Che cosa c’è di vero e che cosa no nell’intervista virale a Giorgio Palù - Facta
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Che cosa c’è di vero e che cosa no nell’intervista virale a Giorgio Palù

A partire dal 18 ottobre 2020 è diventato virale su Facebook ed è stato più volte segnalato via Whatsapp alla redazione di Facta un video della durata complessiva di 13 minuti contenente alcuni brani di un’intervista con il professor Giorgio Palù sul tema dell’attuale pandemia.

Secondo il curriculum pubblicamente disponibile sul sito dell’Università di Padova, Palù è un medico, docente emerito di microbiologia (oggi in pensione) ed ex direttore del Dipartimento di medicina molecolare presso l’Università di Padova. Palù è anche tra i soci fondatori della Società italiana di virologia – ente che riunisce esperti di virologia per promuovere la ricerca nel campo – di cui ha ricoperto il ruolo di presidente dal 2013 al 2019

Il video diventato virale su Facebook è in realtà il risultato di un montaggio dei punti cruciali di un’intervista più lunga (della durata complessiva di circa 93 minuti) che Palù ha rilasciato il 14 ottobre 2020 alla trasmissione Primus inter pares della rete televisiva locale TV7 Triveneta. Il montaggio contiene un watermark della pagina Facebook “Buffonate di Stato”, che ha condiviso il 18 ottobre il filmato: ad oggi esso conta oltre 113.000 condivisioni. 

Il tema centrale del video è la pandemia. Palù ha parlato dei pazienti positivi alla Covid-19 e dei ricoveri negli ospedali italiani, della percentuale di asintomatici, della letalità della malattia se confrontata con incidenti stradali e suicidi, e ha paragonato la gestione dell’emergenza sanitaria in Italia e nel resto del mondo.

Ripercorrendo passo dopo passo i contenuti del video diventato virale sui social network e confrontandolo con la versione originale dell’intervista, abbiamo verificato le diverse informazioni riportate da Palù. Non tutto quello che viene riportato è vero, e quello che è vero è riportato spesso, anche a causa del montaggio, in modo fuorviante. 

Tamponi, esito positivo e pazienti Covid

Nella parte iniziale del video che ci è stato segnalato, si parla dei tamponi molecolari, del possibile esito positivo e dei ricoveri di pazienti Covid in Italia durante la seconda ondata di pandemia. Palù ha sostenuto che nel momento in cui il risultato di un tampone per Sars-Cov-2 dà un esito positivo, non è detto che questo implichi che nell’organismo del soggetto che vi si è sottoposto vi sia un virus capace di contagiare. Al contrario, il risultato potrebbe essere legato alla presenza di «un po’ di acido nucleico del virus, ma non è detto che quell’acido nucleico rappresenti una particella virale infettante: può essere un residuo, un virus morto, oppure non è detto che quell’acido nucleico sia rappresentante di una concentrazione di virus  sufficiente a infettare».

Post pubblicato su Facebook dalla pagina “Buffonate di Stato” il 18 ottobre 2020 e contenente estratti dell’intervista di Giorgio Palù alla trasmissione Primus inter pares (TV7 Triveneta) del 14 ottobre 2020

È vero che diversi studi (qui, qui, qui ad esempio) mostrano che, in alcuni casi, un tampone Sars-Cov-2 con esito positivo possa non corrispondere alla presenza di virus capace di infettare, perché alcuni frammenti inattivi di genoma virale possono rimanere nelle cellule. Ciò accade però, stando agli studi sul tema oggi disponibili, per lo più verso la fine della malattia. Si tratta, quindi, di un discorso che risulta corretto fare al momento di far uscire le persone dall’isolamento domiciliare e non prima. 

Nella parte iniziale del filmato, invece, Palù riporta questo dato senza precisare il centrale aspetto temporale evidenziato negli studi, non fornendo quindi il contesto per comprendere correttamente la portata delle informazioni. L’ex professore è poi impreciso anche per un altro aspetto: si riferisce agli asintomatici, mentre negli studi si parla di possibili tracce non infettive di virus presenti dopo lo sviluppo dei sintomi e la loro successiva guarigione. Sappiamo poi che le persone positive prive di sintomi possono avere comunque una carica virale importante ed essere altamente contagiose, come abbiamo approfondito di recente.

Verso la fine dell’intervista completa, Palù mostra una diapositiva che torna su questo punto, con un grafico tratto da un articolo del 30 settembre 2020 pubblicato dal New England Journal of Medicine. In questa immagine, assente dal montaggio video che è diventato virale, si mostra che effettivamente esiste una finestra in cui un soggetto può essere positivo al tampone ma non infettivo anche prima della comparsa dei sintomi, ma si vede anche che tale finestra è estremamente breve rispetto a quella dopo il decorso della malattia. 

Nei minuti successivi Palù ha parlato dei ricoveri Covid, dichiarando che «molti di questi ricoverati [si riferisce ai ricoverati per Covid-19 al momento dell’intervista, n.d.R.] hanno sintomi lievi. Alcuni sono ricoverati per ragioni sociali, perché non hanno a casa nessuno».

Per accertarci di quanto dichiarato, abbiamo contattato alcuni dei principali ospedali italiani per la lotta alla pandemia e chiesto loro qual era il carico di ricoveri di pazienti Covid a metà ottobre, quando Palù ha rilasciato la sua intervista. Nell’attesa di eventuali risposte – che saranno pubblicate come aggiornamenti di questo articolo – possiamo sicuramente dire che tra il 22 e il 23 ottobre – più di una settimana dopo l’intervista di Palù – c’erano state lamentele (per esempio a Roma da parte del sindacato medico Anaao Assomed, e a Genova da parte del direttore Anestesia e Rianimazioni dell’Ospedale San Martino) sul fatto che i Pronto soccorso faticassero a gestire un carico importante di casi sintomatici non gravi, magari solo per fare un tampone. 

Il timore era che eventuali ricoveri non essenziali  mettessero a ulteriore prova il nostro sistema sanitario. Il 22 ottobre il segretario dell’Anaao Assomed Lazio, Guido Coen Tirelli, ha dichiarato a Adnkronos che «la mancanza di organizzazione ci fa temere: se ci arrivano pazienti sintomatici non possiamo mandarli a casa anche se non gravi. Eppure potrebbero essere curati a domicilio» se ci fosse un servizio dedicato.

Se quindi le affermazioni di Palù potevano essere in qualche modo valide fino a qualche giorno dopo l’intervista, nel momento in cui scriviamo – 27 ottobre – la situazione è invece in grave peggioramento, come mostra anche la rapida accelerazione dei ricoveri in terapia intensiva, che sono raddoppiati dal giorno dell’intervista a Palù a oggi. Le testimonianze più recenti inoltre suggeriscono che, per esempio a Milano, la condizione dei malati che si presentano in ospedale negli ultimi giorni sia in media piuttosto grave. 

Gli asintomatici

Dopo aver fatto riferimento alla condizione in cui si trovano gli ospedali italiani, Palù ha ampiamente parlato di una categoria che spesso nelle ultime settimane è stata al centro di dibattiti e domande: gli asintomatici. L’ex professore ha sostenuto che oggi in Italia gli asintomatici sono il «95 per cento» e si è retoricamente domandato che senso abbia «inseguire e tracciare gli asintomatici» dal momento che sono la maggior parte dei pazienti Covid.

Gli asintomatici in Italia non sono il 95 per cento dei positivi: come abbiamo scritto recentemente, al 13 ottobre 2020 – giorno precedente all’intervista rilasciata da Palù – stando ai dati forniti dall’Istituto superiore di sanità, le persone prive di sintomi al tampone erano il 55,6 per cento. Tra questi, gli asintomatici veri e propri – ovvero positivi a Sars-Cov-2 che non sviluppano mai sintomi per tutto il corso dell’infezione – sono stimati circa il 20 per cento del totale. 

Ricordiamo poi che i presintomatici, ovvero le persone che non hanno ancora sintomi ma che stanno incubando la malattia Covid-19, sono tra i principali diffusori della pandemia, responsabili dal 40 all’80 per cento dei contagi secondo vari studi (es. qui e qui).

Si tratta quindi di una categoria alla quale va dedicata una particolare attenzione nell’ottica del contenimento del contagio. Su questo punto, ci troviamo d’accordo su quanto sostenuto da Palù nella versione completa dell’intervista (dettaglio non presente invece nel montaggio virale) quando l’ex professore  ha chiarito che seguire gli asintomatici è utile, in cluster limitati di contagio o all’inizio della pandemia. 

Covid-19, incidenti stradali, suicidi: confronti su letalità e mortalità

Durante la sua intervista, Palù ha poi dedicato spazio al confronto tra la letalità «relativamente bassa» della Covid-19 (che, secondo l’ex professore «oscilla tra lo 0,3 e lo 0,6 per cento») e quella annuale «degli incidenti stradali, dei suicidi» e «delle patologie respiratorie per causa di nanopolveri». Con quest’ultimo termine presumibilmente Palù si riferisce a polveri sottili come le Pm2.5, concausa di tumori al polmone e altre patologie respiratorie e cardiovascolari.

Cominciamo con il distinguere tra mortalità e letalità (come fa correttamente, tra l’altro, anche Palù nell’intervista completa). La mortalità è il numero di persone decedute nel complesso per una data causa all’interno di una popolazione (come, ad esempio, quella italiana). Il tasso di letalità di una malattia è invece la percentuale di malati o – nel momento in cui parliamo di malattie infettive – di persone venute a contatto con il virus che ne causa poi il decesso. 

Non ha quindi senso impostare un confronto basato sulla «letalità» tra Covid-19 e incidenti stradali o suicidi, dal momento che solo nel primo caso si ha a che fare con una malattia. Probabilmente Palù parlando ha fatto confusione sull’utilizzo dei termini.

Inoltre, per quanto riguarda la letalità della Covid-19, è molto difficile ottenere un numero unico che abbia senso (qui una spiegazione dettagliata) poiché dipende da diversi fattori: l’età e le condizioni pregresse dei malati, le capacità di tracciare le persone con scarsi o nessun sintomo, il tipo di cure a cui i pazienti riescono ad accedere e altri fattori (qui numerosi esempi di come può variare questo valore). 

Secondo l’ultimo bollettino complessivo dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 13 ottobre 2020, la letalità apparente della Covid-19 è del 10,1 per cento. Questo numero però soffre del fatto che, da un lato, durante la prima ondata di Covid-19 venivano tracciati quasi solo i sintomatici, e dall’altro, che molti decessi da Covid-19 non sono stati registrati come tali. Possiamo provare a ottenere un ordine di grandezza più realistico, fermo restando che si tratta di un calcolo approssimato, sapendo che la sieroprevalenza, a fine luglio 2020, era di circa il 2,5 per cento, pari a 1.482.000 persone circa. Messi insieme, questi numeri suggeriscono una letalità approssimativamente intorno al 3 per cento, ovvero 3 decessi ogni 100 infetti. 

Chiarito questo punto, proviamo ad impostare un confronto basato sulla mortalità cosa che, forse, voleva fare Palù. 

Oggi sappiamo, come hanno scritto i nostri colleghi di Pagella Politica, che ci sono stati oltre 37.400 decessi Covid ufficiali, e un totale di circa 47.000 decessi in eccesso, rispetto alla media degli anni precedenti, tra gennaio e agosto 2020 ovvero durante la prima ondata di pandemia. Quest’ultima cifra, come ha spiegato sempre Pagella Politica, rappresenta una stima probabilmente più accurata dell’effettiva mortalità da Covid-19, in quanto permette di contare anche sia i decessi diretti da Covid-19 che non sono stati registrati come tali, sia i decessi indiretti dovuti alla pressione sul sistema sanitario nelle settimane più critiche della prima ondata. 

Come comunicato dall’Istat l’8 ottobre 2020, nel 2019 – dato più recente – gli incidenti stradali in Italia hanno causato 3.173 vittime, meno di un decimo rispetto a quelle attribuite alla Covid-19. Passando ai suicidi, questi in Italia hanno un tasso di mortalità simile agli incidenti stradali: gli ultimi dati disponibili e forniti dall’Istituto superiore di sanità ci dicono che nel 2016 nostro Paese le vittime di suicidio sono state 3.780. 

È invece vero che le stime annue dei morti per polveri sottili in Italia sono superiori (anche se dello stesso ordine di grandezza) a quelle finora avvenute nel 2020 per Covid-19. I dati dell’European Environment Agency attribuivano alle polveri sottili una stima di 58.600 decessi in Italia per l’anno 2016. 

Covid-19, Sars e Mers

Continuando a parlare di letalità, Palù ha poi sostenuto che «la letalità per la Sars era del 10 per cento e della Mers, due coronavirus che si sono estinti nel giro di un anno circa, del 37 per cento». Sars e Mers sono, ricordiamo, due malattie respiratorie causate da altri coronavirus. 

I numeri citati sulla letalità (intesa come case fatality rate, numero di decessi sui casi ufficiali) di Sars e Mers sono in sostanza corretti (Lancet riportava a luglio 2020 9,7 per cento per Sars e 34 per cento per Mers). È vero poi che non ci sono più stati casi riportati di Sars da maggio 2004 ma è sbagliato sostenere che il coronavirus che causa la Mers si sia estinto «nel giro di un anno»: il primo caso riportato è del 2012 e, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control, dal 1° gennaio al 1° settembre 2020 sono stati riportati 61 casi di Mers.  

La pandemia in Italia e all’estero

Nella seconda parte del filmato diventato virale sui social network si parla poi della gestione della pandemia in Italia e in altri Paesi. Palù ha detto che gli italiani sono i «detentori del record mondiale della letalità per coronavirus».

In realtà – al 28 ottobre 2020 – l’Italia è al secondo posto per la letalità apparente (stimata a partire dai positivi e decessi ufficialmente riportati) da Covid-19 dietro il Messico. Come tasso di mortalità (decessi da Covid-19 ogni 100.000 abitanti), il nostro Paese è al momento all’ottavo posto, dietro Belgio, Brasile, Spagna,  Messico, Stati Uniti, Regno Unito e Argentina. 

Superato il discorso relativo al «record mondiale della mortalità da coronavirus», Palù è passato al Regno Unito sostenendo che «gli inglesi avevano detto, all’inizio, bisogna che isoliamo i nostri anziani… e dobbiamo immunizzarci contro questo virus, non c’è altra soluzione naturale. Quindi era un approccio pragmatico».

Il professore fa riferimento all’approccio dell’immunità di gruppo (o di gregge) che era stato considerato dal Regno Unito nella prima metà di marzo, all’inizio dell prima ondata pandemica. Lungi dall’essere un «approccio pragmatico», oggi il consenso scientifico è che il raggiungimento dell’immunità di gregge non è una strategia percorribile per contenere Covid-19, come denunciato a ottobre dalle principali riviste scientifiche e mediche mondiali come Nature, Lancet e Jama

Per Lancet, «la trasmissione incontrollata [del virus] nei più giovani pone il rischio di una grave incidenza di malattia e mortalità lungo tutta la popolazione. In aggiunta al costo umano, questo avrebbe un impatto sulla forza lavoro in generale e supererebbe la capacità dei sistemi sanitari di provvedere cure di routine […]. Tale strategia non terminerebbe la pandemia di Covid-19 ma risulterebbe in epidemie ricorrenti, come è stato per numerose malattie infettive prima dell’avvento delle vaccinazioni» e porterebbe infatti a «centinaia di migliaia di morti in più» nei soli Stati Uniti. 

Una strategia parzialmente ispirata all’immunità di gregge è stata tentata in Svezia e ha portato a una mortalità altamente superiore a quella di Paesi confinanti e confrontabili demograficamente e culturalmente, come Norvegia e Danimarca. Inoltre in Svezia l’isolamento degli anziani dalla pandemia è fallito: a maggio 2020 quasi la metà delle morti da Covid-19 in Svezia era nelle case di riposo.

Le terapie intensive e i contagi tra i giovanissimi 

Giorgio Palù ha poi riportato alcuni dati relativi alle terapie intensive. Secondo l’ex professore,  «abbiamo poche persone in rianimazione, lo 0,5 per cento di tutti i casi positivi»

Benché il dato sia vicino a essere corretto (lo 0,7 per cento dei positivi era in condizioni critiche secondo l’ultimo report Iss, al 13 ottobre 2020), bisogna intendersi su cosa siano «poche». I posti di terapia intensiva in Italia sono stimati essere 6.458 a ottobre secondo Quotidiano Sanità, e nel momento in cui scriviamo (27 ottobre 2020) 1.284 sono occupati da pazienti Covid-19, ovvero il 18,71 per cento. Ci sono, tra le altre, anche situazioni estreme come l’Umbria dove al momento in cui scriviamo su 97 posti disponibili, 38 sono occupati solo da malati Covid-19. 

A questi numeri si deve aggiungere la normale occupazione delle terapie intensive da pazienti con altre patologie: il tasso di occupazione medio prima della pandemia era di 48,4 per cento per (all’epoca) 5.090 posti, quindi approssimativamente 2.500 posti devono essere considerati come già occupati. Questo significa che la Covid-19 al momento ha aumentato circa del 50 per cento il numero dei pazienti in terapia intensiva.

Subito prima di questa frase, nell’intervista completa Palù effettivamente denuncia il fatto che la pandemia è in fase esponenziale e che questo «ci deve giustamente preoccupare: più aumenta l’incidenza, più possono aumentare i ricoveri per casi gravi e la letalità». Il montaggio virale su Facebook e WhatsApp omette invece queste affermazioni.

Nella parte conclusiva del video frammentario diffuso sui social network, Palù ha infine sostenuto che i bambini e i giovani «non si ammalano […] perché sono belli sani». Non è però vero che bambini e giovani non contraggono la Covid-19 e non subiscono conseguenze dalla malattia. 

Circa metà dei bambini e adolescenti positivi al virus a Sars-Cov-2 sviluppa sintomi, come riportato da Science. Nei bambini il nuovo coronavirus può causare una seria sindrome infiammatoria (riportata anche in Italia) con febbre, ipotensione, dolore addominale e disfunzioni cardiache. Benché di certo i decessi siano di gran lunga superiori tra gli anziani, dall’inizio della pandemia al 22 ottobre, secondo il rapporto Iss sui deceduti, ci sono stati in Italia 90 decessi da Covid-19 tra le persone sotto 40 anni, di cui 15 nella fascia tra 20 e 29 anni e 4 tra i bambini sotto i 9 anni. Il 10 ottobre il primario di Rianimazione al Policlinico di Milano, Antonio Pesenti, denunciava che «l’età media dei ricoverati è scesa da 71 a 61 anni, con malati gravi anche fra i quarantenni e in alcuni casi anche più giovani».

In conclusione

Il montaggio dell’intervista che vede protagonista Giorgio Palù e diventata dal 18 ottobre virale sui social network italiani riporta alcune affermazioni medico-scientifiche che sono fuorvianti se private di un contesto più ampio o se si dimentica che nel frattempo la situazione pandemica è cambiata. Il montaggio priva alcune affermazioni dell’ex professore dal contesto in cui erano inserite nell’intervista completa.

Quanto sostenuto da Palù sul numero degli asintomatici («95 per cento») è in contrasto con i dati epidemiologici, e le dichiarazioni sulla potenzialità di contagio di questi individui sono per lo più parziali e fuorvianti. I confronti che vengono fatti tra la pericolosità del Covid-19 rispetto ad incidenti stradali e suicidi sono errati e confutati dai dati ufficiali così come risultano imprecisi i dati riguardanti la Mers e la sua diffusione. 

L’accenno al potenziale raggiungimento dell’immunità di gregge come «approccio pragmatico» al contenimento della pandemia è invece del tutto fuorviante, nel momento in cui non si ricorda che tale approccio è stato decisamente rifiutato da pressoché l’intera comunità scientifica.

Infine, le affermazioni di Palù sull’occupazione delle terapie intensive sono datate, e limitandosi a restituire le percentuali di ricoverati su tutti i positivi non offrono il giusto contesto della gravità della situazione, che deve invece tenere conto del numero limitato di posti disponibili rispetto alla larga diffusione del contagio. Il montaggio del video omette il punto in cui, subito prima, Palù mette in guardia proprio dall’andamento esponenziale della pandemia in questo momento storico. Infine, è bene ricordare che Covid-19 è potenzialmente pericolosa anche per le fasce più giovani della popolazione.

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Comments (65)

  • Riccardo

    Vi consiglio di fare un controllo anche sul suo CV. Non tutto quello che vi si legge è vero: ad esempio, lui dichiara (e viene così presentato spesso nelle interviste) di essere “professore all’Università di Philadelphia”, nello specifico, secondo il suo CV, alla Temple University di Philadelphia. Tuttavia sul sito dell’università in questione non c’è traccia di Palù. Ho anche contattato l’università che mi ha confermato che non conoscono nessun Giorgio Palù, e che questo non risulta essere professore da loro. Che se lo sia inventato?

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    • Facta

      Buongiorno Riccardo,
      nella nostra verifica abbiamo contattato l’università che ci ha confermato che Palù è professore associato del Sbarro Institute and department of Biology College of Science and Technology at Temple University.
      Non crediamo quindi che abbia mentito sul suo CV.

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      • Riccardo

        Ho contattato anche io l’università, e mi hanno datto il contrario. Ho copia delle emails. Curioso.

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        • Facta

          Buongiorno Riccardo,
          non so come possiamo procedere anche in virtù della privacy, se vuoi puoi inoltrarci la mail o fare uno screenshot e mandarlo a Nostra mail.
          Ho visto personalmente la mail che il nostro fact-checker ha ricevuto, ma, per ovvi motivi, non la posso pubblicare qui.
          Se hai altre proposte per trovare un modo per confrontarci, siamo a tua disposizione.

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          • Riccardo

            Vi ho inviato una mail con le informazioni che ho raccolto io e il print screen della mail della Temple University, School of Medicine, dove dice di essere professore secondo i suoi vari CV. Voi citate lo Sbarro Institute, ma nei suoi CV non lo cita mai, parla invece della School of Medicine dove mi dicono di non conoscerlo. Aspetto notizie!

          • Facta

            Buongiorno Riccardo,
            grazie mille, ti risponderemo appena possibile.

    • Giovan Battista Basile

      Buongiorno, nella vostra precisa analisi, credo ci sia un errore in quanto Palu’ dice che il totale fra asintomatici e sintomatici con lievi sintomi è del 95%. Anche nella sintesi dei 13 minuti questa affermazione è chiara. Giovan Battista

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  • Antonio

    Non mi trovo con alcuni dati, ma potrebbe essere un problema mio, metodologico (non sono un epidemiologo, un esperto di statistica o di scienze affini). Chiedo a voi dove potrei aver sbagliato e perché le mie conclusioni potrebbero essere sbagliate/non generalizzabili.

    Ho valutato i dati della regione Campania. Dal 15 ottobre, infatti, l’aggiornamento quotidiano sulla situazione Covid riporta anche il dato dei soggetti sintomatici sottoposti al tampone [premessa importante: non sono riuscito a capire cosa intenda per “sintomatico” ed “asintomatico” la regione Campania].
    Ad ogni modo, sommando manualmente tutti i dati dal 15 ottobre al 28 ottobre, risultano 25.137 positivi e 1.187 sintomatici. La percentuale di sintomatici in Campania, dunque, mi risulta del 4,72% circa.

    Stessa cosa per quanto riguarda la letalità.
    Ho calcolato (tutto a mano), sempre per quanto riguarda la Campania, il numero di positivi ed il numero di deceduti dal 1 settembre al 28 ottobre [non ho considerato i dati precedenti, un po’ per pigrizia, un po’ perché la letalità poteva risultare maggiore causa tamponi ridotti/effettuati ai soli sintomatici].
    I positivi totali risultano essere 38.468, i morti 178, con una letalità dello 0,462%.
    A presto e grazie.

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    • Facta

      BUongiorno Antonio,
      innanzitutto c’è una questione fondamentale: tra tutte le persone risultate positive il 55,9% risulta PRESINTOMATICO, il che significa che al momento del tampone non sembrano avere sintomi.
      Successivamente l’80% dei 55,9% inizierà a mostrare sintomi (più o meno gravi) e invece solo il 20% rimarrà totalmente asintomatico per tutto il decorso (in questo caso molto breve).
      A questo proposito abbiamo scritto un articolo che, se hai piacere, ti consiglierei di leggere.

      reply
      • Antonio

        Grazie.
        L’avessi letto primo, mi sarei risparmiato il commento.
        Direi che la prassi “campana”* di riportare i casi “sintomatici” al tampone sia un filo fuorviante. Io, almeno, ci sono cascato.
        A presto

        *non so se anche le altre regioni fanno lo stesso.

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  • Nicola

    Mi avete risparmiato un sacco di lavoro perché le stesse cose le avevo pensate e avrei voluto postarle🤣😊

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    • Valentino

      solo un grazie a voi per questo benemerito lavoro di fact-checking, quanto ne abbiamo bisogno in questo mondo! spero vi leggano in tanti, grazie ancora a tutti, bravi!

      reply
  • Paolo

    Buongiorno, in Italia sembra sia tutto discutibile e opinabile, anche il CV di un professore stimato come Palù Giorgio. Ma mentre le pubblicazioni del prof. Palù e le ricerche sono menzionate in riviste di medicina, non vedo il CV e le pubblicazioni di chi lo critica o lo corregge, compreso il sig. Riccardo che afferma essere falso il CV del Palù e che afferma addirittura di aver telefonato all’università di Philadelphia per accertarsi della falsità, ridicolo. Chi sa chi avrà chiamato. L’Italia non riuscirà mai a risollevarsi se questo è il livello di cultura che esprimiamo.

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    • Facta

      Buongiorno Paolo,
      abbiamo contattato anche noi lu’università, che ci ha confermato la presenza di Palù come docente associato.

      reply
    • Riccardo

      Paolo, guardi, io sono un ricercatore in un importante laboratorio internazionale, ho i miei contatti. Palù scrive “School of Medicine, Temple University”, io ho avuto il nome della persona responsabile per i faculty affairs alla School of Medicine e chiesto a lei. Che mi ha detto che il tale non risulta nel loro database. Fine. Ahimè, se lei frequentasse gli ambienti accademici nostrani, saprebbe bene del malcostume di spacciare una visita guidata per una affiliazione.

      reply
      • Pino Scartabelli

        Mi scusi Signor Riccardo, se è davvero ricercatore in un “importante laboratorio internazionale”, non capisco la ratio del suo intervento. Ovvero, perché non contestare – magari chiedendo confronto pubblico – le affermazioni del prof. Palù, anziché cercare eventuali falle nel suo curriculum vitae che, a prescindere dal fatto che sia stato professore alla Temple University di Ph., è comunque decisamente corposo? Della serie, anziché parlare dell’argomento si parla dell’interlocutore? A me, da cittadino, sembra che molte delle affermazioni fatte dal prof. Palù siano condivisibili, in primis questo carrozzone mediatico che da mesi parla soltanto di coronavirus con aggiornamenti continui – una sorta di “tutto coronavirus minuto per minuto” – sempre decontestualizzati, in modo da far sembrare certi numeri abnormi? Caso eclatante? Se scrivo “i morti da inizio dell’anno per coronavirus sono un milione e 200 mila”, come molti media hanno fatto, sembrano cifra ABNORME e, sia chiaro, sono davvero tanti, ma se si specifica che nello stesso periodo i morti TOTALI al mondo sono quasi 52 MILIONI dei quali oltre 11 MILIONI per malattie infettive, più di 7 MILIONI per cancro, 4,4 MILIONI per fumo, 2,2 causati dall’alcool, etc. etc., è questione totalmente diversa. E decontestualizzare le cifre, per spaventare le persone, è “must” di questa pandemia. Chiedo: davvero ne abbiamo bisogno e per quale motivo? Davvero sono questi gli strumenti per combattere un virus, facendolo sembrare letale ben oltre la sua mortalità accertata, mentre fino a ieri nessuno si interessava (se non in “spot” rapidi, articoli o trasmissioni di denuncia, stile Report…) per i MILIONI di morti l’anno causati da… inquinamento, fumo, alcol e qualsivoglia motivo, compresi quei 10 milioni di persone che risultano nella differenza tra morti coronavirus e morti per malattie infettive diverse? NON è forse terrorismo mediatico? Questo non è negazionismo e nessuno sembra voler parlare di una speculare forma di negazionismo, ovvero l’allarmismo. Come sempre è importante “litigare”, dividendosi in schieramenti e dimenticando che al mondo esistono molteplici colori, mentre noi consideriamo sempre il bianco o nero, in un’infinita partita a scacchi…

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  • Antonio Dalle Rive

    Un grazie sincero.per il vostro buon giornalismo. Ormai una rarità.

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  • Roberto

    Palù nell’intervista integrale ha detto che il Covid-19 ha una letalità 3 – 4 volte quella della influenza ma ha anche detto che i dati dei morti per Covid-19 sono solo provvisori. Sarà l’ISS che dovrà confermarli, epurandoli dai casi di morte naturale, oggi inseriti tra quelli per Covid-19, e altri casi di errore.
    Ha anche detto che il Covid-19 non è la peste. Come dargli torto?

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    • Nevio

      In effetti la peste a differenza della covid-19 al giorno d’oggi è facilmente curabile.

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  • Rosy

    A volte bisogna seguire anche un intuito e non solo controllare i ‘dati’..
    E quando io personalmente ho ascoltato il prof. Palu’ ho avvertito una sensazione di chiarezza, di lucidità nell’inquadrare tutta la situazione. Inspiegabilmente mi fido di quello che dice, cosa che mi capita raramente… A chi si impegna a controllare il CV di una persona come Palu’ se è stato o no docente negli USA, direi che sarebbe molto meglio imparasse ad ascoltare il nocciolo della questione, l’approccio verso questa pandemia… e non contare i vari incarichi del cv.

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  • Beniamino

    Ammiro il tentativo dell’articolo, anche se lo trovo ancora troppo approssimativo.
    Si può fare di meglio, serve maggior impegno nella ricerca dei dati ed un maggior numero di informazioni.
    Coraggio, non fermatevi qui, chi vi legge tenta di capire i fatti, piuttosto che giudicare chi li racconta, non concentratevi sul narratore, ma sui fatti. Buon lavoro 😉

    reply
  • Fulvio

    Un semplice fatto rende impossibile il confronto tra mortalità per coronavirus e per influenza: stiamo spendendo moltissimo per ridurre la prima, molto più di quanto si spenda per la seconda. Nonostante ciò i morti sono tanti e un tanto significa qualcosa.

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    • Facta

      Buongiorno Fulvio,
      il problema e la differenza tra i due virus è quanto incidono sul sistema Sanitario.
      Nel caso della Covid-19 i casi sono molti e tutti concentrati nello stesso periodo, nel caso dell’influenza stagionale, oltre ad essere di meno, sono anche diffusi su diversi mesi.
      La prima blocca gli ospedali e la seconda no.

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      • Fulvio

        Quindi il paragone con l’influenza, che poteva avere senso quando non conoscevamo la situazione, è da respingere alla radice per una questione di metodo, non solo di numeri

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  • Marco

    Quando parlate di occupazione di terapie intensive da malati covid siete parziali … bisognerebbe fare distinguo da malati solo covid a.malati con oltre le varie patologie il covid sarebbe molto più chiaro

    reply
    • Facta

      Buongiorno Marco,
      se le terapie intensive sono sature, e l’anno scorso nello stesso periodo non lo erano, significa che qualcosa è cambiato, e quel qualcosa, è la pandemia.

      reply
      • SERGIO

        E di quando moriva qualcuno in ospedale durante la prima ondata obbligando i medici a refertare che si trattava di morte per Covid cosa ha da dire?

        reply
        • Facta

          Buongiorno Sergio,
          ha modo di dimostrare quanto dice?

          reply
  • Wolf

    C’ è un errore di fondo nelle % fornite , sia in quelle del professore che in quelle di chi lo critica : noi non abbiamo la minima idea di quante persone abbiamo preso il virus e non lo sapremo mai perché non esiste alcun mezzo per saperlo . I positivi al tampone ( a prescindere dalla sua attendibilità ) sono quelli “trovati” non quelli che han preso il virus in questi 10 mesi da quando è apparso sulla scena del mondo . Non sapendo quante persone abbiano preso il virus non potremo mai sapere la % dei morti come pure quella degli asintomatici .

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    • Facta

      Buongiorno,
      per avere un dato preciso del numero di morti bisognerà confrontarlo con i dati Istat. Le consiglio di dare un occhio a questo articolo di Pagella Politica dal titolo: «​12 mila morti mancanti: cosa non torna nei dati sui decessi da Covid-19»

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  • Matteo

    Potreste verificare se in questi mesi di “pandemia” c’è stato un calo di morti attribuite a tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie e se sì di che %?

    reply
    • Facta

      Buongiorno Matteo,
      perchè dovrebbe esserci stato un calo delle morti?

      reply
      • E.B.

        Mi viene spontaneo pensare che uno che in media era destinato a morire di infarto o tumore, invece è stato preso dal covid alcuni istanti prima..

        reply
        • Facta

          Buongiorno E.B.
          Ha modo di dimostrare quanto dice?

          reply
        • Gianni Solve

          Ovvio, ma qualcuno ci tiene molto a non essere ragionevole…

          reply
  • Vincenzo Ragazzi

    Il professor Palu’ ha usato parole chiare e comprensibili a tutti anche a chi non vuol sentire.
    Ha chiarito la reale pericolosità del virus in modo incontestabile con riferimenti oggettivi ed obiettivi.
    Pur lasciano anche alla sua attenta analisi un margine di incertezza, nulla é perfetto, mi sorge spo tanea una domanda anzi 2:-era proprio necessario fermare l’economia.
    E sopratutto a chi giova tutto cio’

    reply
    • Facta

      Buongiorno Vincenzo,
      il problema non è fermare l’economia ma gtrovare un modo per evitare che il Sistema Sanitario nazionale non collassi, permettendo a tutti di accedere alle terapie intensive quando necessario.

      reply
      • Max

        Io il modo l’ho già trovato:
        dare la gestione del sistema sanitario a persone capaci e oneste,
        invece che a criminali come il “Celeste” e altri, che hanno tagliato
        la i fondi per la sanità da 30 anni a questa parte.

        reply
        • Luxgraph

          Bravo! questo e’ il punto! Hanno tagliato alla sanita’ i fondi per oltre 30 anni ed ecco i risultati!

          reply
  • Dave

    Andate a vedere come vengono compilate le schede ISTAT sui decessi ospedalieri. Interviste di Zaia e assessore alla Sanita’ del Veneto. Decessi per infarto , definiti decessi da Covid , quando il oaziente era guarito da Covid 19 da mesi. Falsi in atti pubblici .

    reply
    • Facta

      Buongiorno Dave,
      potrebbe fornire dei documenti a sostegno di questa tesi?

      reply
      • Andrea

        Scusate la curiosità ma perché citate sempre Palu come ex professore?? È STATO radiato forse?? Potete chiarire perché non vi siete sbagliati una volta in tutto l articolo nel citarlo come ex.
        Grazie

        reply
        • Facta

          Buongiorno Andrea,
          semplicemente è in pensione.

          reply
          • Esa Calabria

            Il professore rimane comunque un virologo. Sono gli incarichi da cui si va in pensione non le competenze

          • Facta

            Buongiorno Elsa,
            Noi abbiamo scritto ex professore, non ex virologo.

        • Adriano G. V. Esposito

          Andrea, scrivono ex professore per cercare di squalificarlo, un mod davvero meschino di procedere.

          La verità è che in Italia è dovuto andare in pensione, perché in Italia non c’è modo di evitarlo, ma ovviamente andando in pensione non si perde il titolo, non si è “ex professori”. Si è professori, al massimo se si vuole, si può aggiungere in pensione.

          reply
          • Facta

            Buongiorno Adriano,
            si scrive ex professore, semplicemente quando un professore va in pensione o non ricopre più una cattedra.

      • Max

        C’è una videoconferenza in cui Zaia lo dice,
        rintracciabile in rete senza problemi, l’ho vista anch’io.

        reply
        • Facta

          Buongiorno Max,
          Puoi inviarci la tua segnalazione cliccando su Invia la tua segnalazione oppure cliccando sul bottone whatsapp presente in tutte le pagine del nostro sito o in alternativa mandarci una messaggio, sempre su whatsApp CLICCANDO QUI e, una volta che si è aperta inviare il messaggio preimpostato.

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  • Dave

    https://youtu.be/C0O6UpXgdhg

    C’e’ tutta la conferenza stampa di Zaia e del suo assessore in cui viene spiegato come vengono compilati i moduli Istat nelle terapie intensive venete. Questo sui numeri farlocchi dati dall’Istat.

    reply
    • Facta

      Buongiorno Dave,
      grazie della segnalazione, il team di verifica la sta analizzando.

      reply
  • Carlo Vadacer

    Secondo me Palu può aver detto un sacco di fregnacce ma su una cosa non sbaglia: la gente che si espone parlando di questo delicatissimo argomento deve essere accreditata e non dovrebbe parlare a proprio nome ma a nome della comunità scentifica che rappresenta.

    Siamo un popolo di boomers che alimentanto le proprie conoscenze su social network o programmi trash.

    Informazioni sbagliate e/o fuorvianti date su un argomento così delicato -soprattutto- se fornite in un momento come questo sono più pericolose del virus stesso.

    reply
  • Pierangelo

    Solo un commento su chi insiste a mettere in dubbio il numero dei morti a causa del Covid. Premesso che non capisco sinceramente quale possa essere la ragione che deliberatamente qualcuno tenda ad attribuire un numero maggiore e falso di morti per Covid, io che abito in provincia di Bergamo ho visto quale è stata la mortalità in tutti i nostri comuni nei primi mesi della pandemia, quando in un mese morivano tante persone quante l’intero anno prima. Non solo, il numero ufficiale dei morti fornito dalla regione e dalla protezione civile, non corrispondeva a quello reale, tanto che ė stato grazie al lavoro e alla caparbietà di un giornalista locale che ha contattato più di un centinaio di uffici anagrafe che si è potuto avere un numero reale dei morti. Quindi, io non posso attribuire cause ai decessi, ma posso affermare che in poco più di un mese sono morti come numero quelli che morivano mediamente negli anni precedenti.

    reply
    • Adriano G. V. Esposito

      Non riesco a capire il tuo commento.

      Pelù si riferisce alla differenza tra letalità e mortalità. Se pensi ad esempio alle tue zone si è avuta una letalità fino al 13%.

      Ma in tutti i posti dove si è indagata la diffusione di SARS CoV 2 nella popolazione la mortalità è stata meno di un decimo della letalità delle tue zone.

      Questo non significa che si stanno negando i numeri o che infettandosi col SARS CoV 2 non si può frequentemente sviluppare la Covid19.

      Significa solo che serve sapere quante persone muoiono in rapporto a quante persone si infettano.

      E si è mostrato che per nostra grandissima fortuna tale numero è relativamente basso. Relativamente a SARS e MERS per esempio, ma più alto delle influenze.

      reply
  • Maria renne

    Condivido il commento di Rosy, l’intervista al professore emerito Palu, è di ottimo livello per quantità dei dati e per qualità comunicativa. Non è un articolo scientifico su Nature o Lancet, dove sono sicura il prof. saprebbe ben documentare i dati scientifici in suo possesso. Ma quella intervista è stata rilasciata in una certa data. Non ho condiviso il prof., proprio per il suo ruolo nel panorama accademico, nel troppo lungo commento su allievi e colleghi. Mentre ho condiviso l’elegante critica al malcostume della televisione italiana di trasmettere conversazioni salottiere fra “personaggi vari” (soubrette, “virologi” ecc.) per lo più notturne, come divulgazione scientifico-sanitaria, senza legittimazione. D’altra parte resta intatto il valore dell’intervista (93 min.) che il prof. Palu ha rilasciato. La messa in onda è del giornalista e del regista. Queste sono le regole. Ciascuno di noi ha solo la possibilità di non rilasciarne, nel caso volesse non incorrere in critiche come queste che sono per lo più sul post sintetico su Facebook, e su dati non rivelatesi veritieri alla luce degli sviluppi successivi. Che peccato aver sprecato tante parole su un moderno tipo di “Bignami”! Il mio giudizio resta ottimo per la qualità, il tono e la gradevolezza.

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  • Costantino

    Ottimo articolo soprattutto quando evidenzia che un montaggio con “tagli chirurgici” può alterare in parte il senso di quanto viene detto.

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  • Fulvio

    Ribadisco un concetto : se si paragonano i morti di influenza a quelli di Covid si sbaglia nel metodo. È come paragonare il rischio sismico della California e dell’Italia sulla base dei morti, trascurando la prevenzione.

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  • Federico

    Buongiorno.
    Ho letto volentieri il vostro articolo.
    Non essendo un un esperto del settore, ma reputandomi persona abbastanza razionale, cerco informazioni che sembrino lucide, sensate.
    E uno dei punti secondo me nodali di tutta la questione, e credo piuttosto inattaccabile, sia quella che definisce “infodemia” che, credo, più letale del virus stesso.
    Un saluto e buon lavoro.

    reply
  • Pierluigi

    Unica cosa certa , quanto ci poco si riesca a capire da tutte quelle sottospecie di programmi televisivi . Per quanto riguarda l’intervista al Prof. Palù , uno dei pochissimi che riesce a dir cose comprensibili anche a noi poveri cristi , ed in più , che però non guasta , dà un pò di fiducia . detto questo ottimo anche il vostro modo di approfondire .

    reply
  • Cristian

    Caro staff, questo articolo sfiancante che cerca di sminuire l’intervista di Palù (sottolineando alcune parole, evidenziando la pagina facebook che l’ha condivisa) è imbarazzante per le capacità che hanno i componenti del vostro staff. A quando un articolo che evidenzierà gli errori clamorosi della gestione del virus a livello politico? a quando una analisi cosi attenta in interviste di Galli, Burioni e Ricciardi? posso capire che per trovare gli errori e le bufalate non servite nemmeno voi, ma un po’ di coerenza nella vostra catalogazione delle news sarebbe.

    reply
    • Facta

      Buongiorno Cristian,
      le nostre verifiche si basano sulle segnalazioni degli utenti, se dovesse aver letto qualcosa che le sembra non corretto non esiti a scriverci.
      Puoi inviarci la tua segnalazione cliccando su Invia la tua segnalazione oppure cliccando sul bottone whatsapp presente in tutte le pagine del nostro sito o in alternativa mandarci una messaggio, sempre su whatsApp CLICCANDO QUI e, una volta che si è aperta inviare il messaggio preimpostato.

      reply
  • J.J.

    voi avete modo di dimostrare il contrario?

    reply
    • Facta

      Buonasera J.J,
      il nostro articolo è una verifica punto per punto di quello che è stato dichiarato da Giorgio Palù.
      Se dovesse avere dei dubbi, non esiti a scriverci.

      reply
  • Stefano

    B.g mi piacerebbe sapere che posto occupano questi virologi (che ad ogni ora, ogni giorno sono in televisione propinarci numeri)
    Nella scala mondiale scientifica e se sono veramente il top scientifico che opera in Italia, grazie Stefano.

    reply

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