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No, i medici non hanno lanciato l’allarme che «le mascherine all’aperto sono dannose»

Il 29 maggio la redazione di Facta ha ricevuto via WhatsApp molte richieste di chiarimento in merito a un articolo, pubblicato il 26 maggio da Affari Italiani, dal titolo «Coronavirus, l’allarme dei medici: “Le mascherine all’aperto sono dannose”» che sostiene che l’uso di questi dispositivi sia connesso a diversi rischi per la salute. «Mal di testa, aumento dell’insufficienza respiratoria e ipercapnia», i presunti effetti, condizioni che, stando al testo, diminuirebbero le difese immunitarie e potrebbero favorire persino «la formazione di un cancro». Le più pericolose, si legge, sarebbero «quelle chiuse con dispositivi di respirazione», se usate all’aperto, ma anche le semplici mascherine chirurgiche. 

A sostegno di queste affermazioni, si legge nel testo, vi sarebbe «uno studio molto documentato, prodotto da medici», senza però fornire alcuna citazione né alcun link per la consultazione. Poco più avanti, sempre nel testo, si fa riferimento a degli «studi», utilizzando il plurale, e il sito a cui Affari Italiani ci indirizza, riportato in questo caso tra parentesi, si chiama accountingweekly.com, portale dedicato ai professionisti della contabilità e della finanza. Il link non conduce a quanto annunciato nel testo, bensì alla home page del sito. 

Si tratta di informazioni fuorvianti e potenzialmente pericolose per la salute, in particolare in questo momento di emergenza sanitaria dovuto alla pandemia di Covid-19

Analizziamo come prima cosa i contenuti. Per quanto sia vero che respirare un eccesso di anidride carbonica è dannoso per il nostro organismo, indossare una mascherina chirurgica o in tessuto, come quelle raccomandate ai cittadini in questo momento, non pone a rischio di inalare in quantità tossiche questa sostanza. Come abbiamo avuto modo di verificare anche in un precedente fact-checking, è questo il parere dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) rispetto alle ipotesi di ipercapnia, cioè la condizione dovuta all’accumulo eccessivo di anidride carbonica, per l’uso di mascherine nella popolazione.  

Anche sull’ipotesi che le mascherine possano provocare il cancro abbiamo già chiarito in un’altra occasione, grazie agli esperti dell’Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro (Airc), che si tratta di un’interpretazione del tutto priva di riscontro scientifico. 

Non è escluso, come avevamo già visto, che alcune particolari categorie di cittadini, come per esempio chi soffre di disturbi respiratori preesistenti (come asma e le patologie da ostruzione cronica a carico dei polmoni), possano correre dei rischi in seguito all’uso di mascherine aderenti, i cosiddetti respiratori con valvola (nome in codice: N95) ma non sono queste le mascherine raccomandate alla popolazione generale, bensì il loro uso andrebbe riservato ad alcune categorie di operatori sanitari.


In merito all’origine delle informazioni, è probabile (in seguito a una ricerca all’interno del sito citato, accountingweekly.com), che Affari Italiani abbia preso spunto da un articolo in inglese dal titolo – traduciamo – «Le maschere per il viso comportano gravi rischi per la salute», datato 12 maggio 2020. Questo testo è un copia-incolla di un ulteriore articolo, pubblicato dal sito Technocracy l’11 maggio, che aveva sostenuto che non solo le mascherine per il viso non proteggerebbero dal virus responsabile dell’epidemia, bensì creerebbero gravi rischi per la salute di chi li indossa e non andrebbero utilizzate da chi non è malato. Il testo è già passato (lo scorso 19 maggio) sotto la lente dei nostri colleghi fact-checker di Afp, che lo hanno reputato fuorviante spiegando che lo scopo delle mascherine non è proteggere chi le indossa, bensì impedire la diffusione del virus da chi la indossa, che può anche non manifestare sintomi, ad altri, e hanno sottolineato che le ipotesi sollevate in merito alla loro tossicità (come l’ ipercapnia) sono inconsistenti, richiamando in questo caso una serie di fact checking precedenti (questo e questo, per esempio). L’articolo su Technocracy porta la firma di un neurochirurgo americano ora in pensione dal nome Russell Blaylock, già al centro della scena in altre occasioni (documentate qui, qui, qui e qui per esempio) per aver abbracciato teorie antiscientifiche e cospirazioniste.

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Comments (1)

  • Alessandro poletti

    Ma che dire, da quando è iniziata la pandemia, si è sentito di tutto, persino dei noti medici virologi scienziati, dire delle cose non vere oppure delle cose inesatte.
    Poi il bombardamento per così dire delle Fake news, mettendo in difficolta l’opinione pubblica.
    Insomma un vero caos si è creato nella comunicazione, con l’obiettivo forse di mettere in difficoltà il personale italiano, che ha lavorato seriamente all’emergenza Corobavirus, per guarire le persone ammalate.

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