«Io non mi vaccino perché»: gli errori della campagna antivax del Movimento 3V - Facta
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«Io non mi vaccino perché»: gli errori della campagna antivax del Movimento 3V

A partire da gennaio 2021 è circolato molto su diversi social network come Facebook, Twitter e Instagram – ed è stato anche segnalato più volte alla redazione di Facta – un elenco di 12 presunti motivi validi per non vaccinarsi contro la Covid-19. Si tratta di un contenuto redatto e pubblicato il 29 dicembre 2020 (e aggiornato al 1° febbraio 2021) dal Movimento 3V, un movimento politico il cui obiettivo dichiarato è ottenere «tutta la verità sui vaccini, sul Covid, sugli affidamenti, sulla corruzione, sulla proprietà della moneta, sull’inquinamento elettromagnetico e sul 5G». 

Grazie allo strumento di analisi dei social network CrowdTangle abbiamo ricostruito che l’hashtag #IoNonMiVaccinoPerché è stata introdotta dal segretario di Movimento 3V Luca Teodori il 17 dicembre 2020 in questo post Facebook. I dodici presunti motivi a sostegno della tesi del Movimento 3V sono stati in seguito raccolti e riportati in un articolo pubblicato sul sito ufficiale del movimento, intitolato «Io non mi vaccino perché» che elenca, con apparenti motivazioni scientifiche, «dodici grandi perché che ci convincono, precauzionalmente, a non vaccinarci». 

Anticipiamo ai nostri lettori che quello del Movimento 3V è un articolo particolarmente insidioso. Presenta infatti argomenti che, in apparenza, sono supportati da numerose pubblicazioni scientifiche e da dati disponibili pubblicamente. Cerca insomma di accreditarsi come voce di un reale dibattito scientifico. 

In realtà, ricordiamo che il consenso accademico sui vaccini approvati contro la Covid-19 è pressoché completamente positivo e abbiamo precedentemente discusso come la comunità scientifica conosca e valuti rischi e benefici dei vaccini, e come le evidenze scientifiche mostrino costantemente che i benefici superano enormemente i (rarissimi) rischi. Quella invocata da Movimento 3V è una cosiddetta fintoversia, ovvero una strategia retorica in cui si afferma l’esistenza di una controversia scientifica che in realtà non esiste, allo scopo di legittimare posizioni pseudoscientifiche.

Quali allora sono le ragioni – se ce ne sono – di un documento che invita a non vaccinarsi? Che cosa dicono davvero le fonti che vengono citate? Ci sono davvero motivi per non vaccinarsi? Di seguito esamineremo i «dodici grandi perché». Ma prima vediamo brevemente che cos’è il Movimento 3V. 

Che cos’è il Movimento 3V 

Il Movimento 3V, dove le «3V» stanno per «Vaccini vogliamo verità», è nato nel gennaio 2019 e, nelle parole del sito web ufficiale, si presenta come «l’unico movimento politico che chiede verità e mette al centro di ogni azione politica il benessere e la salute dell’essere umano».

I leader del Movimento 3V sono il segretario Luca Teodori (nato in Svizzera nel 1968 ed ex capogruppo della Lega alla provincia di Ferrara) e la presidentessa Alessandra Bocchi, nata a Milano nel 1972 e dal 2017 a capo anche dell’associazione di ispirazione antivaccinista Libera Scelta. Come ha raccontato Wired in un articolo del 27 gennaio 2020, Movimento 3V è un partito politico che basa il suo programma su numerose convinzioni pseudoscientifiche e si è presentato alle elezioni regionali del 2020 raccogliendo percentuali molto piccole (di norma inferiori all’1 per cento), ma non sempre del tutto insignificanti. Ha ottenuto ad esempio oltre 11.000 voti in Emilia-Romagna. Durante il 2020 ha preso parte e, almeno in alcuni casi, organizzato, diverse manifestazioni no-mask (Firenze, Padova, Rimini, Roma). 

Fatta chiarezza sul Movimento, passiamo ora ai contenuti veicolati nel “manifesto” dei «dodici grandi perché» contro il vaccino anti-Covid.

Post pubblicato su Facebook il 29 gennaio 2021 dalla pagina Facebook Movimento 3V

Non è vero che l’uomo è «una cavia» per i vaccini anti-Covid

Il primo motivo che, stando all’elenco fornito da Movimento 3V, dovrebbe scongiurare la vaccinazione è il fatto che l’uomo non è «una cavia». I vaccini approvati contro la Covid-19 avrebbero ricevuto, secondo Movimento 3V, una cosiddetta «autorizzazione all’immissione in commercio subordinata a condizioni» e quindi mancherebbero «molti dati sulla sicurezza e sull’efficacia» che potranno essere ricavati solo dall’uso generalizzato sulla popolazione.

L’autorizzazione subordinata a condizioni fa parte delle procedure di autorizzazione dei farmaci in casi di particolare urgenza, e impegna le case farmaceutiche a fornire ulteriori dati in seguito – lo dicono i documenti ufficiali (qui o qui) dell’European Medicine Agency (Ema) e dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). E anche se è vero, come abbiamo già scritto, che oggi mancano dati rilevanti che si osserveranno in futuro – come l’efficacia dei vaccini sulla popolazione più anziana –, non è però corretto sostenere che chi si sottopone alla vaccinazione sia una «cavia».

Come riportato dell’Ema, l’autorizzazione ricevuta consente – in casi di emergenza di salute pubblica, quale è la pandemia – di distribuire temporaneamente medicinali anche con dati meno completi di quelli richiesti in condizioni normali. Resta indispensabile però, che i dati dimostrino che «i benefici del medicinale o del vaccino» superino «qualsiasi rischio». 

Ed è quello che hanno dimostrato i dati ricavati dagli studi clinici e dalle campagne di vaccinazione in corso: i vaccini contro la Covid-19 sono molto sicuri, hanno effetti collaterali quasi sempre leggeri ed effetti seri (ma risolvibili prontamente senza conseguenze) solo in meno di 1 caso su 10.000. Ricordiamo infine che non è vero, come invece riportato all’interno dell’articolo pubblicato da Movimento 3V, che i vaccinati rischiano di contrarre la Covid-19 in forma più grave rispetto ai non vaccinati (ce ne siamo occupati nel dettaglio in questo articolo). 

Ammalarsi e infettare: che cosa (non) succede grazie al vaccino

Movimento 3V, al secondo e al terzo punto dell’elenco, ritiene che con il vaccino «la riduzione del rischio di contrarre il Covid, è di meno dell’1%». L’argomento è che in totale i test clinici del vaccino Pfizer includevano oltre 36.000 partecipanti, di cui 162 hanno contratto la Covid-19 avendo assunto il placebo, contro gli otto vaccinati e poi positivi alla malattia. Dunque, secondo l’articolo, il rischio di contrarre la Covid-19 è molto basso (170 casi su oltre 36.000 persone) e il vaccino influirebbe di poco sul rischio.

Questo argomento non ha senso né dal punto di vista epidemiologico né da quello aritmetico. L’efficacia di un vaccino in uno studio clinico si calcola confrontando il numero di malati nel gruppo di volontari che ha assunto il placebo con quello di malati nel gruppo dei vaccinati, indipendentemente dal resto della popolazione (qui una ampia ma chiara spiegazione sul Post). Anche se volessimo includere i non malati nel calcolo, non cambierebbe nulla: secondo i dati citati dall’articolo stesso, l’incidenza di Covid-19 nel gruppo dei non vaccinati era dello 0,9 per cento, mentre era dello 0,044 per cento tra i vaccinati. Ovvero, il 95 per cento in meno.

In secondo luogo, l’incidenza della Covid-19 e la diffusione del virus Sars-CoV-2 non è un numero costante, ma dipende dallo sviluppo della pandemia in un certo tempo e luogo. Pensiamo a luoghi come la val Seriana, in provincia di Bergamo, dove a luglio 2020 il 42,3 per cento degli abitanti aveva anticorpi contro il virus Sars-CoV-2. Presentare il rischio di contrarre la Covid-19 come pari all’1 per cento sulla base del campione di uno studio clinico è del tutto fuorviante.

È infine vero che al momento non è ancora chiaro se e quanto i vaccini attualmente approvati contro la Covid-19 blocchino la trasmissione del virus Sars-CoV-2, oltre alla malattia: lo avevamo discusso in questo nostro articolo. Per questo motivo oggi anche i vaccinati non possono smettere di utilizzare le misure di sicurezza come mascherine e distanziamento fisico. Questo però non lo rende un motivo per non fare il vaccino. Come hanno spiegato i nostri colleghi di Pagella Politica, la vaccinazione – specie delle fasce più a rischio – dovrebbe risultare in un sostanziale calo della mortalità e del carico ospedaliero, riducendo quindi le conseguenze più gravi della pandemia. 

I tamponi sono in gran parte affidabili e la pandemia è reale

L’articolo ripete la purtroppo diffusa, ma falsa informazione (di cui abbiamo già parlato in questo articolo e anche qui) secondo cui i tamponi gonfierebbero il numero dei contagiati a causa di una presunta alta percentuale di falsi positivi e, in generale, il terzo presunto motivo per non vaccinarsi sarebbe l’«assenza di reali statistiche» sulla Covid-19.

Il documento dell’Organizzazione mondiale della sanità citato come prova dall’articolo (oggi non più presente sul sito, ma è disponibile in copia archiviata qui) si limitava a ricordare come effettuare in modo corretto i tamponi molecolari per evitare falsi positivi, ma non riportava alcuna informazione sulla loro effettiva incidenza. Se i numeri dei positivi non sono completamente affidabili, lo sono però in difetto e non in eccesso, come spiegato in questo articolo da Pagella Politica.

Inoltre, Movimento 3V sostiene che il numero dei decessi da Covid-19 includerebbe «persone morte per altre patologie ma che risultavano positive al tampone o che addirittura erano risultate positive mesi addietro». Questa ipotesi è stata ampiamente smentita, come spiegato dai colleghi di di Pagella Politica: in realtà il numero ufficiale dei decessi da Covid-19 è, con buone probabilità, una stima inferiore al numero reale.

Infine, nell’argomentare la presunta inaffidabilità dei tamponi, Movimento 3V cita un editoriale pubblicato il 26 settembre 2020 dalla rivista medica Lancet, intitolato «Covid-19 is not a pandemic» (in italiano, «La Covid-19 non è una pandemia»). L’editoriale di Lancet, sempre secondo Movimento 3V, dimostrerebbe che «non saremmo in presenza di una “pandemia”, ma di una “sindemia”», ovvero una situazione in cui per ammalarsi è necessario non solo entrare in contatto con il virus, ma anche presentare «situazioni favorenti le quali determinano la riduzione delle capacità di far fronte ad esso».

In realtà l’editoriale di Lancet, al di là del titolo infelice che può dare adito a fraintendimenti, non argomenta né che la pandemia non esista né, come sostenuto da Movimento 3V, che «poche persone sono suscettibili a sviluppare la malattia». Di certo non suggerisce che la pandemia sia cosa da poco e ne è testimonianza la frase di apertura in cui si legge che «mentre il mondo si avvicina a un milione di morti da Covid-19, dobbiamo confrontarci col fatto che stiamo usando un approccio assai miope nel gestire questa epidemia di un nuovo coronavirus».

L’articolo in realtà argomenta che ad aggravare l’impatto della Covid-19 vi sono anche le diseguaglianze socioeconomiche, e che gli interventi per contrastare la malattia devono tenere conto di questo fattore. «Sindemia» è infatti un termine introdotto nel 1990 dall’antropologo Merrill Singer per descrivere l’interazione tra abuso di sostanze, violenza e pandemia di Aids. Indica il risultato della combinazione di più malattie e delle condizioni socioeconomiche in cui si diffondono. 

Le presunte «cure efficaci» e la «prevenzione primaria»

Ai punti 5 e 6 dell’articolo, il Movimento 3V sostiene che la Covid-19 può essere curata, con pochi o nessun effetto collaterale, tramite «ozonoterapia, endovena di vitamina C, idrossiclorochina, azitromicina, antinfiammatori fans, cortisonici, eparina». 

Delle terapie elencate, solo i farmaci cortisonici (sotto forma di desametasone, di cui abbiamo parlato in questo articolo) e l’eparina hanno dimostrato per ora una qualche efficacia nel mitigare i sintomi della Covid-19, come avevamo raccontato in questo articolo. Per quanto riguarda l’idrossiclorochina, gli studi clinici finora non hanno dimostrato alcuna efficacia nella riduzione di mortalità e, al momento, non è considerato un farmaco efficace. Ma, al contrario, un farmaco dai gravi effetti collaterali e per questo sconsigliato.

Per due delle presunte cure – ozonoterapia e vitamina C – vengono fornite da Movimento 3V solo fonti scientifiche che ne propongono la potenziale applicazione, ma non forniscono alcuna prova concreta della loro reale efficacia. 

Nel dettaglio, la fonte che suggerisce l’uso dell’ozono (pubblicata il 25 ottobre 2020 sulla rivista medico-scientifica Virus Research) non è uno studio: è un articolo che si limita a riassumere alcune evidenze passate sulla possibile attività antivirale dell’ozono e a suggerire un «possibile ruolo» dell’ozono applicabile «teoricamente alle infezioni da Sars-CoV-2». 

La fonte che suggerisce l’uso della vitamina C (pubblicata il 28 ottobre 2020 sulla rivista medico-scientifica Frontiers in Immunology) è una rassegna della letteratura scientifica precedente sulla vitamina C, con una divagazione finale sul «possibile ruolo» nella cura della Covid-19. Conclude affermando che l’uso della vitamina C contro la Covid-19 «deve essere propriamente supportato da futuri studi clinici» e che «i suoi effetti sulla risposta infiammatoria, tempo di ventilazione e mortalità rimangono ancora incerti». 

Non è infine chiaro se l’uso dei cosiddetti Fans (sigla che sta per “farmaci antinfiammatori non steroidei”, come per esempio l’ibuprofene o l’aspirina, di cui avevamo discusso qui) siano utili o dannosi durante la Covid-19. Un ampio studio condotto in Danimarca e pubblicato l’8 settembre 2020 sulla rivista scientifica Plos Medicine non mostra né riduzione né aumento significativo di mortalità da Covid-19 in seguito all’uso di questi farmaci.

Dunque, solo due delle terapie elencate da Movimento 3V hanno dimostrato una qualche efficacia contro la Covid-19, e nessuna è una cura risolutiva. 

Movimento 3V fa anche riferimento al concetto di «prevenzione primaria», rimandando a un e-book gratuitamente scaricabile dal loro sito. Il libro è intitolato “La prevenzione primaria prima e dopo il Covid-19”, a firma di Stefano Boschi e Giorgio Crucitti. È un testo di 47 pagine che non possiamo, per ovvi motivi di spazio, discutere in dettaglio. Possiamo però dirvi che, in generale, mescola teorie psicologico-filosofiche sull’esistenza di una «sfera psichica quale regno dell’energia, dimensione in cui si colloca e dalla quale si attua la regia dell’intero organismo» e consigli – alcuni scientificamente sensati, altri meno – su una sana alimentazione e corretta attività fisica per rimanere in salute. 

Il testo non fornisce alcun riferimento bibliografico a pubblicazioni scientifiche che consenta di verificare le sue affermazioni o anche solo di capire su cosa siano fondate. È vero che alcuni studi suggeriscono come uno stile di vita sano sia associato a una minore gravità del decorso di Covid-19 e possa aiutare il sistema immunitario, ma la semplice vita sana, da sola, non può in alcun modo fornire la stessa protezione offerta da un vaccino.

Gli effetti collaterali (reali e presunti) del vaccino anti-Covid

Secondo Movimento 3V le case farmaceutiche avrebbero rilevato gli effetti indesiderati solo se «avvenuti entro sette giorni circa», citando come fonte il report fornito da Pfizer alla Food and Drug Administration (Fda) statunitense il 10 dicembre 2020. Questi sette giorni si riferiscono però solo agli studi di fase 1. Gli studi di fase 2/3 hanno seguito i soggetti molto più a lungo e, spiega lo stesso documento, il 79,5 per cento dei soggetti che hanno assunto la seconda dose di vaccino sono stati seguiti per un mese o più, e il 43,9 per cento per due mesi o più.

Dedicando il settimo e l’ottavo punto a questo tema, l’articolo prosegue paventando la possibilità che il vaccino possa causare tumori. La principale fonte citata a supporto è un articolo apparentemente scientifico, a firma di Kira Smith pubblicato il 29 dicembre 2020 (un preprint non sottoposto a revisione di altri ricercatori) in cui si ipotizza che l’mRna contenuto nel vaccino non venga tradotto correttamente nella proteina spike e che eventuali proteine frutto di una traduzione errata sarebbero potenzialmente cancerogene. In realtà, come ha dimostrato questo studio sul vaccino Pfizer/BioNTech pubblicato su Nature il 1° febbraio 2021, i ricercatori hanno verificato che il vaccino fa produrre correttamente la proteina desiderata. 

È vero, come sostenuto dal Movimento 3V, che il vaccino può causare e ha causato in rarissimi casi (meno di 1 su 10.000) reazioni allergiche. Si tratta però di reazioni che avvengono pochi minuti dopo l’iniezione e sono sempre state risolte senza gravi conseguenze, come abbiamo raccontato in questo articolo. Il Movimento 3V racconta che ad oggi la percentuale di sospette reazioni avverse al vaccino Pfizer/BioNTech di una certa gravità registrate dall’Unione europea sarebbe piuttosto alta: secondo Movimento 3V 5.133 casi gravi, al 23 gennaio 2021, 31 per cento del totale delle reazioni avverse; da un nostro controllo il 2 febbraio 2021, sulla banca dati europea delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai farmaci, era di 7.811 reazioni gravi su 26.849 segnalate, circa il 29 per cento.

Il numero può spaventare ma va messo nel giusto contesto, in quanto gli eventi avversi registrati nella banca dati sono eventi sospetti: cioè problemi di salute che si sono verificati dopo la vaccinazione, ma che non necessariamente sono correlati al vaccino. Per confronto, vediamo qual è la situazione per altri farmaci di uso comune. Le reazioni avverse gravi segnalate per il colecalciferolo (la banale vitamina D3) sono 1.908 su 4.233 totali registrate, il 45 per cento; per l’aspirina sono 676 su 922, il 73 per cento. Si tratta comunque di 7.811 reazioni avverse gravi registrate su oltre 12 milioni di dosi di vaccino somministrate all’interno dell’Unione europea, lo 0,06 per cento dei casi. 

Al momento inoltre non ci sono casi di decessi collegati ai vaccini contro la Covid-19. L’articolo di Movimento 3V cita il caso degli anziani deceduti in Norvegia dopo il vaccino nel gennaio 2021. Ne abbiamo scritto in questo articolo: non è ancora possibile stabilire se alcuni dei decessi fossero stati correlati al vaccino. In ogni caso le linee guida per la vaccinazione sono state modificate in seguito a questo episodio per minimizzare il rischio.

È bene, per concludere, confrontare questi dati con l’impatto della pandemia di Covid-19, che al 2 febbraio 2021 vedeva all’interno dell’Unione europea 23.577 decessi solo nell’ultima settimana. 

Decessi Covid-19 nell’Unione europea al 2 febbraio 2021 – Fonte: Our World in Data

L’assunzione di «responsabilità» da parte delle case farmaceutiche

Movimento 3V denuncia, al nono punto del loro elenco, che «le case farmaceutiche non si assumono nessuna responsabilità», in quanto l’indennizzo per eventuali danni spetterebbe allo Stato o alle Regioni, e non alle case farmaceutiche stesse. 

È vero che nel mondo la maggior parte delle case farmaceutiche chiedono (e ottengono) vari tipi di limitazioni e esclusioni dalle responsabilità civili e penali legate a potenziali effetti collaterali dei vaccini. Questo accade perché il rischio associato al potenziale costo di tali cause sarebbe, secondo le case farmaceutiche, troppo elevato. Fin da agosto 2020, come riportava il Financial Times, le case farmaceutiche hanno fatto lobbying con l’Ue per cercare di estendere il più possibile tali clausole protettive nei contratti. Secondo un articolo del 27 gennaio 2021 pubblicato dall’edizione europea del magazine Politico, l’Ue ha cercato di tenere il punto e di non estendere troppo tali coperture, ma alla fine le ha negoziate individualmente con ciascun produttore. 

La versione rilasciata pubblicamente del contratto tra Ue e AstraZeneca mostra che sono state accordate una serie di esclusioni di responsabilità. La loro effettiva ampiezza è però difficile da determinare, dato che varie parti rilevanti sono censurate (anche se alcuni omissis erano in realtà visibili). 

La redazione di Facta ha contattato Paolo Vargiu, docente di diritto internazionale all’Università di Leicester (Regno Unito) che ci ha detto che «la portata delle limitazioni di responsabilità incluse nei contratti tra Ue e case farmaceutiche resta dubbia. Un contratto non può escludere la responsabilità penale, e in caso di condanna AstraZeneca si troverebbe verosimilmente anche a dover risarcire i danni causati. In caso di soli effetti collaterali imprevisti, invece, l’esclusione di responsabilità prevista nel contratto solleverebbe effettivamente AstraZeneca da qualsiasi rischio in sede civile».

Resta il fatto che, al di là delle responsabilità delle case farmaceutiche e delle questioni politiche, l’autorizzazione alla distribuzione del vaccino dipende comunque dagli standard di sicurezza e dagli studi clinici di cui abbiamo parlato in precedenza e che hanno ampiamente superato i test necessari.

È vero che quelli anti-Covid sono vaccini a mRna, ma sono sicuri

Il decimo e l’undicesimo punto dell’argomentazione di Movimento 3V sono dedicati ai vaccini a mRna. Come abbiamo già scritto in passato, i vaccini a mRna sono una tecnologia innovativa ma già in sviluppo da tempo e su cui erano già stati fatti diversi studi clinici ed esperimenti. La scelta di produrre vaccini di questo tipo per combattere la pandemia da Covid-19 è legata alla sicurezza, alla flessibilità e alla facilità di produzione su larga scala di questo tipo di tecnologie rispetto ai metodi più tradizionali.

Ricordiamo poi che il vaccino a mRna non contiene il patogeno, ma solo le istruzioni per costruire una parte, di per sé non pericolosa, di esso. È quindi più sicuro rispetto ad altri tipi di vaccino. L’attenuazione o l’inattivazione dei virus per i vaccini, se eseguita male, può infatti portare rischi concreti, anche se molto rari. I virus a mRna non hanno invece questo problema. 


Non è vero, come sostenuto da Movimento V3, che il vaccino potrebbe rendere sterili le donne e spingere il sistema immunitario ad attaccare una proteina essenziale per la gravidanza, la sincitina (ne abbiamo parlato in questo articolo). 

La «farmacovigilanza attiva» in Italia 

La cosiddetta “farmacovigilanza attiva”, argomento principale dell’undicesimo punto dell’elenco di Movimento 3V, è un monitoraggio che prevede il controllo di pazienti per cercare attivamente gli eventi avversi che potrebbero essere legati ad un farmaco o ad un vaccino. Al contrario, nella “farmacovigilanza passiva” si raccolgono le segnalazioni di medici o pazienti e non si va alla ricerca attiva di eventi avversi.

Sul tema, lo stesso Movimento 3V ammette che, per i vaccini contro Covid-19, in Italia stanno per essere approvati gli studi di farmacovigilanza attiva, come dichiarato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). In altri Paesi come gli Stati Uniti o il Regno Unito sono già attivi sistemi di farmacovigilanza attiva sui vaccini Covid-19, che potranno portare dati applicabili anche in Italia.

Che cosa sappiamo sull’immunità “naturale” da Covid-19

I ricercatori stanno cercando di capire quanto duri e quanto sia forte l’immunità acquisita naturalmente contro la Covid-19 dopo un’infezione da Sars-CoV-2, argomento trattato nel dodicesimo punto fornito da Movimento 3V. 

Uno studio pubblicato su Science a gennaio 2021 suggerisce che il sistema immunitario mantenga memoria del virus fino almeno a 8 mesi dopo l’infezione ma, per motivi ancora poco chiari, in modo piuttosto eterogeneo da persona a persona. Un altro studio (al momento disponibile come preprint) condotto dall’agenzia di salute pubblica britannica Public Health England ha misurato una protezione dell’83 per cento entro cinque mesi dalla prima infezione. 

Viceversa, la città di Manaus (Brasile) dall’inizio del gennaio 2021 è stata colpita pesantemente da una seconda ondata di Covid-19 nonostante un 76 per cento di infetti durante la prima ondata. Questo implica, secondo uno studio della rivista medica Lancet del 27 gennaio 2021, che la reinfezione da Sars-CoV-2 dopo oltre sei mesi dalla prima infezione sia una possibilità concreta. Specialmente con l’arrivo di nuove varianti che potrebbero essere capaci di evadere in parte dalle difese immunitarie. 

Anche se si sa di essere stati colpiti dalla Covid-19, il vaccino può essere comunque utile. Due studi (qui e qui) finora pubblicati come preprint suggeriscono che le persone già colpite dalla Covid-19 potrebbero aver bisogno di una sola dose di vaccino, invece di due, anche se non tutti gli esperti sono d’accordo. Secondo E. John Wherry, direttore dell’Istituto di Immunologia dell’Università della Pennsylvania, interpellato dal New York Times, non è chiaro come identificare le persone precedentemente infette e quale sia il livello di anticorpi che le persone asintomatiche o paucisintomatiche hanno sviluppato, e quindi decidere se abbiano bisogno di una o due dosi. 

Gli stessi studi inoltre indicano che la risposta immunitaria naturale degli ex pazienti Covid-19 è spesso pari o inferiore a quella indotta dopo la prima dose di vaccino su persone mai colpite dalla malattia, e migliora dopo una dose di vaccino. Questo significa che, quantomeno, una dose di vaccino irrobustisce la risposta immunitaria in chi sia stato già affetto dalla Covid-19.

In conclusione

A gennaio 2021 è diventato virale sui diversi social network italiani – ed è stato più volte segnalato a Facta – un contenuto redatto da Movimento 3V, un movimento politico impegnato nel voler far luce, tra le altre cose, anche su «tutta la verità sui vaccini, sul Covid, […] sull’inquinamento elettromagnetico e sul 5G».

In “Io non mi vaccino perché” il Movimento 3V passa in rassegna dodici motivi che, a detta degli esponenti del movimento, sarebbero validi per non sottoporsi al vaccino contro la Covid-19. Con la parziale eccezione delle coperture legali che proteggono in parte i produttori di vaccini, le informazioni contenute a giustificare i dodici «perché» di Movimento 3V o sono false, o non supportano le conclusioni a cui vorrebbero giungere. 

Nonostante l’apparenza di un articolo basato su numerose prove scientifiche, riferimenti alla letteratura accademica e dati numerici da fonti ufficiali, la realtà è che i punti del Movimento 3V sono supportati solo da fonti scientificamente errate o da un completo travisamento della letteratura scientifica ufficiale.

Ricordiamo che la comunità scientifica è concorde sull’utilità e sulla sicurezza dei vaccini contro la Covid-19, e sulla necessità del loro uso per tenere sotto controllo la pandemia.


Ringraziamo il dottor Graziano Martello (Università di Padova) per l’assistenza su alcuni punti della letteratura scientifica e il dottor Paolo Vargiu (Università di Leicester) per il commento sugli aspetti giuridici.

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Comments (1)

  • Emy

    Ecco un bell’esempio di come si fa informazione corretta e purtroppo, di come sia subdola e insidiosa la costruzione di notizie, più che completamente false, direi non vere ma credibili. Grazie

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