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No, il «proprietario di un negozio a Dallas» non è morto dopo essere stato picchiato dai manifestanti di Black Lives Matter

Giovedì 11 giugno la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un post, pubblicato il 9 giugno su Facebook, secondo cui il «proprietario di un negozio a Dallas» sarebbe deceduto in ospedale dopo essere stato «selvaggiamente picchiato da un gruppo di BLM (Black Lives Matter)». Il riferimento è ai manifestanti che dal 25 maggio 2020 protestano contro l’uccisione dell’afroamericano George Floyd, avvenuta in seguito ad una violenta operazione di polizia.

Il post si conclude con la frase «Qualcuno si inginocchierá anche per lui, o questa morte non conta un cazzo!?» ed è accompagnato dalla foto di un uomo con pantaloni bianchi e camicia verde, riverso a terra in una pozza di sangue. 

Il post Facebook segnalato a Facta, contiene due affermazioni false.

Nonostante la foto si riferisca ad un pestaggio realmente avvenuto a Dallas (Texas, Stati Uniti d’America) il 31 maggio 2020, l’uomo ritratto nell’immagine non è il proprietario di un negozio. Come riportato il 9 giugno da un portavoce della polizia di Dallas in conferenza stampa, si tratta infatti di un cittadino armato di machete che ha tentato di attaccare un manifestante per «proteggere il suo quartiere».

Secondo la testata The Intercept, il video originale è stato modificato da Elijah Schaffer, un giornalista del network pro-Trump Blaze Tv, che ha eliminato dal girato l’aggressione dell’uomo armato di Machete.

Quanto alle condizioni di salute, sempre la polizia di Dallas ha parlato di «condizioni stabili» e di un quadro clinico sotto controllo ospedaliero. Non è dunque vero che questa persona è morta. Negli ultimi due giorni la polizia non ha comunicato aggiornamenti circa lo stato di salute dell’uomo, che secondo le forze dell’ordine ha comunque deciso di non sporgere denuncia contro gli aggressori.

La notizia delle presunte «condizioni critiche» dell’uomo armato di machete è stata alimentata anche dalla comunicazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che il 31 maggio ha condiviso un tweet del chitarrista americano Mark Kendall che parlava di «condizioni critiche» per l’uomo «pestato dagli Antifa mentre difendeva il suo negozio». 

La polizia di Dallas non ha evidenziato alcun collegamento tra l’attacco e l’organizzazione antifascista, mentre Twitter ha provveduto a rimuovere il tweet di Kendall.

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