Come sono arrivate le notizie false nei gruppi religiosi di Facebook - Facta
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Come sono arrivate le notizie false nei gruppi religiosi di Facebook

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato di uno studio realizzato da alcuni ricercatori dell’Università Carlo Bo di Urbino e centrato sulla circolazione della disinformazione a tema Covid-19 in Italia. Grazie al contributo di organizzazioni di fact-checking e debunking come Facta, i ricercatori hanno identificato un network composto da 344 account Facebook responsabili di agire simultaneamente sulla piattaforma influenzandone la qualità dell’informazione. 

Non solo: grazie alla ricerca sono emerse alcune tendenze specifiche che, ad esempio, collegano gruppi estremisti già presenti sui social network alle dichiarazioni errate o fuorvianti rilasciate nelle prime fasi della pandemia da alcuni personaggi pubblici (è ad esempio il caso di Luc Montagnier o di Robert F. Kennedy Jr). 

Un ruolo centrale è stato rivestito anche da gruppi pubblici dedicati alla diffusione di contenuti religiosi: il loro pubblico, talvolta anche molto ampio, è stato esposto a informazioni false o non ufficiali a tema Covid-19 attraverso l’attività di condivisione da parte di alcuni utenti di contenuti di disinformazione in canali dedicati alla pratica religiosa. Capiamo meglio di che cosa stiamo parlando e cerchiamo di scoprire come si sono diffuse, in questi casi, notizie false e teorie del complotto.

Se vuoi leggere lo studio completo, lo trovi qui

Religione e disinformazione: gruppi e interazioni degli utenti

Nell’analizzare gruppi e pagine attivi su Facebook e responsabili di aver contribuito alla circolazione di notizie false o fuorvianti a tema Covid-19 in Italia, i ricercatori di Urbino si sono imbattuti in un network di disinformazione di ispirazione cattolica. Sono principalmente due i cluster di questo tipo coinvolti nella ricerca, che si differenziano soprattutto per dimensione.

Il network più piccolo è quello nato attorno al dominio papaboys.org ed è complessivamente composto da sei diverse pagine Facebook – di cui cinque dal nome evidentemente ispirato alla religione (con riferimenti a San Francesco, a Santa Rita, a preghiere e Vangeli) e uno dal nome più generico (“W L’italia”).

D’altra parte, la più ampia rete cattolica emersa durante la ricerca include 62 gruppi Facebook di ispirazione religiosa, di cui uno – denominato “La Cruna dell’Ago” (e di cui ci siamo in passato occupati anche noi di Facta) – ha fatto in diverse occasioni da tramite tra la rete religiosa e le realtà Facebook Covid-scettiche nate con l’arrivo della pandemia. Al momento della ricerca, questo secondo network conta oltre 1 milione e 397 mila “seguaci”, con una crescita di oltre 820 mila iscritti nel corso dei dodici mesi precedenti. 

I gruppi religiosi di questo secondo network che hanno registrato i più alti tassi di crescita (“Madonna di Lourdes”, “SANTA RITA” e “PADRE PIO”) sono gestiti dagli stessi amministratori, come riassume la figura sotto. I tre gruppi sono stati creati nel 2016 e, a partire dal 2019, hanno modificato il proprio nome.

Amministratori dei tre gruppi che hanno registrato la maggior crescita nel periodo preso in esame

Ma, al di là degli amministratori e della struttura del network, come reagiscono gli utenti alle notizie condivise all’interno di questi gruppi? I ricercatori di Urbino hanno una risposta anche a questa domanda. 

La maggior parte delle interazioni degli utenti riguardano le foto. Il network pubblica infatti soprattutto post che contengono immagini (nel 49,42 per cento dei casi) e questi ricevano soprattutto “mi piace” (45,98 per cento dei casi), piuttosto che commenti (21,04 per cento dei casi) o condivisioni (7,4 per cento dei casi). Tra le reazioni, “love” (il cuoricino bianco su sfondo rosa) è quello più utilizzato.

Azioni e interazioni all’interno del network religioso

Che cosa c’entra la Cina?

Tra le scoperte fatte dai ricercatori di Urbino, una riguarda un particolare legame dei gruppi Facebook cattolici attivi in Italia e coinvolti nella condivisione di notizie false con la Cina. 

Alcuni gruppi (ad esempio “Dio è l’unica salvezza” o “Grazie a Dio per la salvezza”) sono amministrati da più utenti che, pur avendo nomi e cognomi italiani, hanno immagini del profilo che mostrano persone dai tratti orientali. 

Ispezionando i singoli profili è emerso che alcuni account pubblicano esclusivamente contenuti cattolici, senza nessun post o indizio che rimandi alla vita privata della persona che gestisce il profilo. Inoltre, le poche immagini pubblicate sembrano foto d’archivio: il che, insieme agli altri indizi, fa nascere il sospetto che possano essere degli account falsi. 

Infine, i ricercatori hanno notato che molti dei link condivisi da questi account rimandano a Kingdom Salvation, culto cattolico cinese.

Come si comportano questi network

La figura qui sotto fornisce un esempio di come agiscono le reti che fanno parte del network che stiamo analizzando. Una stessa notizia vera (Anna Bonetti che dichiara di essere stata intimidita dai sostenitori di Fedez per le sue opinioni sul ddl Zan) è stata ricondivisa più volte, da pagine diverse, ma quasi sempre allo stesso orario, le 11:26 del 20 luglio 2021.

Come mostrato sotto, i gruppi coinvolti sono molti ma in tutti i casi si tratta di realtà il cui nome rievoca il mondo religioso. L’articolo pubblicato è sempre lo stesso e proviene dalla medesima fonte, come dimostrato dal nome del sito che appare sotto al titolo (lavocedeltrentino.it).

Esempio di come agiscono i network attivi su Facebook

Questo esempio è poi esemplare per la sua natura: i gruppi in cui è stato condiviso sono apparentemente destinati a contenuti religiosi, ma – come abbiamo appena visto – pubblicano sporadicamente anche contenuti di altro tipo, in questo caso di orientamento politico. Comportamenti di questo tipo sono frequenti all’interno dei network cattolici analizzati dai ricercatori di Urbino e i temi trattati possono essere diversi. Non mancano contenuti vicini alle tematiche care a chi fa disinformazione sulla pandemia, come la campagna di vaccinazione.  

È il caso di una notizia pubblicata da ilparagone.it, sito di notizie di proprietà di Gianluigi Paragone che, tra le altre cose, condivide anche informazioni controverse a tema Covid-19 (qui e qui alcuni esempi di cui ci siamo occupati su Facta). L’articolo “Infarto e emorragia cerebrale a 7 anni: ha fatto il vaccino una settimana prima” che allude ad un nesso non dimostrato tra vaccino e reazione avversa, è stato pubblicato su ilparagone.it e condiviso da quelli che, proprio durante questo nostro racconto, abbiamo scoperto essere alcuni degli account Facebook responsabili di aver contribuito ad una scorretta informazione sull’emergenza sanitaria in corso. Tra questi rientrano, ad esempio, “La Cruna dell’Ago” e gruppi religiosi dal nome generico, come Santa Rita” e “Gesù”. 

Esempio di contenuto di disinformazione condiviso all’interno del network religioso

Seppur contenuti di questo tipo tendono ad essere una minoranza tra quelli pubblicati all’interno dei gruppi religiosi, è significativo notare che grandi comunità di utenti ignari corrono il quotidiano rischio di essere esposti a informazioni potenzialmente dannose.

Come ha raccontato a Facta Fabio Giglietto, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Urbino e a capo del gruppo di ricerca che ha condotto lo studio, dalla ricerca è emerso quanto sia centrale «lo sfruttamento di questi spazi popolari per raggiungere un vasto pubblico ignaro e scarsamente preparato a difendersi dai tentativi di influenza. Ci sono studi classici[1] che mostrano come la propensità a farsi influenzare aumenti quando l’operazione avviene in un contesto dove l’obiettivo da influenzare non si aspetta di incontrare contenuti manipolativi. In altre parole, è molto più facile difendersi dalla manipolazione quando essa avviene in contesti dove ci aspettiamo di trovarla (ad esempio la pubblicità, quando seguiamo un dibattito politico o quando fruiamo consapevolmente informazione)».

In conclusione

Lo studio realizzato dai ricercatori dell’Università Carlo Bo di Urbino (di cui vi avevamo già raccontato strumenti e metodi) ha analizzato i principali network responsabili di aver contribuito alla diffusione di informazioni false o fuorvianti sulla pandemia. 

Tra questi, ci sono anche delle realtà Facebook dedite alla condivisione di contenuti religiosi, dall’ampio pubblico e dalle frequenti pubblicazioni che, a partire dalle prime fasi della pandemia, sono state colpite dalla disinformazione. In che modo? 

Stando a quanto mostrato dai dati, ci sono specifici account responsabili di pubblicare un alto numero di contenuti potenzialmente dannosi che vengono poi condivisi all’interno di gruppi Facebook popolati da utenti che, ignari, finiscono per fruire informazioni false. Per non cadere in errore, tornano utili alcuni semplici consigli da mettere in pratica prima di condividere (o credere!) a ciò che si legge online. 


[1] Ad esempio: Lazarsfeld, P.F., Berelson, B. and Gaudet, H. (1944). The People’s Choice. New York: Duell, Sloan & Pearce.

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Comments (2)

  • Corrado Tedeschi

    Mi chiedo quale utilità perseguono questi falsificatori della realtà. Un Paragone è chiaro, cerca il consenso per la sua rielezione. Ma un gruppo di ispirazione cattolica, cosa si propone di ottenere?

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    • Facta

      Ottima domanda… In generale chi diffonde notizie false, cosa ci guadagna?

      reply

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