Questa sintesi polemica della carriera di Mario Draghi non è stata scritta da Milena Gabanelli, ma da Alessandro Di Battista - Facta
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Questa sintesi polemica della carriera di Mario Draghi non è stata scritta da Milena Gabanelli, ma da Alessandro Di Battista

Il 9 febbraio 2021 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un post pubblicato su Facebook il 7 febbraio. Il post oggetto della nostra verifica contiene una sintesi piuttosto polemica della carriera di Mario Draghi e parte dal 1994, quando «il Tesoro siglò un accordo quadro con Morgan Stanley che aveva al suo interno una clausola capestro che avrebbe permesso all’istituto finanziario di New York di chiudere unilateralmente i contratti sui derivati», si legge nel post.

Secondo l’autore del testo, Morgan Stanley esercitò quella clausola nel 2011, in piena crisi economica e «ottenne dal governo Monti il pagamento, sull’unghia, di 3 miliardi di euro di interessi sui titoli derivati». Il post collega questo avvenimento all’ascesa del figlio di Mario Draghi, Giacomo, all’interno di Morgan Stanley nello stesso periodo. 

Il testo del post prosegue citando la sottoscrizione in sede europea del patto di stabilità (un accordo internazionale che sottopone gli Stati membri Ue al controllo delle proprie politiche di bilancio pubbliche) nel 1998, qui collegata all’inizio della «stagione dell’austerità» e alla privatizzazione progressiva della sanità italiana. «E chi è stato uno degli artefici della stagione delle privatizzazioni in Italia?», si chiede retoricamente l’autore del testo, «Mario Draghi. Fu Draghi, a cavallo dei governi Prodi e D’Alema, ad adoperarsi affinché i Benetton acquistassero dall’Iri ad un costo irrisorio la Società Autostrade». Il post cita anche la provenienza di queste informazioni, ovvero la giornalista del Corriere della Sera Milena Gabanelli.

Le informazioni riportate nel post sono sostanzialmente corrette, ma i collegamenti tra queste non seguono un nesso di causalità. Si tratta inoltre di un contenuto che nella sua totalità è fuorviante, dal momento che la fonte delle informazioni non è – come erroneamente riportato – la giornalista Milena Gabanelli, ma il politico Alessandro Di Battista.

Il contenuto del post è ripreso da questo articolo, pubblicato il 31 agosto 2020 su Tpi (The Post Internazionale) da Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle. La giornalista Milena Gabanelli compare come fonte nell’articolo, ma solo per quanto riguarda un passaggio («Lo Stato italiano ha stipulato negli ultimi 25 anni contratti derivati per 150 miliardi di euro e dal 2011 ad oggi ha pagato di interessi 35 miliardi di euro») che nel post oggetto di analisi non viene neanche riportato.

Quanto alle informazioni riportate da Di Battista, è vero che nel 1994 il dipartimento del Tesoro (al tempo guidato da Mario Draghi in veste di direttore generale) aveva sottoscritto con la banca d’investimenti Morgan Stanley un contratto per le transazioni derivate (ovvero uno strumento finanziario il cui valore deriva da altri fattori, come la variazione dei tassi d’interesse). Si trattava dell’Isda Master Agreement e conteneva un codicillo molto favorevole alla banca, che permise a questa di incassare oltre 3 miliardi di euro durante il periodo peggiore per lo spread italiano.

Come correttamente riportato da Di Battista, tra il 2003 e il 2017 Giacomo Draghi ha lavorato come trader finanziario per Morgan Stanley, occupandosi di strumenti derivati. Il collegamento tra i due dati, sottinteso da Di Battista, non è mai stato dimostrato e Mario Draghi ha sempre negato ogni possibile conflitto d’interesse.

Venendo al Patto di stabilità, questo è stato stipulato nel 1997, conteneva vincoli di bilancio e per questo è stato collegato (dagli stessi esponenti della Commissione europea) alla riduzione della spesa pubblica, ovvero all’austerity. Come hanno spiegato i nostri colleghi di Pagella Politica, dopo la crisi dei debiti sovrani del 2010 la spesa sanitaria italiana è calata in percentuale al Pil e ciò è in parte dovuto ai vincoli presenti nel Patto di stabilità, che impongono degli obblighi di risultato (il deficit/Pil deve stare sotto certe soglie, ad esempio), ma non dicono come raggiungerli. 

Contestualmente, è vero che Mario Draghi, da dirigente del Tesoro, è stato uno dei protagonisti della stagione delle privatizzazioni avvenuta in Italia all’inizio degli anni Novanta e che coinvolse Telecom, Enel, Eni ed Iri. Ma, ancora una volta, non esiste alcun nesso di causalità con la privatizzazione di parti della sanità pubblica, avvenuta in Italia nei primi anni del Duemila. 

In conclusione, il post oggetto della nostra verifica riprende alcuni passaggi di un articolo pubblicato da Alessandro Di Battista (e non di Milena Gabanelli) che mette insieme alcuni dati reali, collegandoli però attraverso connessioni non dimostrate.

Copertina photo credits: European Parliament via Flickr

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Comments (1)

  • Cincinnatus

    Grande Dibba!!

    reply

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