Non è dimostrato che un «disturbo immunitario letale» sia correlato ai vaccini a mRna - Facta
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Non è dimostrato che un «disturbo immunitario letale» sia correlato ai vaccini a mRna

Tra l’11 e il 12 febbraio 2021 è stato condiviso oltre 500 volte su Facebook un articolo pubblicato l’11 febbraio 2021 dal sito Database Italia (che, come avevamo raccontato, è stata una delle piattaforme che si è distinta per aver diffuso disinformazione in Italia nel 2020), intitolato «Vaccini a mRna: negli Stati Uniti i primi segni di un disturbo immunitario letale». L’articolo riassume il contenuto di un’inchiesta pubblicata l’8 febbraio 2021 dal New York Times che riporta 36 casi, negli Stati Uniti, di una malattia nota come porpora trombocitopenica immune (Pti) comparsa poco tempo dopo la vaccinazione con i vaccini Pfizer/BioNTech o Moderna, basati sulla tecnologia a mRna. Si tratta di una malattia autoimmune che impedisce la coagulazione del sangue, con il rischio di emorragie interne. Uno dei pazienti di cui si parla nell’inchiesta è deceduto per emorragia cerebrale a causa di questa malattia. 

I casi sono reali, ma non ci sono prove di una correlazione con il vaccino contro la Covid-19. Facciamo chiarezza.

Dell’ipotesi di una associazione tra Pti e vaccino contro la Covid-19 avevamo già parlato a gennaio 2021, a proposito della notizia di un decesso per Pti avvenuto giorni dopo il vaccino Pfizer/BioNTech, quello del ginecologo americano Gregory Michael. Ora il New York Times discute, assieme a questo, altri 35 casi della stessa malattia che però non hanno riportato conseguenze fatali, segnalati al sistema statunitense di monitoraggio di sicurezza dei vaccini, Vaers

Come abbiamo raccontato, i Vaers e analoghi sistemi di sorveglianza non possono dimostrare se una persona si è ammalata o è deceduta in seguito al vaccino o se si tratta di una coincidenza. Vaers non fa altro che raccogliere le segnalazioni di eventi avversi, che poi vengono usate per stabilire se i vaccini aumentano o meno l’incidenza di una condizione clinica. 

Secondo James Bussel, ematologo del Weill Medical College dell’Università Cornell di Ithaca (New York), esperto di Pti ed interpellato dal New York Times, potrebbe esserci effettivamente un legame con il vaccino contro la Covid-19, in analogia con quanto è stato osservato con altri vaccini (ne avevamo accennato qui). 

L’articolo del New York Times però sottolinea (e lo specifica anche l’articolo di Database Italia) che la correlazione al momento non è dimostrata. Come è stato riportato dalla Food and Drug Administration (Fda) americana secondo l’articolo del New York Times e, indipendentemente, anche dal blog Nejm Journal Watch della rivista medico-scientifica New England Medical Journal, al momento l’incidenza di Pti tra i vaccinati è molto simile a quella della popolazione non vaccinata. 

Se anche si trattasse di una vera correlazione, si tratterebbe di un effetto collaterale estremamente raro, fa notare il blog del New England Medical Journal: 36 casi su 31 milioni di vaccinati, un caso su un milione circa, e di questi solo uno mortale. I medici consultati dal New York Times concordano tutti che questo minuscolo rischio potenziale non è un buon motivo per evitare la vaccinazione contro la Covid-19, malattia che comporta conseguenze molto peggiori. 

In conclusione, è vero che dal sistema di sorveglianza statunitense sui vaccini sono stati registrati casi di Pti, una seria malattia del sangue, in seguito alla somministrazione del vaccino. Non è però ancora dimostrata nessuna correlazione, anche se alcuni specialisti non si sentono di escluderla. L’incidenza di questa patologia al momento sembra la stessa tra vaccinati e non vaccinati, e solo un caso si è rivelato fatale. Ricordiamo ai lettori che, anche se venisse dimostrata in futuro una correlazione, tutti i dati dimostrano che i vantaggi dei vaccini contro la Covid-19 superano ampiamente i rischi.

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Comments (2)

  • Cincinnatus

    Peccato che la PTI l’hanno presa dopo pochi giorni dal vaccino … che coincidenza….

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    • Facta

      Buongiorno Cincinnatus, infatti non si tratta di una notizia falsa ma di una notizia, ad oggi, senza prove.

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