Facebook e Instagram. Semplificando ulteriormente possiamo dire che, partendo da una serie di link, CooRnet individua una lista di account (pagine, gruppi pubblici o profili verificati) che sui social network hanno adottato lo stesso comportamento, come ad esempio la pubblicazione di uno stesso contenuto in un dato momento. Azioni simultanee di questo tipo contribuiscono a creare dei veri e propri network di account che, operando in modo sincronizzato sui social e pubblicando contenuti uguali o molto simili, finiscono per incidere – a seconda delle dimensioni del network – sulla qualità dell’informazione veicolata dalla piattaforma. 

La nascita del software e l’interesse per l’analisi della disinformazione non è una novità per i ricatori di Urbino, ma è anzi un’attività strettamente collegata a quanto fatto negli anni di ricerca precedenti: come raccontato a Facta da Fabio Giglietto, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, i ricercatori di Urbino si erano già occupati della circolazione sui media di notizie false, con particolare attenzione alla politica (era il caso delle elezioni italiane del 2018 e di quelle europee del 2019). Giglietto ha anche precisato come l’attività di CooRnet non si sia conclusa oggi con la pubblicazione di un nuovo studio: il «16 marzo 2022, in occasione del secondo anniversario del lancio» verrà pubblicata «la versione 2.0 che consente di lavorare su quantità maggiori di dati ed integra i dati di NewsGuard», società impegnata contro la disinformazione in Rete (e partner di Facta in alcuni progetti). 

Per capire, nel dettaglio, come si è diffusa la disinformazione a tema Covid-19 in Italia e per identificare i responsabili, i ricercatori di Urbino hanno sfruttato CooRnet per monitorare account che, stando alle verifiche dei fact-checker italiani tra gennaio e agosto 2020, erano tra quelli responsabili di aver condiviso delle notizie false sulla pandemia. 

Proprio qui è tornata utile l’attività svolta da Facta e da Pagella Politica in quei mesi: i link indicati dalle redazioni in quanto veicolo di disinformazione sono stati utilizzati come base di partenza per monitorare l’andamento delle diverse pubblicazioni e la nascita di possibili network coordinati. Ma non solo. Facta, come progetto di fact-checking e debunking indipendente, ha poi collaborato con l’Università di Urbino anche nel corso del 2021, verificando le notizie (link e post Facebook) potenzialmente problematiche segnalate da un nuovo prototipo del software pensato per facilitare il lavoro di chi è incaricato di identificare i casi di disinformazione che circolano online. Vi racconteremo meglio questa storia tra qualche settimana, quando vi presenteremo altri dati; ora cerchiamo di capire nel dettaglio che cosa è successo nella prima fase della pandemia e che cosa è stato scoperto su quella fase.

Che cosa è stato scoperto

Grazie a CooRnet a dicembre 2020 i ricercatori italiani hanno identificato 30 pagine Facebook (che, complessivamente, contavano 2,1 milioni di follower) e 308 gruppi pubblici (e, quindi, accessibili a tutti gli utenti Facebook) che, coordinati, diffondevano due o più link contenenti casi di disinformazione.

Tra febbraio ed aprile 2020 sia le pagine che i gruppi hanno visto dei tassi di crescita elevati e, dalla seconda metà dell’anno, i ricercatori hanno individuato la nascita (e relativa crescita) di una vera e propria rete Facebook italiana di account coordinati e dedicati alla diffusione di disinformazione a tema Covid-19.

Prendendo in esame il mese di ottobre 2020, i ricercatori hanno poi identificato i diversi post Facebook in cui veniva condiviso almeno un link proveniente dagli account monitorati, con la finalità di identificare così un ulteriore network di diffusione dei contenuti (questo processo di definisce, in linguaggio tecnico, iterazione). Il risultato ha fornito 59.346 Url che sono stati utilizzati per una seconda ricerca che ha rilevato, per i link in esame, più di 364.400 condivisioni Facebook e identificato 344 account coordinati e responsabili, in un modo o nell’altro, di veicolare disinformazione a tema Covid-19. 

Attività coordinata dei diversi network ottobre 2020

Ma le scoperte non si fermano qui. L’analisi dei link circolati maggiormente su Facebook nelle prime fasi della pandemia ha dimostrato che il susseguirsi della disinformazione italiana è andato di pari passo con le diverse ondate della pandemia. Partendo dai primi mesi, le notizie false condivise hanno progressivamente riguardato l’origine del virus, la cura dei sintomi, il ruolo dell’Unione europea e dell’Italia nella gestione della pandemia. Sono seguite le politiche pensate per arginare la diffusione di Sars-CoV-2 (lockdown e uso delle mascherine, soprattutto), la teoria del complotto secondo cui il virus sarebbe stato inventato e/o sfruttato dalle élite per “controllare” i cittadini e, infine, le false notizie sulla campagna di vaccinazione. Come evidente, si tratta di temi che ripercorrono cronologicamente quella che è stata, fino ad ora, la vita di Sars-CoV-2 nel nostro Paese: ogni passaggio della storia reale è stato accompagnato da contenuti di disinformazione (tendenza che avevamo già notato in passato). 

La ricerca ha poi dimostrato anche l’esistenza di una relazione tra i gruppi estremisti e quei personaggi pubblici che si sono contraddistinti per le posizioni controcorrente assunte durante la pandemia, come ad esempio Luc Montagnier, monsignor Carlo Maria Viganò o Robert F. Kennedy Jr. I dati hanno dimostrato che le diverse comunità di utenti scettici riguardo alla pandemia avevano la tendenza di amplificare la diffusione delle dichiarazioni rilasciate da questi personaggi, fornendo loro ulteriore notorietà e viralità.

Se vuoi leggere lo studio completo, lo trovi qui

Politica, religione e notizie false sulla Covid-19

Vista la precedente attività di ricerca degli studiosi di Urbino e l’interesse per la politica, anche in questo studio sono state indagate le possibili relazioni tra tendenze politiche e disinformazione a tema Covid-19. Sono emersi diversi episodi di ricondivisione di link tra realtà social scettiche riguardo alla pandemia e account vicini ad ideologie e messaggi di alcuni partiti politici italiani, Lega e Movimento 5 Stelle soprattutto. Precisiamo che per gli account politici presi in esame non è stato specificamente indagato dagli autori della ricerca, e dunque nemmeno dimostrato, un diretto collegamento con i relativi personaggi o partiti. 

Indagando a ritroso su questo fenomeno, i ricercatori hanno notato che nel corso dei primi mesi del 2020 il gruppo Covid-scettico monitorato era cresciuto proprio come derivazione degli account politici esaminati in precedenza. L’analisi degli account e dei contenuti condivisi ha portato ad identificare diversi cluster: il più esteso è quello colorato in rosso nella figura sopra e che analizzeremo a breve. Come evidente, da una parte condivide il proprio spazio con realtà politiche di destra, dall’altra con realtà collegate a teorie del complotto, ad esempio contro il 5G. Ma per capire meglio questo aspetto, utilizziamo la figura che trovate qui sotto, e che non è altro che un dettaglio della figura riportata poco sopra. 

Analisi più approfondita del cluster cospirativo alla base della rete Covid-scettica italiana

Come ci ha raccontato il professor Giglietto, questa figura evidenzia come, stando ai fenomeni osservati durante la ricerca, alcuni account della rete coordinata Covid-scettica italiana siano nati «da una costola del più grande network coordinato dedicato alla circolazione di link politici. Si nota una sovrapposizione fra account storici dell’informazione alternativa e account più chiaramente politicamente orientati». L’immagine inoltre mostra, come evidente dai diversi box di testo, i principali orientamenti ideologici e/o teorie del complotto che interessano questo specifico cluster: no vax e anti-europeisti, teorie del complotto su 5G e Nuovo ordine mondiale, gruppi che dicono di ispirarsi alla rete di hacker Anonymous e al movimento politico Vox Italia, ma anche realtà Facebook che si dicono ispirate a partiti o personaggi politici di destra (ad esempio Con Luca Zaia per il Veneto) o a modalità di informazione non ufficiale e alternativa (sostenitori di Byoblu).

Infine, oltre ai gruppi politici, particolare attenzione meritano anche alcuni gruppi pubblici dediti alla diffusione di contenuti religiosi. Un ampio (e forse a volte inconsapevole) pubblico è stato, in questo caso, esposto a informazioni false o non ufficiali a tema Covid-19 attraverso l’attività di condivisione di alcuni utenti in canali dedicati alla pratica religiosa e, quindi, a prima vista scollegati dalle questioni politiche o sanitarie.

In conclusione

Un gruppo di ricercatori dell’Università “Carlo Bo” di Urbino ha pubblicato un nuovo studio sulla diffusione delle notizie false a tema Covid-19 in Italia e Facta ha partecipato con le proprie quotidiane verifiche alla raccolta dei dati. 

Emerge che, alla fine del 202o, esisteva un network di almeno 344 account Facebook che mostravano un comportamento coordinato e che è stato responsabile di veicolare disinformazione a tema Covid-19. Queste realtà social sono in alcuni casi sorte dove già circolava disinformazione e dove vi era un terreno fertile per alimentare cospirazioni e tendenze complottiste. Sono poi stati individuati anche dei casi di ricondivisione di link tra realtà social scettiche riguardo alla pandemia e account “politici”, ispirati soprattutto a Lega e Movimento 5 Stelle, o perfino religiosi. In questi casi la disinformazione si è diffusa tra utenti che, abituati a ricevere da queste pagine aggiornamenti su altri temi, si sono imbattuti anche in un altro tipo di contenuti, potenzialmente dannosi e certamente fuorvianti.

Il lavoro dei ricercatori di Urbino non è ancora finito. A novembre 2021 una nuova ricerca (e una nuova collaborazione con Facta) ha analizzato proprio l’entità di alcuni account responsabili di diffondere disinformazione. Chi li gestisce? Come sono collegati tra loro? Quante e quali sono le notizie false che li caratterizzano? Ve lo raccontiamo la prossima settimana.

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Comments (2)

  • Billy

    Buongiorno,

    non sono un tecnico di questi argomenti, quando si dice “Semplificando ulteriormente possiamo dire che, partendo da una serie di link, CooRnet individua una lista di account (pagine, gruppi pubblici o profili verificati) che sui social network hanno adottato lo stesso comportamento, come ad esempio la pubblicazione di uno stesso contenuto in un dato momento. Azioni simultanee di questo tipo contribuiscono a creare dei veri e propri network di account che, operando in modo sincronizzato sui social e pubblicando contenuti uguali o molto simili, finiscono per incidere – a seconda delle dimensioni del network – sulla qualità dell’informazione veicolata dalla piattaforma”

    si sottende che quei 344 account coordinati, in realtà, siano riconducibili a poche persone che così facendo spammano le fake news in maniera più capillare ?

    grazie

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    • Facta

      Ciao Billy. Succede che più account siano gestiti dalle stesse realtà (una persona, più persone, difficile dirlo!) e agiscano in modo coordinato, diffondendo nello stesso momento un dato contenuto di disinformazione. In questo modo l’impatto è maggiore perché spesso le pagine o i gruppi coinvolti sono tra loro diversi, ma molto popolati.

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