L’indagine sulle siringhe scelte da Arcuri è reale, ma per ora non ci sono prove di un costo «fino a sei volte» superiore - Facta
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L’indagine sulle siringhe scelte da Arcuri è reale, ma per ora non ci sono prove di un costo «fino a sei volte» superiore

Il 29 gennaio 2021 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un articolo pubblicato il 27 gennaio dal quotidiano Libero. L’articolo oggetto della nostra verifica si intitola “Domenico Arcuri, la Corte dei Conti indaga sulle siringhe: Pagate sei volte il costo originale” e spiega che l’attuale commissario per l’emergenza sarebbe sotto la lente della procura contabile del Lazio che avrebbe aperto un fascicolo «sulla fornitura di 157 milioni di siringhe di precisione, le “Luer lock”, che secondo Arcuri sono le uniche in grado di estrarre sei dosi, invece di cinque, da ogni fiala del vaccino Pfizer».

Secondo quanto riferisce Libero, la spesa sostenuta dall’Italia per questo particolare tipo di siringhe – che a breve tratteremo nel dettaglio – ammonterebbe a 10 milioni di euro, mentre gli aghi standard «stando ad alcune ricostruzioni costerebbero sei volte in meno».

Mentre numerose fonti stampa confermano la notizia di un’indagine della Corte dei Conti, non esiste alcuna prova certa circa l’entità della spesa in eccesso sostenuta dall’Italia. Andiamo con ordine.

Innanzitutto, l’indagine di cui parla Libero esiste davvero e, secondo quanto riferisce la Repubblica, sarebbe solo una tra quelle sul tavolo dei magistrati di Roma, che sono interessati anche alle «forniture di mascherine e all’appalto dei banchi scolastici con le rotelle», di cui si è occupato sempre Arcuri. La notizia è stata riportata anche dal Fatto Quotidiano, che spiega come la procura non si sarebbe mossa in autonomia, ma dopo un esposto dell’ex europarlamentare di Fratelli d’Italia Enzo Rivellini

Veniamo ora ai fatti oggetto dell’indagine. La Corte dei Conti intende verificare se la spesa sostenuta dall’Italia per acquistare le siringhe utilizzate per somministrare il vaccino anti-Covid sia stata proporzionale ai benefici, o se invece, un risultato analogo poteva essere ottenuto con un prezzo inferiore. Il nodo cruciale riguarda la tipologia di siringhe ordinate da Arcuri, che utilizzano il sistema Luer Lock, ovvero un cono che permette l’avvitamento di aghi, filtri, speciali connettori tra siringhe e tappi, al corpo della siringa in modo stabile e sicuro, per evitare accidentali fuoriuscite e perdite.

Secondo Arcuri, questo sistema sarebbe quello «più performante», formula che alcuni giornali hanno giustificato con la capacità di estrarre 6 dosi (anziché 5) da ogni flaconcino del vaccino prodotto da Pfizer. Come ha spiegato dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), tuttavia, per ottenere lo stesso risultato sarebbe bastato scegliere «siringhe e/o aghi a basso volume morto», dove per “volume morto” si intende «la quantità di liquido che resta nella siringa e nell’ago al termine dell’iniezione». Il sospetto è dunque che la decisione presa dal commissario Arcuri abbia fatto spendere all’Italia più soldi del dovuto.

Non esiste tuttavia alcuna prova che la fornitura di siringhe “a basso volume morto” costi effettivamente sei volte meno rispetto a quella di siringhe Luer Lock. Come ha testimoniato l’imprenditore del settore Stefano Marconi alla trasmissione di La7 Tagadà, questa differenza sarebbe di circa 2,5 volte, mentre Domenico Arcuri assicurava che «la differenza è di pochi centesimi». Entrambe le informazioni risultano al momento non verificabili, poiché conosciamo il valore della base d’asta per le siringhe comuni, ma non quello per le luer lock: Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana) non ha infatti mai pubblicato bandi relativi a questa tipologia di siringhe in precedenza, mentre le forniture bandite per l’emergenza Covid-19 sono a “offerta aperta”, ovvero senza base d’asta. 

Secondo un articolo pubblicato il 30 gennaio da Repubblica, la richiesta delle siringhe Luer Lock sarebbe contenuta in un documento inviato ad Arcuri dall’azienda farmaceutica Pfizer, ma parliamo ancora una volta di documento non accessibili al pubblico. Sarà ora la Corte dei Conti a stabilire se la spesa di 10 milioni di euro possa essere considerata adeguata o meno.

Immagine di copertina: photo credits: dpcgov via Flikr

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