Cinque consigli utili per difendersi dalla disinformazione - Facta
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Cinque consigli utili per difendersi dalla disinformazione

Come succede da ormai cinque anni in questa data, il 2 aprile 2021 è la giornata internazionale dedicata al fact-checking, un momento collettivo di riflessione e sensibilizzazione sulle strategie utili a combattere la disinformazione. 

L’iniziativa è nata nel 2017 ed è stata promossa del Poynter Institute, la scuola di giornalismo con sede in Florida che ospita anche l’International Fact-Checking Network – da qualche giorno ne facciamo parte anche noi di Facta – e non è un caso che la ricorrenza cada proprio il giorno dopo quello tradizionalmente associato al pesce d’Aprile, da sempre caratterizzato per la diffusione di (innocue) notizie false.

A partire dalla scorsa edizione, il Fact-Checking Day ha assunto un significato particolare, poiché la disinformazione da combattere si è fatta più subdola e pervasiva, aumentando di pericolosità di pari passo con il progredire dell’emergenza sanitaria globale. I temi più cari ai diffusori di contenuti falsi sono oggi quelli volti a negare l’utilità delle misure di distanziamento, la sicurezza dei vaccini e l’esistenza stessa della pandemia, una dinamica disinformativa che interessa tutti noi e che colpisce con maggior forza i soggetti più fragili.

Noi di Facta crediamo fermamente che la verifica delle notizie non dovrebbe essere un compito esclusivo dei fact-checker e che il cordone sanitario a difesa della corretta informazione possa coinvolgere tutti. Per questo abbiamo deciso di raccogliere cinque consigli (e relativi strumenti utili) grazie ai quali ognuno di noi può contribuire alla lotta contro la disinformazione. 

Spirito critico 

Il primo consiglio per combattere la disinformazione non ha nulla di tecnologico, ma consiste nello sviluppare una serie di tattiche utili a comprendere gli stratagemmi dietro le notizie false e a difendersi da essi. 

La prima domanda da porsi è: perché reputo questo contenuto così interessante? Se un articolo sembra troppo bello (o troppo brutto) per essere vero, se appare ritagliato proprio attorno alle nostre convinzioni o se richiede una massiccia dose di sospensione dell’incredulità, è arrivato il momento di far scattare l’allarme. Spesso le notizie false puntano sui nostri desideri, sulle nostre attese o sull’attitudine umana a cercare informazioni controintuitive, e sfruttano quelle debolezze per ingannarci. 

Se un articolo che state leggendo ha evocato in voi una di queste sensazioni, ci sono alcune cose che potete fare. Innanzitutto non fermatevi al titolo: la titolazione è parte essenziale di ogni contenuto, ma è anche quella più povera dal punto di vista informativo. Prima di condividerlo sarebbe bene leggere sempre fino in fondo un articolo, verificare che il titolo abbia una reale corrispondenza con il testo e che non sia invece stato drammatizzato ad arte, ad esempio per ottenere viralità. 

Il passo successivo è la ricerca della fonte. Tutti i dettagli presenti in un articolo sono lì per un motivo e il giornalista li ha ottenuti consultando le risorse più vicine all’informazione o attraverso un lavoro personale di inchiesta. Se la fonte della notizia non è citata e non appare evidente il dettagliato lavoro personale dell’autore (cosa che, ad esempio, accade nel caso di un’inchiesta), è il caso di cercare un altro articolo che tratti lo stesso tema.

Google

La barra di ricerca Google è un strumento essenziale contro la disinformazione, perché consente una ricerca approfondita sulla notizia da verificare. Tra le funzioni più preziose del popolare motore di ricerca ci sono i cosiddetti “operatori di ricerca” o semplicemente “operatori”, ovvero parole o segni grafici che possono essere aggiunti alla nostre chiavi di ricerca per ottenere risultati più precisi. 

Queste funzioni possono tornarci utili in molti modi diversi, ma innanzitutto per verificare l’autenticità della parte meno falsificabile di un articolo: i virgolettati. Se non siete sicuri della veridicità di una notizia, un buon modo di approfondire è quello di prendere una parte di una dichiarazione in essa contenuta e di cercarlo nella barra Google, preceduta e seguita da virgolette alte (“ ”). In questo modo il motore di ricerca restituirà solo i risultati che riportano esattamente quelle parole e sarà possibile vevrificare se quella stessa formulazione compare su altre testate. Le potenzialità degli operatori Google sono molteplici e possono essere approfondite a questo link.

Un altro consiglio è quello di leggere sempre la data di pubblicazione di un articolo, così da non rischiare di incappare in notizie non più attuali. 

Così la ricerca Google permette di verificare la data di pubblicazione dell’articolo

Molti siti di disinformazione (ma non solo) non prevedono uno spazio destinato alla data: in questi casi la soluzione è quella di googlare il titolo dell’articolo (sempre tra virgolette alte) e la data comparirà accanto al risultato corrispondente.

Esempio di un articolo di disinformazione senza data

La ricerca inversa per immagini

Non sempre però i contenuti da verificare sono di tipo testuale e non è affatto raro imbattersi in bufale originate da un’immagine contraffatta. In questi casi, il miglior amico del fact-checker è Google Immagini, il servizio che permette di effettuare una ricerca Google partendo una singola foto o da un fotogramma. Grazie a Google Immagini – e a servizi analoghi come TinEye e Bing – è possibile scoprire di più di un’immagine, indagare la sua reale origine e trovare eventuali articoli di fact-checking ad essa dedicati. 

La stessa ricerca può essere fatta anche partendo da un filmato, grazie a preziosi strumenti come il plugin di verifica InVid, che estrae automaticamente i fotogrammi dal video e permette una semplice ricerca inversa.

L’interfaccia di InVid dove incollare l’indirizzo del video

InVid estrae i singoli frame di cui è composto il video

Il sito permette di fare una ricerca inversa per i singoli frame

I verificatori più esperti potranno poi cercare di estrarre i metadati di un contenuto multimediale, ovvero le informazioni relative a chi ha creato un video o un’immagine, dove e in quale data. Queste informazioni sono spesso contenute nello stesso file che intendiamo esaminare e per estrarle sarà necessario utilizzare un sito come Exif Viewer. Questa tecnica funziona quasi sempre con i file scaricati da siti web o passati da amici, mentre la maggior parte dei social network pubblica i contenuti dopo averli ripuliti da tali informazioni. 

Google Fact-Checking Tool

Un buon modo per risparmiare tempo e fatica è quello di controllare se qualcuno ha già verificato la notizia che intendiamo approfondire. In questo caso si può ricorrere al Google Fact-Checking Tool, uno strumento che aggrega gli articoli di fact-checking pubblicati in tutto il mondo su un determinato tema, persona o evento.

L’interfaccia di Google Fact-Checking Tool è intuitiva e per interrogare il vasto database basterà utilizzare una chiave di ricerca (proprio come accade con il motore di ricerca Google). Si tratta di uno strumento molto valido, che potrà essere utilizzato per i contenuti di disinformazione più ostici.

Homepage di Google Fact Check Explorer

Il nostro servizio di segnalazioni

Vi ricordiamo infine il servizio WhatsApp di Facta, grazie al quale potrete interagire con la nostra redazione e segnalare ogni potenziale contenuto di disinformazione. 
Se una notizia non vi convince, basterà inviarcela al numero +39 342-1829843 oppure cliccare su questo link e utilizzare WhatsApp Web: per attivare la chat è sufficiente scrivere «Ciao». Ci occuperemo della verifica, rispondendo ai dubbi con un articolo pubblicato sul nostro sito web.


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Comments (2)

  • Cinzia

    Perché nell’immagine di testa le silhouette sono tutte di donne (forse tranne 1), parlando di disinformazione?
    Non (ancora) per polemica, se esiste un motivo. Attendo e grazie.

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    • Facta

      Buongirno Cinzia, è un immagine stock non ha nessun intento di indicare le donne come diffusori di notizie false 😉

      reply

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