No, non è vero che i dati ufficiali sui morti Covid-19 sono stati gonfiati - Facta
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No, non è vero che i dati ufficiali sui morti Covid-19 sono stati gonfiati

Il 29 e 30 marzo 2021 la redazione di Facta ha ricevuto la richiesta di verificare due articoli, entrambi firmati dal professore di filosofia del diritto presso l’Università di Genova Paolo Becchi e dall’analista finanziario Giovanni Zibordi. Il testo dei due articoli è praticamente identico: il primo è stato pubblicato dal quotidiano Libero il 27 marzo 2021, intitolato «Coronavirus, l’accusa di Paolo Becchi: “500 morti al giorno? Dati fasulli, ecco come gonfiano il numero di decessi”», mentre il secondo è stato pubblicato da ByoBlu il 29 marzo 2021 ed è intitolato «Becchi e Zibordi, bomba sui giornali: “I dati sui morti covid sono falsi!”». 

La tesi di entrambi gli articoli è che i numeri di decessi da Covid-19 siano stati gonfiati artificialmente (per motivi che gli autori hanno definito «non molto chiari») in quanto la mortalità in eccesso, ovvero la quantità di decessi in più rispetto alla media, al momento è praticamente zero. 

Si tratta di una notizia falsa. Se è vero che la mortalità in eccesso, calcolata secondo la metodologia più comune, a gennaio e febbraio 2021 era molto vicina a zero, questo non vuol dire che i decessi Covid-19 siano falsi o gonfiati. Andiamo con ordine. 

Innanzitutto, il conteggio dei decessi Covid è affidabile e anzi, rischia di essere sottostimato.  Come ha spiegato a Facta Graziano Onder, direttore del dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e parte del gruppo di lavoro sulle cause di morte Covid-19, i dati dei decessi sono accurati: nella prima fase della pandemia, durante la primavera 2020, quando la situazione era «più caotica e confusa» secondo Onder, già il 90 per cento dei decessi riportati al sistema di sorveglianza della pandemia aveva come causa principale Covid-19, mentre solo in un 10 per cento la causa riportata era differente. Viceversa però, ha precisato Onder, molti morti per Covid non venivano né vengono tuttora segnalati come tali. In seguito, i criteri per la definizione dei decessi Covid-19 sono stati rigorosamente definiti e standardizzati, come da questo documento dell’Iss. Come è spiegato in dettaglio al suo interno, la definizione di decesso Covid-19 richiede che la Covid-19 sia stata parte integrante della «sequenza di condizioni morbose che ha condotto a morte»: la sola positività al virus Sars-CoV-2 non basta. In più, ha aggiunto Onder, se c’è un interesse per falsificare queste statistiche, è nella direzione di ridurre il numero comunicato dei decessi per evitare la collocazione in zona rossa o arancione, come ha dimostrato il recente caso della Sicilia. Inoltre l’occupazione delle terapie intensive da malati Covid-19 è, al 31 marzo 2021, ancora molto alta, intorno al 41 per cento dei posti totali, il che è coerente con i 300-400 morti al giorno nei giorni di marzo 2021. È evidente quindi che non è vero, a differenza di quanto affermano Becchi e Zibordi, che «non c’è più nessuna emergenza». 

Veniamo all’eccesso di mortalità. È vero che l’eccesso di mortalità è calato nei primi tre mesi del 2021 fino a raggiungere, in Italia, praticamente lo zero. Becchi e Zibordi nel loro articolo non hanno scoperto nulla di nuovo o segreto: è un dato ammesso nero su bianco nella nota esplicativa Istat del 30 marzo 2021: «Il fatto che la mortalità del 2021 sia a livello medio nazionale di poco superiore a quella della media 2015-2019 farebbe pensare che rispetto agli anni precedenti la mortalità per cause diverse dal Covid-19, come ad esempio l’influenza, sia diminuita, anche grazie alle misure di distanziamento e prevenzione adottate per il contenimento della diffusione dell’epidemia». Questo calo progressivo dell’eccesso di mortalità peraltro è presente in quasi tutti i Paesi europei, e quindi non può essere frutto di una cospirazione solamente italiana.

Facta ha chiesto a Istat e Iss chiarimenti su questo dato, in quanto è alla base dell’argomento di Becchi e Zibordi: secondo loro, un calo di decessi per altre cause tale da compensare quasi del tutto i morti da Covid-19 è improbabile. Diversa l’opinione dell’Istat. Come ci ha spiegato Sabrina Prati, dirigente e ricercatrice Istat, innanzitutto questo valore molto piccolo dell’eccesso di mortalità nei mesi di gennaio e febbraio (0,9 per cento, calcolato sulla media degli anni 2015-2019) vale nella media nazionale, ma è il risultato di un eccesso di mortalità al Nord del 5,3 per cento compensato da un difetto di mortalità di circa il 3 per cento nel Mezzogiorno. 

Per capire come mai i decessi in alcune regioni sono addirittura calati rispetto alla media, bisogna tenere conto del fatto che numerose cause di mortalità comuni nei mesi invernali sono state ridotte o annullate dalle misure di distanziamento sociale e di controllo della pandemia, in particolare le malattie respiratorie comuni come l’influenza o le sindromi parainfluenzali. La sola influenza, come ci ha detto Patrizio Pezzotti (responsabile del reparto di Epidemiologia, Biostatistica e Modelli Matematici dell’Iss), può causare dai 7-8.000 ai 20-25.000 decessi ogni anno. L’influenza però tra 2020 e 2021 come avevamo discusso su Facta, è praticamente sparita grazie alle misure di contenimento della pandemia. «Se confrontiamo la mortalità di gennaio e febbraio 2021 con gennaio e febbraio 2020, due mesi in cui ci fu un’epidemia influenzale particolarmente blanda, l’eccesso c’è eccome: 9,2 per cento su base nazionale, con un 14,5 per cento di eccesso al Nord», ci ha detto Prati.

In secondo luogo, secondo Pezzotti c’è anche un effetto dovuto alla mortalità precedente da Covid-19. Molte persone che sarebbero morte quest’anno per altre cause oggi sono già decedute a causa della Covid-19 (che, ricordiamo, è stata una delle principali cause di morte del 2020). È un fenomeno noto come harvesting effect (in italiano, effetto del raccolto)  che si è presentato altre volte durante ondate eccezionali di mortalità: per esempio la pandemia di influenza del 1918-1920 ha portato a un crollo dei decessi per tubercolosi negli anni successivi per questo motivo. Lo stesso effetto è stato osservato in Francia dopo il picco di mortalità per l’ondata di calore del 2003 e in Grecia dopo le epidemie stagionali di influenza. 

Data la combinazione di questi due fattori, che contribuiscono insieme a ridurre la mortalità per cause diverse dalla Covid-19, «il fatto che la mortalità complessiva invece sia nella media 2015-2019 ci dice che c’è qualche causa importante di decessi ancora in atto». Per attendere un’analisi definitiva della questione però sarà necessario aspettare i dati di morte generali (non solo Covid-19) divisi per cause, secondo la dottoressa Luisa Frova, ricercatrice Istat nel settore delle statistiche di mortalità. A quanto ci dice Frova, questi dati al momento non possono essere raccolti in tempo reale, in quanto serve ancora la raccolta e analisi di una grossa quantità di dati cartacei, con conseguente allungamento dei tempi. «Consapevoli di questo, stiamo lavorando per ottenere i dati divisi per causa tempestivamente, tramite certificazione elettronica», ci ha detto Frova. 

In conclusione, la tesi di Becchi e Zibordi secondo cui il numero dei decessi da Covid-19 sarebbero gonfiati è falsa. La registrazione di tali decessi segue criteri rigorosi.  Il paradosso di una alta mortalità da Covid-19 e un basso o nullo eccesso di mortalità si spiega in realtà sia con il crollo pressoché totale dei decessi da altre infezioni respiratorie, come l’influenza, sia con l’effetto dovuto alla precedente mortalità da Covid-19, che ha causato il decesso prematuro di moltissime persone che sarebbero morte, oggi, per altre cause.

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Comments (1)

  • Andrea La Rosa

    Grazie, articolo molto completo ed esauriente

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